Blitz antimafia Cupola 2.0, la mafia stava creando la nuova Commissione: chiuse le indagini

Chiuse le indagini nei confronti di 64 persone, coinvolti alcuni commercianti che avrebbero negato di aver ricevuto richieste di pizzo

PALERMO – La Procura chiude le indagini relative all’operazione antimafia “Cupola 2.0” che ha fermato il tentativo di riorganizzazione della commissione mafiosa della provincia di Palermo.
Le indagini, come riporta il Giornale di Sicilia, si sono chiuse a carico di 64 persone; un numero superiore rispetto a quando venne dato il via alle indagini.

Altre 8 persone sono indagate a piede libero. Tra di esse ci sono anche alcuni commercianti che avrebbero negato di aver ricevuto richieste di pizzo.

Era il 29 maggio dell’anno scorso e nel corso di una riunione alla quale presero parte i capi mafia della provincia di Palermo stava per nascere la nuova Cupola. Un’esigenza sorta dalla morte del Capo dei Capi, Totò Riina, avvenuta nel 2017.

La riorganizzazione di Cosa Nostra però venne bloccata dal blitz antimafia dei carabinieri che scoprirono della riunione grazie ad alcune intercettazioni.

Tra vecchie glorie della mafia locale e innesti di giovani promesse della criminalità è stata ricostruita la mappa della mafia della provincia di Palermo.
E il capo sarebbe stato l’anziano boss del mandamento di Pagliarelli Settimo Mineo. Tesi confermate anche dai pentiti di Belmonte Mezzagno e Villabate, Francesco Bisconti e Francesco Colletti.

L’avviso di conclusione dell’inchiesta, firmato dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca e dai sostituti Francesca Mazzocco, Dario Scaletta e Bruno Brucoli, è stato notificato, oltre che a Mineo, Bisconti e Colletti, anche a: Stefano Albanese, Giusto Amodeo, Filippo Annatelli, Gioacchino Badagliacca, Giuseppe Bonanno, Giovanni Cancemi, Francesco Caponetto, Giuseppe Costa, Maurizio Crinò, Filippo Cusimano, Rubens D’Agostino, Gregorio Di Giovanni, Filippo Di Pisa, Andrea Ferrante, Antonino Francesco Fumuso, Vincenzo Ganci, Michele Grasso, Simone La Barbera, Marco La Rosa, Gaetano Leto, Michele Madonia, Giusto Francesco Mangiapane, Matteo Maniscalco, Luigi Marino, Pietro Merendino, Fabio Messicati Vitale, Giovanni Salvatore Migliore, Rosolino Mirabella, Salvatore Mirino, Massimo Mulè, Domenico Nocilla, Nicolò Orlando, Salvatore Pispicia, Stefano Polizzi, Gaspare Rizzuto, Michele Rubino, Giovanni Salerno, Pietro Scafidi, Salvatore Sciarabba, Salvatore Sorrentino, Giusto e Vincenzo Sucato, Salvatore Troia, Leandro Greco (detto «Michele», come il suo più noto nonno, il «papa di Cosa nostra»), Calogero Lo Piccolo, Giovanni Sirchia, Carmelo Cacocciola, Erasmo Lo Bello, al costruttore Pietro Lo Sicco, a Giuseppe Serio, Antonio Giovanni Maranto, Giacomo Alaimo, Salvatore Ferrante, Giusto Giordano, Salvatore Giuseppe Ingenio, Francesco Gambino, Giovanna Comito, Andrea Mirino, Umberto Maiorana, e infine ai pentiti Domenico Mammi e Sergio Macaluso

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