Anche i bambini mandati a spacciare, così operava l’esercito del Borgo Vecchio (NOMI E FOTO)

Gli investigatori hanno scoperto che l’ingrosso del mercato della droga palermitano sarebbe stato gestito da due coppie che coinvolgevano anche i figli

Sono 25 i nomi iscritti nel registro degli indagati nell’ambito dell’operazione antidroga «Push away» eseguita ieri dalla Squadra Mobile di Palermo. L’indagine ha scoperchiato la fitta rete di spaccio, collegata agli interessi ci cosa nostra, all’interno del rione del Borgo Vecchio.

Gli investigatori hanno scoperto che l’ingrosso del mercato della droga palermitano sarebbe stato gestito da due coppie che coinvolgevano anche i figli, alcuni di loro anche minorenni. La rivendita al dettaglio della sostanza stupefacente era eseguita anche con il supporto di piccoli pusher a fronte del 20% sul venduto e qualche dose. Poi c’era chi riforniva la piazza garantendo l’approvvigionamento di grandi quantità di droga. Un’indagine lunga e complessa quella della polizia che ha portato all’arresto di 18 persone, otto finite in carcere e dieci ai domiciliari. Per altri cinque indagati invece è scattata la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, produzione, traffico e detenzione di stupefacenti.

A condurre le fila della piazza di spaccio erano donne. Giuseppa Tantillo di 49 anni e Domenica Ragusa di 37, erano i «pilastri fondanti dell’associazione», come vengono definite dal gip Michele Guarnotta che ha firmato gli ordini di carcerazione. Le due signore erano addette ai conti, alle retribuzioni dei pusher e alla cassa comune. Custodivano la droga ed erano pronte a nasconderla al primo allarme. In manette sono finiti anche i mariti delle due donne, il cinquantenne Antonio Miceli e Francesco Madonia di 40 anni; e poi Marco e Giovanni Trapani, di 28 e 31 anni, che contribuivano all’attività di smercio delle due famiglie, il primo in particolare, assicurando i contatti con i grossi fornitori ma anche tenendo a loro volta sotto controllo i piccoli pusher. Lo stesso ruolo secondo il giudice ha avuto in molti casi anche Maurizio Fecarotta (43 anni) mentre più «in alto» stava Davide Melignano, 28 anni. Lui sarebbe «di maggiore spessore criminale» secondo gli inquirenti, che lo considerano esponente della famiglia mafiosa di Palermo centro; avrebbe fornito lo stupefacente solo attraverso pochi e fidati intermediari.

Il punto di riferimento dello spaccio era l’abitazione della coppia Miceli-Tantillo, in via Corselli al Molo. Dalle indagini e dalle intercettazioni eseguite nell’appartamento, e dalle dichiarazioni del pentito Giuseppe Tantillo, che è fratello della donna,  il marito sarebbe stato «il collettore principale dell’hashish proveniente all’ingrosso al Borgo Vecchio attraverso canali “autorizzati”». In sostanza era la mafia che autorizzava il tutto.

Dall’appartamento in meno di due mesi passarono almeno 13 chili di panetti.  La famiglia Miceli riforniva regolarmente un’altra coppia, quella composta da Francesco Madonia e Domenica Ragusa, che nell’abitazione di via Tommaso Campailla aveva avviato un commercio identico, in collaborazione con i primi e con le stesse regole. Anche loro coinvolgevano il figlio minorenne e dell’attività di spaccio era partecipe pure la sorella di Madonia, Giovanna, la quale a loro volta usava i piccoli di casa per alcune consegne.

In carcere sono finiti nove indagati: Francesco Madonia, Domenica Ragusa, Antonio Miceli, Giuseppa Tantillo, Marco e Giovanni Trapani, Maurizio Fecarotta, Davide Melignano e Sebastiana Miceli, detta «Paola». Arresti domiciliari per altri 9: Domenico Lo Negro, Giuseppe Mangano, Giovanni Greco, Luigi Miceli, Guido e Lucio Benfante, Giovanni Tarallo, Gabriele Guardabasso e Giovanni Tantillo. Ci sono poi altri cinque indagati sottoposti alla misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: Marco Lipari, Francesco Nucatolo, Fabio Cicchelli, Giovanna Madonia e Giuseppina La Barbera. Per altre due persone la Procura aveva chiesto l’applicazione di una misura cautelare che è stata però respinta dal giudice, risultano adesso indagate a piede libero: Giacomo Mangano e Salvatore Ballo Salhi.

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