Stop ai telefonini in classe? Cefalù in controtendenza, agli alunni 2 break per utilizzarli

Cellulare bandito a scuola o utilizzo moderato, quale la scelta migliore?

L’innovazione tecnologica avanza e negli anni ha portato in classe gli smartphone e la Generazione Z, nativa digitale per eccellenza. Lo smartphone è ormai un oggetto d’uso presente tra i giovani e i giovanissimi e quello dei cellulari a scuola non è certo un problema che nasce oggi.

A riguardo c’è chi preferisce adottare una linea dura come il nuovo preside dell’istituto “Biella2”, che ha imposto il divieto assoluto a smartphone e tablet non solo in aula ma vietando l’ingresso nel plesso scolastico pena il loro sequestro. E chi invece si approccia all’argomento con metodi più flessibili, succede a Cefalù dove gli studenti, infatti, potranno avere due break durante la mattinata per inviare messaggi e telefonare. Allo Jacopo del Duca Diego Bianca Amato la preside ha accolto una proposta degli studenti sull’utilizzo a scuola dei telefonini. E così gli studenti per alcuni minuti, fra la prima e la seconda ora e fra la quinta e sesta ora, potranno accendere i loro telefonini per inviare messaggi ad amici e familiari.

In alcuni paesi d’Europa la questione “cellulare in classe Sì o No” è già stata affrontata in maniera molto decisa. In Francia Macron ha vietato l’utilizzo degli smartphone alle elementari e alle medie anche nelle pause tra le lezioni e durante la ricreazione in cortile. In Italia siamo ancora in fase di ipotesi e la responsabilità di decidere sull’uso dei telefoni da parte degli studenti è assegnata alle singole scuole. 

Ritornando ai due casi delle due scuole italiane, quella che apparentemente potrebbe sembrare una scelta drastica come quella intrapresa a Biella che vieta l’utilizzo anche durante gli intervalli tra una lezione e l’altra potebbe nascondere invece l’intenzione di spingere gli studenti a tornare a socializzare di persona. Nell’altra scuola siciliana invece si sceglie la tolleranza per avvicinarsi alle esigenze dei giovani. 

Anche se spesso per necessità legate alla carenza di infrastrutture, ormai allo smartphone è stato di fatto concesso lo status di strumento didattico nella pratica quotidiana. Diversi gli studenti che lo impiegano con almeno un docente. Principalmente per approfondire le lezioni, per prendere appunti e organizzare il lavoro, per usare app durante spiegazioni ed esercizi. Insomma, l’accesso alle informazioni garantito da uno smartphone connesso a Internet sembra essere un plus irrinunciabile nel processo di modernizzazione della didattica.

Ad inizio d’anno era partito nella Commissione Cultura della Camera il percorso delle proposte di legge che reintroducono l’insegnamento dell’Educazione civica nella scuola primaria e secondaria. Il testo guida predisposto da Massimiliano Capitanio (Lega) è stato integrato con altre proposte di maggioranza e opposizione. In un testo della Lega (Giorgia Latini) e in un secondo di Forza Italia (a cura dell’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini) si dispone il “divieto, salvo casi particolari specifici, di utilizzo del cellulare e di altri dispositivi elettronico-digitali nei luoghi e negli orari dell’attività didattica”. Oggi non si conoscono in merito le intenzioni del Governo Conte-bis. 

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