Migranti: cosa cambia con l’accordo di Malta

La bozza dell’accordo di Malta prevede una redistribuzione preventiva e automatica dei migranti

Con la bozza dell’accordo di Malta, potrebbe tracciarsi una ‘nuova linea’ dell’Europa nella gestione del problema migranti.

Un modo, soprattutto, per provare a uscire dalla contrapposizione tra il nostro paese e l’Europa. Infatti, rispetto al trattato di Dublino, la bozza dell’accordo di Malta prevede una redistribuzione preventiva e automatica dei migranti. Cosa che oggi, infatti, non accade.

Allo stato attuale i migranti che arrivano in Italia a bordo delle navi delle Ong e delle motovedette di Guardia di Finanza e Guardia Costiera sono registrati negli hotspot e in caso di richiesta di asilo sono trasferiti nei centri di accoglienza in attesa dell’esito sulla richiesta. Il tutto con costi a carico dei paesi dove i migranti sbarcano.

Col trattato di Malta, invece, sono previste quote fisse a seconda del numero di Paesi partecipanti (tra il 10 e il 25 per cento). Fatto che farebbe scattare in automatico la distribuzione dei migranti tra i paesi europei.
In termini di tempo, così, i migranti, dopo essere stati registrati in Italia, entro quattro settimane dovrebbero essere trasferiti altrove.

Allo stato attuale, sempre per il trattato di Dublino, l’onere dell’accoglienza e dei rimpatri rimane in carico al Paese di sbarco, nel nostro caso l’Italia; col trattato di Malta, è previsto che sia lo Stato di destinazione a gestire la sistemazione dei richiedenti asilo e le eventuali pratiche per il rimpatrio.

Altro punto è la rotazione che, su base volontaria, dovrebbe interessare i paesi che dovrebbero aderire al trattato di Malta, dove gli stessi dovrebbero mandare le navi nei porti di altri Stati.
Ma per sapere se il trattato di Dublino sarà superato con quello di Malta si dovrà attendere l’8 ottobre, giorno in cui si terrà il vertice dei ministri dell’Interno, per capire in concreto come sarà accolto da tutti i paesi dell’Europa.

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