Capelli tirati, pizzicotti, strattoni: violenza inaudita al Boccone del Povero di San Giuseppe Jato

Le indagini per scoprire altri eventuali casi di abusi

“Qualche giorno mi ammazzano a legnate. Portatemi a casa, qui muoio”. Sono solo alcune delle frasi che avrebbe bisbigliato l’anziana signora di 76 anni vittima di sevizie e maltrattamenti all’interno della casa di riposo “Boccone del povero” di San Giuseppe Jato.

Ieri per due donne che lavorano all’interno della struttura gestita dalle suore, F.S di 60 anni e G.B. di 55 anni, è scattata la misura cautelare degli arresti domiciliari.  Quello che doveva essere un luogo di tranquillità, per trascorrere la vecchiaia serenamente, si era trasformato per la fragile donna in un inferno.

Le tiravano i capelli sollevandola quasi in aria, la giravano sul letto, la strattonavano, la imboccavano con la forza nonostante avesse difficoltà a deglutire. “Questa campa poco”, dicevano le due operatrici.

I primi sospetti dei familiari della 76enne sono sorti a fine 2018 quando sulle mani, sul viso e sulle braccia trovarono alcuni lividi. I maltrattamenti sono stati accertati dalle microspie piazzate in una pianta alll’interno della struttura ecclesiastica. Le immagini restituiscono scene agghiacciati tanto che il capitano della compagnia di Monreale, nel  corso della conferenza stampa, ha sottolineato che erano talmente crude da non poter essere pubblicate.

I video mostrano una donna fragile che spesso cerca di difendersi con le braccia dalla rabbia delle due operatrici. Pizzicotti, frasi offensive, botte alla testa e al volto, sul quale viene gettato un lenzuolo. La 76enne viene tirata anche per le orecchie.

“Le due operatrici – scrive il gip Walter Turturici nell’ordinanza – dimostrano uno sfogo di cattiveria e di disprezzo del tutto gratuiti. Un comportamento che non può certo ritenersi isolato ma frutto di un modus operandi  per il quale gli anziani della struttura erano destinatari di maltrattamenti da parte degli operatori socio-assistenziali, in un generale contesto quantomeno di colpa di mancata vigilanza da parte delle suore”.

Intanto la struttura rimane aperta anche se “sono in corso altri accertamenti – ha aggiunto il capitano dei carabinieri Quattrocchi – Nella struttura sono ospitati una trentina di anziani e ora di dovrà fare luce su altri eventuali casi di abusi”.

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