Castellaccio di Monreale, da punto di avvistamento a sanatorio per i monaci. La storia

Nel 1897 il monumento venduto dal comune di Monreale al Club Alpino Siciliano

MONREALE – Negli scatti esposti nel castello è possibile fare un tuffo nel passato quando era un vero e proprio rudere, fino ai primi restauri. 

Ieri al Castellaccio di Monreale è stata inaugurata la mostra “Il Castellaccio negli archivi fotografici del C.A.S”, l’appuntamento rientra nell’ambito delle iniziative di Alturestival 2019.

Nella mostra, a cura dell’architetto Cinzia Garofalo, foto in bianco e nero, datate tra la fine dell’800 e la metà degli anni cinquanta, narrano la storia del castello, acquistato e ristrutturato dal Club Alpino Siciliano a partire dal 1897.

ll castello fu costruito intorno al XII secolo sotto Guglielmo II insieme ai più famosi Duomo e Monastero di Monreale. Sebbene il monumento sia annoverabile tra l’architettura arabo-normanna in Sicilia, in realtà le notizie che si hanno della sua fondazione non hanno data precisa. È certo che doveva essere parte integrante di un vasto sistema di difesa-controllo del territorio conseguente alla conquista dell’isola dal 1061 al 1072 da parte dei Normanni. Secondo alcuni studiosi venne costruito sopra un preesistente abitato musulmano.

Successivamente e in concomitanza con la fondazione dell’Abbazia di San Martino delle Scale venne dedicato a San Benedetto. Nel corso della sua storia, il castello, oltre alla funzione militare di avvistamento, divenne un sanatorio per i monaci del vicino monastero. Evento importante nella storia del castello fu nel 1370 l’attacco da parte dell’esercito di Giovanni Chiaramonte contro il nucleo catalano affiancato dai monaci monrealesi. Lo scontrò causò danni alla struttura del castello ma poiché la posizione strategica era importante per la prevenzione dagli attacchi da nord e da sud, fu indispensabile il ripristino delle parti danneggiate. Nel 1393 venne abitato dal re Martino I che voleva essere protetto da eventuali attacchi. Terminati i conflitti che ne suggerivano l’uso militare divenne successivamente sanatorio dei monaci, subendo un progressivo degrado ed il definitivo abbandono avvenuto presumibilmente nel XVI secolo.

Divenuto nel ‘800 di proprietà del comune di Monreale, il monumento fu da quest’ultimo venduto nel 1897 al Club Alpino Siciliano con l’impegno che il Sodalizio ne effettuasse il restauro e ne curasse il mantenimento. Nel 1898 l’architetto Giuseppe Patricolo, figura importante nel recupero di molte architetture siciliane, si dedicò al recupero del Castellaccio nelle sue parti meno danneggiate. Dopo l’intervento di ripristino del Club Alpino Siciliano, il Castellaccio venne riaperto al pubblico nel 1906 divenendo, da quel momento, una stazione alpina del Sodalizio ed attualmente è una delle mete escursionistiche del comprensorio. Nel 1996 e nel 2009 sono stati effettuati lavori di restauro e manutenzione straordinaria sotto la supervisione della Sovrintendenza ai Monumenti che hanno ulteriormente permesso l’agibilità delle torri di nord-est e nord-ovest. Il complesso Castrense si presenta come un lungo edificio (circa 80 x 30 metri) munito, in modo irregolare, da 4 torri rettangolari sul fronte occidentale, una torre mediana ed un torrione d’accesso sul lato orientale. Poche aperture si aprono nei muri di cortina: qualche monofora ogivale, delle feritoie lunghe e strette e due porte d’ingresso situate nella facciata settentrionale. I muri (spessore medio di 1,50 metri) sono costruiti in modo irregolare con l’impiego di blocchi calcarei, appena sbozzati sulla faccia a vista.

L’interno è diviso in due settori: il primo (residenziale) si articola intorno ad un cortile con numerosi ambienti, stretti ed allungati, alcuni chiusi e con copertura, altri a cielo aperto; il secondo (monastico), raggiungibile tramite un lungo e stretto corridoio, è composto da un altro cortile delimitato da stilobati (sicuramente un chiostro) e da una chiesa triabsidata priva del tetto, in parte impiantata su una cisterna. Il carattere militare più che monastico è comunque evidente nella posizione dominante del monumento, ma soprattutto nei suoi aspetti costruttivi ed architettonici, come lo spessore dei muri, le numerose torri di cortina, le feritoie molto strombate e la torre d’ingresso con accesso ‘a baionetta’.

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