Sisto Catalano è ambasciatore pasticciere per la Sicilia

Il pasticcere monrealese cucinò per Papa Francesco

PALERMO – Sisto Catalano è ambasciatore pasticciere per la Sicilia, ha cucinato per il pranzo del Papa durante la sua visita a Palermo. 

Conosciuto a livello internazionale, il pasticcere lavora sia per professione, sia per passione. In questa breve ma interessante intervista racconta i suoi trascorsi. “La magia per i dolci è nata per caso – dice Catalano – lavoravo in un supermercato poi ho voluto cambiare dedicandomi alla pasticceria. Iniziai a fare la gavetta. Lungo il mio cammino, lavorando per importanti pasticcerie, ho avuto la fortuna di conoscere maestri pasticceri, preparavano il cannolo e il babbà ancora all’antica. La cosa mi incuriosì molto e decisi di andare avanti. Nel 2006 – racconta – ho avuto la chiamata di un pasticcere, un professionista del mestiere, durante l’esperienza ho imparato tanto. Realizzavo anche torte matrimoniali”.

“C’è sempre da imparare non bisogna mai rilassarsi – evidenzia Catalano – bisogna avere passione e molta pazienza, questi sono i segreti cardini di questo mestiere. Sono fiero di essere ambasciatore, mi prodigo per i bambini e per il prossimo in genere, il volontariato  aiuta a crescere. I bambini felici mi restituiscono gioia, soprattutto quando li vedo sorridere per un mio dolce donato”.

“Cosa che non potrò mai dimenticare – afferma- è stato l’incontro con il Papa, quando è venuto a Palermo ed ha pranzato nel centro d’accoglienza di Biagio Conte. Ho saputo di aver cucinato per il Santo Padre pochi minuti prima di uscire dalla cucina per i saluti. Complimentandosi per il buon pranzo  mi benedisse dicendomi (regalandomi un Rosario) ‘vai con Gesù’. Mi sono ripreso dopo tre giorni”.

“Vorrei dire ai giovani di credere in quello che fanno, senza mai scoraggiarsi. Di innamorarsi di questo mestiere, imparando l’artigianato della pasticceria con umiltà e dedizione, mettendo in prima linea la voglia di fare conoscere le nostre origini, anche attraverso l’antica pasticceria di una volta”. 

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