Liliana Segre: “Porto sul braccio il numero di Auschwitz, ho il compito di dare la parola a coloro che ottant’anni orsono non la ebbero”

Approvata la proposta di legge della senatrice Segre che istituisce una commissione contro il razzismo, l’odio e l’antisemitismo

“Porto sul braccio il numero di Auschwitz e ho il compito non solo di ricordare, ma anche di dare, in qualche modo, la parola a coloro che ottant’anni orsono non la ebbero. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo; ho conosciuto il carcere; ho conosciuto il lavoro operaio, essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio. Non avendo mai avuto appartenenze di partito, svolgerò la mia attività di senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza.
Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai programmi avanzatissimi – ancora in larga parte inattuati – dettati dalla Costituzione repubblicana”.

Questo è il discorso che Liliana Segre ha pronunciato in occasione del voto di fiducia al governo Conte. Un discorso chiaro, limpido, intenso, pregno di quei valori civili e morali che sottolineano l’autorevolezza e lo spessore etico di una persona, di una donna, di una sopravvissuta che ogni volta riesce a calamitare la rispettosa, ammirata e composta reazione di tutti. Ogni volta che apre bocca pubblicamente, intorno a questa straordinaria donna si condensa un irreale e commosso silenzio che puntualmente sfocia in applausi bipartisan, solidali e partecipati.

Sorprendentemente, in pochi minuti, la senatrice Segre riesce sempre a ricordare all’Italia l’essenza autentica della memoria, la forza del vero impegno, il valore della responsabilità e il peso specifico che può assumere ogni singola parola.

L’ennesima standing ovation si è verificata ieri sera in Senato, quando con 151 voti a favore, è stata approvata la proposta di legge della Senatrice, prima firmataria, che istituisce finalmente una commissione contro il razzismo, l’odio e l’antisemitismo.

Dopo il voto, il senato le ha dedicato un meritato e doveroso tributo, fatto di solidarietà e vicinanza calorosa a quelle idee che non possono configurarsi come mere posizioni politiche e personali ma come il vessillo più elevato che ogni società deve ostentare qualora intenda definirsi realmente civile e aperta al mondo.

Novantotto senatori, però, sono rimasti impassibili nei banchi, in una immobilità che è sembrata inadeguata nella sua fredda staticità: senza applausi, senza vicinanza solidale, senza apprezzamenti evidenti. Un gruppo di politici che, malgrado lo spessore dell’Interlocutrice, malgrado la portata di un provvedimento che può considerarsi giusto e imparziale, hanno comunque scelto di astenersi.

Novantotto senatori della Lega, di Forza Italia e di Fratelli d’Italia che davanti alla memoria della Shoah e all’evidente riacutizzarsi di una nuova emergenza di odio xenofobo e antisemita, hanno preferito supportare la loro linea politica del “prima gli italiani” che, però, considerata la situazione oggettiva e lo spessore umano della Segre, sembra un filino incomprensibile, distante da un pensiero realmente libero, oggettivo e disinteressato. Un’astensione che appare incastrata nella tagliola di una retorica politica che mostra degli appigli di coinvolgimento solidale decisamente scarni, superficiali e piuttosto grossolani.

Contro questa presa di posizione non sono mancate, però, critiche provenienti anche dallo stesso centro-destra.

Mara Carfagna, di Forza Italia, ad esempio, ha voluto, con una dichiarazione pubblica, smarcarsi dalla decisione astensionista della triade Salvini-Meloni-Berlusconi, sottolineando la sua coinvolta vicinanza alle conquiste di civiltà costantemente supportate dalla Segre, più volte apprezzate in passato anche da Forza Italia, partito in cui la Carfagna ha sempre militato.

In realtà ci si chiede come dinnanzi a certi valori universali, a certe parole profonde, giuste e ben calibrate si possa rimanere impassibili e indifferenti. Come può un cuore che sente e che batte non avere un sussulto dinnanzi a certe esternazioni? Questo è un quesito a cui non riesco a dare una risposta che non sia banale.

L’unico commento che mi sento di esprimere è un sentito ringraziamento a Liliana Segre… grazie per esistere ancora in questo mondo sempre più deprivato e impoverito di valori in cui specchiarsi con orgoglio, grazie infinite per la difesa autentica della dignità e della civiltà di un intero Paese…che non può e non deve lasciarsi scivolare verso una deriva e un declino inesorabili, che sarebbero rovinosi per tutti.

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