“Non vi meritate Liliana Segre”

Una riflessione su come sia possibile sdoganare l’incompresibile in una società che non merita più i suoi uomini e le sue donne migliori

Non vi meritate Liliana Segre“. Questa frase prelude al momento più toccante impresso nelle parole scritte dal figlio della Senatrice, Alberto Belli Paci, e pubblicate dal Corriere della Sera (che pubblichiamo integralmente).
Quei 98 corpi, mani, volti impassibili, durante il voto al Senato, sono apparsi come l’espressione di una fisiognomica indecifrabile e oscura, riflesso di un pensiero che privilegia la “partita doppia” di un tornaconto politico applicato persino all’etica.
Ciò è sembrato il palese oltraggio, non soltanto verso una legge di libertà e di rispetto, ma soprattutto verso una persona di 89 anni che di quella legge è la degnissima e autorevole portavoce.
Questa lettera non credo sia un rimprovero ma un sofferto “perché?”
Una riflessione su come sia possibile sdoganare l’incompresibile in una società che non merita più i suoi uomini e le sue donne migliori.

Caro direttore, sono allibito da quello che leggo in questi giorni, dalle dichiarazioni dei politici, da questo travisare intenzionalmente concetti come censura, libertà di opinione, difesa della famiglia, antisemitismo, in bocca a chi vorrebbe chiuderci dentro in una Italia sempre più isolata, lontana dai valori liberali nei quali siamo cresciuti e nei quali mi riconosco profondamente. Dove gli uni scrutano con sospetto gli altri, dove ognuno si tiene stretto il proprio tornaconto, la bandiera di partito, la propaganda, le dichiarazioni roboanti.

A voi che non vi alzate in piedi davanti a una donna di 89 anni, che non è venuta lì per ottenere privilegi o per farsi vedere più brava ma è venuta da sola (lei sì) per proporre un concetto libero dalla politica, un concetto morale, un invito che chiunque avrebbe dovuto accogliere in un mondo normale, senza sospettosamente invece cercare contenuti sovversivi che potevano avvantaggiare gli avversari politici. A voi dico: io credo che non vi meritiate Liliana Segre!

Guardatevi dentro alla vostra coscienza. Ma voi credete davvero che mia madre sia una che si fa strumentalizzare? Con quel numero sul braccio, 75190, impresso nella carne di una bambina? Credete davvero che lei si lasci usare da qualcuno per vantaggi politici di una parte politica in particolare? Siete fuori strada. Tutti. Talmente abituati a spaccare il capello in quattro da non essere nemmeno più capaci di guardarvi dentro.

Lei si aspettava accoglienza solidarietà, umanità, etica, un concetto ecumenico senza steccati, invece ha trovato indifferenza al suo desiderio di giustizia.

*Alberto Belli Paci figlio di Liliana Segre

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