Crocifisso nelle aule scolastiche, un dibattito forse più ideologico che sostanziale

La laicità è garanzia e tutela dell’esperienza spirituale di ciascuno, ma la presenza del Cristo in Croce non può essere accolta come una sorta di deterrente per affermare la propria cultura contro una pseudo invasione di altre culture

Togliere o non togliere il Crocifisso dalle pareti delle aule italiane sembra essere diventato il fulcro di un dibattito forse più ideologico che sostanziale. In questa realtà massmediatica ci sembra di assistere a una sorta di tifoseria surreale, senza esclusione di colpi, tra chi, all’ombra di una tradizione cristiana (non sempre particolarmente onorata) difende, non di rado con modalità sprezzanti e aggressive, la possibilità che il Cristo rimanga ben visibile tra l’alfabetiere e l’intonaco scrostato di un muro scolastico e chi, al contrario, fa del suo occultamento una questione di principio. 

Personalmente non mi sarei mai posta il problema in quanto non lo ritengo di una rilevanza tale da suscitare polemiche infinite e accese diatribe.

Il nostro paese, generalmente di tradizione cattolica, è ormai, come molti paesi in Europa e nel Mondo, un irreversibile crogiolo di etnie e popolazioni diverse che hanno fedi talvolta molto distanti tra loro. Alla luce di ciò sarebbe forse opportuno che la scuola pubblica rimarcasse sostanzialmente la sua laicità e non esponesse simboli esteriori relativi alle religioni, come segno tangibile di libertà di pensiero e rispetto dell’altro. D’altra parte ritengo che la fede sia eminentemente un fatto privato e personale e, per tale motivo, non credo debba essere esteriorizzata a tutti i costi in ogni luogo, compresi i luoghi pubblici.

I valori che il Cristo della religione cattolica reca in sé, ovvero fratellanza, giustizia, onestà, rispetto verso il prossimo sono il riverbero di una dimensione etica universale alla quale ogni persona perbene, laica o credente che sia, dovrebbe sentire il dovere di ispirarsi. Sono valori indissolubili e inscalfibili, a prescindere dalla presenza o meno di un Crocifisso appeso alla parete. Né, oltretutto, la presenza del Cristo in Croce può essere accolta come una sorta di deterrente per affermare la propria cultura contro una pseudo invasione di culture altre e di religioni diverse da quella tradizionalmente cattolica. 

La laicità, garantendo la libertà di professare un determinato culto o di non professarne alcuno, nel pieno rispetto della dignità dell’essere umano, diventa essa stessa garanzia e tutela dell’esperienza spirituale di ciascuno. Ritengo che ogni uomo, oggi più che mai, debba sentirsi cittadino del mondo più che di un continente o di una nazione e come tale debba dimostrarsi aperto e curioso verso tutto ciò che appare diverso o inusuale, qualora quest’ultimo risulti conforme a parametri di civiltà e decoro generalizzabili. 

Penso inoltre che ogni credo religioso sostanzialmente tendi al “bene” e supporti quei valori universali, precedentemente accennati, ai quali in fondo la maggior parte degli uomini, di qualsiasi religione e cultura, intimamente anelano.

Su ciò che simboleggia il Crocefisso, mi sembra significativa una riflessione scritta da Pierpaolo Pasolini:

“Bisogna esporsi (questo insegna 

il povero Cristo inchiodato?), 

la chiarezza del cuore è degna 

di ogni scherno, di ogni peccato 

di ogni più nuda passione… 

(questo vuol dire il Crocefisso? 

sacrificare ogni giorno il dono 

rinunciare ogni giorno al perdono 

sporgersi ingenui sull’abisso).”

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