“Festival Teatro Bastardo”, l’intervista al Direttore artistico Giovanni Lo Monaco: “Un Festival pensato per la città, per dialogare con le sue molteplici realtà e i suoi multiformi aspetti”

Bastardo è un augurio per tutti quelli che hanno paura delle etichette, che temono di essere chiamati “femminuccia” “negro”, “finocchio”, “immigrato”, “handicappato”

PALERMO – Esistono realtà culturali a Palermo che meritano di essere conosciute. Uno degli appuntamenti più interessanti dell’anno, per chi apprezza il teatro sperimentale e d’avanguardia, ma non solo, è rappresentato dal “Festival Teatro Bastardo”. Un Festival che intende promuovere un dialogo intenso e significativo con la Città, in un continuo e inesorabile sovrapporsi e intersecarsi di realtà diverse che determinano quegli “Sconfinamenti” (titolo di questa V edizione) necessari per riprendere e ricondurre, anno dopo anno, l’unicità di un percorso fuori dagli schemi, che dura ormai da un lustro. La quinta edizione del Festival (il cui programma si può trovare QUI), iniziata Sabato 5, si protrarrà fino al 12 Ottobre.

Direttore artistico e anima del Festival Giovanni Lo Monaco: scrittore, attore, regista, maestro elementare, omosessuale dichiarato, psicologo e poliedrica personalità della cultura palermitana. Un intellettuale, da sempre appassionato di teatro, che ha saputo proporre ai palermitani un modo differente di percepire la drammatizzazione, risemantizzando termini della nostra lingua, relegati dentro i limiti angusti del turpiloquio, ridefinendoli in chiave positiva e fruendone come sfondo integratore di un nuovo modo di intendere e di definire ciò che ci circonda, comprese l’arte e la bellezza in generale, senza limiti culturali né barriere linguistiche.

Il Festival del Teatro Bastardo 2019 è organizzato dall’Associazione Culturale Teatro Bastardo in collaborazione con il Teatro Biondo e promosso da Città di Palermo/Assessorato alle Culture, con la partnership del Museo internazionale delle marionette “Antonio Pasqualino” e la Fondazione Sicilia.

 Per comprendere meglio la portata culturale dell’evento, ho avuto l’onore di poter dialogare con Giovanni Lo Monaco in un’intervista, destinata ai lettori di FiloDiretto, che oltre a “spiegare” il Festival da diverse angolazioni, pone parecchi spunti su cui riflettere.

D.: Come nasce il “Festival Teatro Bastardo”?

G. L. M.: Il festival nasce cinque anni fa da una costola di un altro festival, il Sicilia Queer filmfest, incentrato su tematiche LGBT, per focalizzare l’attenzione su un modo diverso e inusuale di fare e di intendere il teatro.

D.: Perché definire questo Teatro con il termine“Bastardo”?

G. L. M.: Questa definizione nasce dall’idea del Queer poiché nella cultura anglofona esso rimanda a tutto ciò che è sbieco, inusuale, strambo. Nel contempo col termine Queer si identifica culturalmente tutta una filmografia a tema LGBT.

Per noi il termine Queer offre una modalità nuova per risemantizzare il senso della realtà e la prospettiva da cui guardare le cose, il mondo che ci circonda, abbattendo i muri, invece che costruirli e puntando ai diritti della persona. Ipotizzando un festival di teatro che avesse tali caratteristiche e un eventuale termine che potesse rappresentare, in lingua italiana, la potenza espressiva del termine inglese Queer, ho pensato all’appellativo “Bastardo”.

Bastardo, in un’accezione positiva, è colui che non ha paura di contaminarsi, colui che ama stare nel limen, ovvero in quella soglia di confine che guarda sia all’interno che all’esterno della realtà. Questo è il “Teatro Bastardo”.

D.: Il Teatro Bastardo, quindi, prende il via da una progettualità ben definita che lo differenzia dalla semplice rassegna teatrale?

