L’Arcivescovo Lorefice e il Bambin Gesù nero: monito contro i muri del razzismo e dell’intolleranza

La Sicilia ha sempre avuto uno sfondo integratore unico e potentissimo, che l’ha costantemente caratterizzata: il Miscuglio

La notte di Natale a Palermo e la Liturgia celebrata dall’Arcivescovo rappresentano un momento importante e intenso per i cattolici autoctoni. 

Una tradizione antica che si rinnova anno dopo anno, Natale dopo Natale. 

S.E. Mons. Corrado Lorefice, durante la Santa Messa Natalizia, di qualche notte fa, ha deciso di far nascere un Gesù Bambino nero.

Un gesto dolce, che assume un significato profondo, un richiamo potente all’uguaglianza e alla condivisione umana.

L’Italia è un Paese pieno di Madonne e Bambinelli neri (i più vicini a noi sono probabilmente la Madonna nera di Tindari che stringe il suo Bambino Gesù, anch’esso d’ebano nerissimo) e nessuno se n’è mai sorpreso, nessuno ha mai fatto mancare loro rispetto e devozione. La pelle di una Madonna e del suo bambino nell’iconografia della Sacra Maternità non ha mai scalfito la fede di un cattolico autentico, col tarlo di quelle perplessità “vagamente razziste” che oggi, grazie anche alla capillarità della dimensione 2.0, stigmatizzano l’essenza più vera della cristianità: l’uguaglianza e l’accoglienza tra tutti gli uomini che credono in Cristo e che si sentono rappresentati veramente dalla Sua Parola. 

Stiamo vivendo un periodo storico, in cui anche alcuni cattolici, credenti e praticanti, iniziano a operare mentalmente e a ostentare verbalmente una marcata differenziazione tra umanità e umanità, ove il colore rappresenta lo spartiacque tra “il noi” e “il loro”, tra “il mio” e “il vostro”, tra “autoctoni” e “stranieri”.

In Sicilia tale differenziazione appare ancora più strana e paradossale. La Nostra Terra complessa, piena di problemi e devastata dall’incuria e dalla superficialità di molti suoi “indegni” abitanti, ha sempre avuto uno sfondo integratore unico e potentissimo, che l’ha costantemente caratterizzata: il Miscuglio.

Miscuglio nel DNA, considerati i diversi popoli: spagnoli, arabi, normanni etc., che nei secoli si sono avvicendati. Miscuglio nell’arte, uno straordinario Miscuglio di bellezza che rende Palermo immensamente attraente e decisamente unica. Miscuglio nel cibo, ricco di spezie e di sontuosità culinarie, frutto di tradizioni millenarie provenienti da ogni parte del Mediterraneo, che si sono fuse indissolubilmente nei secoli dei secoli. Miscuglio nella geografia del suo particolarissimo e interessantissimo Orto Botanico, ove, nel cuore di Palermo, convivono, una accanto all’altra, piante provenienti da tutto il Pianeta: frammenti di un mondo vegetale che ci ricorda che può appartenere a latitudini opposte e riuscire misteriosamente ad integrarsi. E non c’è nulla di male nel sentirsi abitanti del Mondo, anziché di un suo piccolo e circoscritto anfratto.

Si comprende ancora meglio, inquadrando nella reale cornice di Palermo, il gesto tanto piccolo quanto coraggioso di Mons. Lorefice, un gesto che è un monito per evitare che i muri del razzismo e dell’intolleranza divengano troppo alti e invalicabili.

Un messaggio preciso a tutti i predicatori di odio e di divisione sociale affinché si arresti la spirale di diffidenza e di individualismo che sta ammorbando anche i più altruistici comportamenti di quotidiana umanità che, da sempre, hanno contraddistinto i Siciliani veraci e “tutto cuore”. Un gesto che esortando tutti noi a fermarci, anche solo per un attimo, a riflettere sulle radici della nostra epoca e su quelle della Cristianità, ci ricorda ancora una volta il monito che Mons. Lorefice ebbe a dire qualche tempo fa, ovvero che “una Chiesa neutra è anche peggio di una Chiesa mafiosa”.

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