“Ricostruiamo il PD”, l’appello per rilanciare la sinistra a Monreale

“Non siamo qui per rubare la scena politica, ma per essere da stimolo, da spinta. Monreale ha smarrito la bussola, regna l’individualismo, l’incapacità di dare risposte ai problemi, mancano i valori, le radici”

MONREALEUn appello per promuovere a Monreale idee di sinistra, intorno al simbolo del Partito Democratico. È questo, in estrema sintesi, il messaggio portato avanti ieri pomeriggio, nei locali del Collegio di Maria, da esponenti della politica monrealese che per tanti anni non hanno più preso parte alla vita politica del paese, ma che adesso sentono forte la necessità di contribuire a rilanciare, soprattutto tra i giovani, i valori della sinistra, attraverso la rinascita del PD, “un grande partito, con alle spalle decenni di cultura e di storia”.

Giuseppe Leto, Aurelio Di Nicola, Giovanni Schimmenti, Stefano Gorgone, Salvino Mirto, Michele La Rosa, Angelo Marceca, Lillo Aricò, sono i protagonisti di questa iniziativa, mossa dalla constatazione che a Monreale il Partito Democratico negli anni è scomparso, “a causa di un’operazione messa in atto sistematicamente, grazie ad una segreteria e ad un capogruppo in consiglio comunale appannaggio di figure provenienti da altre aree politiche”.

“Il PD a Monreale è stato eliminato dalla destra”, è stato ripetuto più volte in occasione del dibattito, ed invece vi è la necessità di guardare a idee di sinistra, come in tutto il paese, l’Italia, che sta vivendo, come tanti altre nazioni, un’attrazione verso i sovranismi, i personalismi, i nazionalismi, l’antieuropeismo. “C’è la sensazione che quanto avvenuto in questi anni sia legato all’assenza della politica, vi è la necessità di ripartire dai circoli locali per cominciare a dialogare e ad aprire confronti intorno ai temi alti della politica”.

Nel confronto tenuto nella Sala Millunzi non è mancato un mea culpa: “La nostra generazione ha tollerato sprechi, abusi, corruttela, intrallazzi, ha lasciato in eredità ai giovani un debito pubblico alto”. Ma è stata anche sottolineata la consapevolezza “di essere gli eredi di un patrimonio politico ed etico di alto livello, quello di chi ha fatto politica nel dopoguerra, ed è stato capace di portare l’Italia a diventare la settima potenza industriale del mondo, di creare un sistema previdenziale, sanitario e assistenziale di altissimo livello”.

Nel corso degli interventi che si sono susseguiti, è emersa la necessità di ripartire dai partiti, “che non possono essere sostituiti dai movimenti”. Questi, nonostante la lodevole spinta, il forte stimolo che riescono a dare per abbattere situazioni radicate nel sistema sociale, non riescono, in una seconda fase, a tradursi quali valide e concrete forze di governo. “I movimenti devono restare tali e continuare a svolgere la funzione di stimolo e di denuncia, lasciando il governo ai partiti”.

“Abbiamo fatto il nostro tempo. Non siamo qui per rubare la scena politica, ma per essere da stimolo, da spinta” – ha spiegato nel suo lungo intervento Giuseppe Leto.  “Avvertiamo segnali pericolosi nel mondo. La destra ha cavalcato la paura, emergono orientamenti che cercano di riportare indietro la storia, si va verso il sovranismo, verso i nazionalismi, che in passato sono stati causa di tante guerre. La sinistra è arrivata in ritardo, si è trovata impreparata, le è mancata una visione al passo con i tempi, ha avallato il neoliberismo, un sistema economico che ha sacrificato la sicurezza nel mondo del lavoro, lo stato sociale, e in nome della privatizzazione e dell’abbattimento dei costi ci ritroviamo servizi sempre più scadenti”. Leto ha anche espresso una forte critica sulla gestione dei circoli, “diventati un mercato delle tessere. I metodi per ottenere potere hanno sovrastato i contenuti”.

“Noi a Monreale non siamo riusciti ad avere successori – si è rimproverato Aurelio Di Nicola -. Dobbiamo ripartire dai giovani per ricostruire un’area di sinistra, aprire un circolo per quei cittadini che vogliono un cambiamento”.

Stefano Gorgone ha rimarcato il suo invito ad essere protagonisti per il cambiamento della città: “Monreale ha smarrito la bussola, regna l’individualismo, l’incapacità di dare risposte ai problemi, mancano i valori, le radici”. 

Ma l’intento, è stato più volte rimarcato, non é certo quello di rivendicare poltrone o di creare una forza politica alternativa o in competizione con l’amministrazione Arcidiacono, quanto un invito a prendere la tessera del PD per creare un partito forte: “Un PD pragmatico, concreto, costituisce una garanzia per questa amministrazione, non certo un pericolo”.

Francesco Macchiarella, portavoce di Monreale Bene Comune, ha elogiato le caratteristiche del PD, in quanto partito aperto alla discussione, al confronto, e ha sottolineato come la presenza nella giunta monrealese di esponenti del partito, pur se aderenti ad un progetto civico, potrebbe essere essenziale per spingere l’amministrazione verso obiettivi di sinistra. Ma Macchiarella, alla luce degli interventi che lo avevano preceduto, agli inviti alla partecipazione rivolti soprattutto ai giovani, in una sala che di giovani non ha visto neppure l’ombra, ha spostato il dibattito sulla necessità e sulla capacità di passare dalla teoria ai fatti: “Dobbiamo capire quale linguaggio utilizzare e quali iniziative mettere in campo per coinvolgere le nuove leve”. Una domanda, alla quale probabilmente verrà data una risposta al prossimo appuntamento.

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