Parla Vincenzo Geluso: “La mafia è un mucchio di merda e anche chi ci fa affari”

In attesa dell’esito del ricorso al Tar di Roma, Geluso ha un messaggio per i suoi concittadini

“La mafia è un mucchio di merda sempre e lo è chi ci fa affari”. Ad affermarlo  Vincenzo Geluso, che fino a giugno indossava la fascia di sindaco del Comune di San Cipirello, sciolto per presunte infiltrazioni mafiose. E’ una nota densa di amarezza  quella di Geluso, che ha presentato ricorso al Tar avverso alla decisione del Consiglio dei Ministri. 

Una procedura che si rivelerà lenta e laboriosa, il cui epilogo non avverrà prima del maggio 2020. Per la prima l’ex primo cittadino del comune jatino esce allo scoperto inviandoci una nota che abbiamo deciso di pubblicare integralmente.

“Doveroso comunicare ai miei concittadini cosa sta succedendo in questi giorni e quali sono le vicende anche giudiziarie che stanno segnando la nostra comunità. Ho ascoltato il Consiglio di chi mi dice di riflettere di più prima di dire e soprattutto prima di scrivere, quindi scusate il ritardo.

Come di vostra conoscenza, quali amministratori di questo Comune il cui Consiglio (e non il Sindaco, come scrive qualche scienziato) è stato sciolto per “presunte” ingerenze della mafia, abbiamo proposto ricorso al Tar di Roma essendo quel provvedimento ingiusto, infondato e inopportuno e basato su un vergognoso ed indecoroso cortile di strada, alimentato da un attacco mediatico e di carta straccia e da una subdola e quanto vile attività informativa posta da mano anonima e menti corrotte ed assetate di invidia e vendetta.

All’udienza camerale del 6 novembre, il Tar di Roma non ha posto alcun provvedimento, seppur provvisorio, ma ha rinviato all’udienza di discussione del 6 maggio 2020, ordinando agli organi dello Stato, che hanno deciso di sciogliere il Consiglio Comunale di San Cipirello, di depositare tutti gli atti del procedimento di scioglimento (per comprendere tutti gli omissis posti in ben oltre 260 pagine di relazione) al fine di Garantire il giusto contraddittorio ed il diritto di difesa di noi ricorrenti e di permettere ai Giudici del Tar Lazio di emettere serenamente una sentenza definitiva, attesa la delicatezza delle questioni aventi rilevanza pubblica.

Non è per nulla facile affrontare un giudizio di tale portata. Doversi difendere da innocenti, impiegare ore ed ore su carte avvolte indecifrabili e illeggibili, sopportare le spese del giudizio (atteso che quali amministratori ci siamo ridotti le indennità a cifre irrisorie e ridicole per il bene della nostra comunità), ma lo devo a me stesso, a chi ha lavorato con me quale sindaco, e lo devo soprattutto ai miei concittadini, di cui ho aspirato ad essere, sono stato fieramente e spero sarò ancora il loro amato sindaco.

Ho affrontato senza perdermi (ed è facile cadere nello sconforto… credetemi) questi lunghi e duri mesi grazie all’aiuto e alla vicinanza dei miei cari e dei miei colleghi amministratori (locali e non) e non, e grazie e soprattutto alla dimostrata fiducia e a tutte le manifestazioni di affetto dei sancipirellesi.

Sono i miei cari compaesani che mi hanno dato la forza per affrontare tutto questo, sono loro che anche con un semplice “Buongiorno” mi hanno dato la lucidità e la dignità per scrollarmi di dosso la montagna di fango ingiustamente gettatami, al solo scopo di screditare me e chi come me ama questo paese e le poche distinguibili risorse che identificano la valle del Belice in maniera disinteressata rispetto a chi ne ha fatto mangiatoie a vari livelli, sono i sancipirellesi che ancora ora si lamentano con me per tutti i disagi che affliggono la nostra comunità che mi spingono a pensare che ne vale ancora la pena lottare per questo paese, ed è per loro e per i nostri figli che continuo a combattere ed è per le persone oneste che non posso arrendermi, non possiamo arrenderci.

Devo e dobbiamo riprenderci la nostra dignità, dobbiamo ripulirci da una marchiatura che non ci spetta e che a forza e con superficialità gli organi di Stato ci hanno messo, con la complicità di gente natia che non ama San Cipirello e non ama i Sancipirellesi.

Dobbiamo far sapere a tutti che per noi la “mafia è un mucchio di merda sempre e lo è chiunque ci fa affari”. Non è lo slogan di chi con l’antimafia riempie bocca e tasche, è un principio che applichiamo al nostro modo di vivere.

Dobbiamo gridare a tutti che San Cipirello, i sancipirellesi (togliendo le mele marce),  Vincenzo Geluso, Claudio Russo, Giovanni Randazzo, Vincenzo Randazzo, Giuseppe Clesi, Lo Piccolo Maria Grazia, Rizzuto Piera, Nicola Di Lorenzo, sono pnesti, odiano e combattono la mafia con il duro lavoro quotidiano, amano il proprio paese e non lo abbandoneranno mai”.

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