G. L. M.: Molti confondono la rassegna teatrale con il festival, in realtà sono due concetti diametralmente opposti. La rassegna è un’accozzaglia di spettacoli, ciascuno con un’identità diversa, senza alcun filo conduttore. Il festival in generale e nello specifico quello di Teatro Bastardo, al contrario, presuppone una ricerca artistica molto accurata, che spinge me, in qualità di direttore artistico a girare per l’Italia e l’Europa, alla ricerca di compagnie e spettacoli, da riproporre a Palermo.

D.: Com’è stato l’impatto di Teatro Bastardo sulla città di Palermo?

G. L. M.: La prima edizione è stata una sorta di “edizione indipendente”, strutturata prevalentemente su realtà artistiche autoctone e foraggiata economicamente con fondi che hanno visto intaccare anche le mie risorse personali. Le successive edizioni ed in particolare la terza edizione del festival, nascono sotto uno spirito diverso, poiché abbiamo avuto dalla nostra parte vari presídi culturali, in primis il Teatro Biondo, che ci ospita e ci finanzia, ma anche il Comune di Palermo. La terza edizione, come accennato, può considerarsi un’edizione memorabile, poiché avendo a disposizione fondi decisamente più cospicui, siamo riusciti a portare a Palermo compagnie e spettacoli da ogni parte d’Italia e alcune da oltre il confine nazionale. Il Teatro Bastardo non è in alternativa o in concorrenza con la programmazione del Teatro Biondo, ma potrebbe diventarne l’appendice, per il respiro internazionale che lo sostiene, attraverso la presenza di compagnie e spettacoli con allestimenti scenografici decisamente innovativi, completamente differenti da quelli contemplati nel cartellone ufficiale del Biondo, che magari prevede un indirizzo diverso, non specificamente orientato verso la ricerca e la sperimentazione.

D.: Chi ti aiuta in questo ambizioso e complesso progetto artistico e culturale?

G.L.M.: Ho tre magnifiche socie, tre donne estremamente preparate, motivate e versatili che mi aiutano sul piano progettuale, organizzativo e comunicativo. Sono Giovanna La Barbera, direttrice organizzativa, Agnese Gugliara e Giulia D’oro, che si occupano rispettivamente della produzione e della comunicazione.

D.: Hai puntato molto sulla città di Palermo? Ritieni che il Festival Teatro Bastardo possa avere lunga vita in questa città?

G. L. M.: Rispondere a questa domanda è abbastanza difficile. Vivo il Teatro Bastardo come un’opportunità, un servizio offerto a Palermo. Questo festival è stato pensato per la città e con la città, per dialogare con essa, con le sue molteplici realtà e i suoi multiformi aspetti. Mi piacerebbe continuare questo progetto, mi piacerebbe vedere una risposta da parte del pubblico, che ama Teatro Bastardo e che, per la prima volta, in quest’ultima edizione, dovrà pagare un biglietto per assistere agli spettacoli. Questa sarà una cartina di tornasole per comprendere quanto la città di Palermo desideri, come io spero e credo, questo festival. Ritengo che ci voglia l’impegno, il coinvolgimento e la collaborazione di tutti per portare avanti certe realtà culturali ed è proprio questo che mi aspetto dalla gente, dalle istituzioni, dalla città.

D.: Se dovessi concludere questa intervista con un pensiero tuo o di altri che possa racchiudere l’essenza del Teatro Bastardo, quale sceglieresti?  

G. L. M.: Bastardo è un augurio per tutti quelli che hanno paura delle etichette, che temono di essere chiamati “femminuccia” “negro”, “finocchio”, “immigrato”, “handicappato”, l’augurio di scegliere come nominarsi senza timore, l’augurio di riuscire a togliere potere alle parole rendendole presìdi di sovvertimento di significati capaci a loro volta di tirare fuori il bello dal dolore e dalla morte.

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