L’Italia non è un paese per giovani

Quale futuro possono avere le future generazioni: in Italia o all’estero?

L’Italia non è un paese per giovani. Continua la crescita, in termini assoluti e relativi, della popolazione anziana.

Al 1° gennaio 2019 gli over 65enni sono 13,8 milioni (il 22,8% della popolazione), i giovani fino a 14 anni sono circa 8 milioni (il 13,2%), gli individui in età attiva sono 38,6 milioni (il 64%).

Un dato che certamente dovrebbe destare interesse, nel concreto, soprattutto per quanto riguarda il sistema del welfare italiano.

Il saldo naturale nel 2018 è negativo (-187mila), risultando il secondo livello più basso nella storia dopo quello del 2017 (-191mila).

Leggendo questi impietosi dati viene alla mente il film “La meglio gioventù”, dove il professore anziano dice al giovane allievo, Giovanni Lo Cascio: “Ha ancora due esami da fare con me! E sono ancora in tempo per distruggerla! […] Comunque voglio darle un consiglio: lei ha una qualche ambizione? Cosa vuol fare il chirurgo? Non ho ancora deciso, risponde l’allievo. Vada a studiare a Londra, a Parigi. Vada in America se ha la possibilità! Ma lasci questo Paese. L’Italia è un paese da distruggere, un posto bello e inutile, destinato a morire.

Secondo lei, ci sarà l’apocalisse?…la domanda posta dal giovane allievo all’anziano professore. Magari ci fosse! Almeno saremmo tutti costretti a ricostruire. Invece qui rimane tutto fermo, immobile. In mano ai dinosauri. Mi dia retta: vada via! E lei invece, professore, perché rimane? Come perché rimango?… risponde il professore. Mio caro, io sono uno dei dinosauri da distruggere!”

Ora, certamente, la questione non è quella di distruggere e quindi di creare una guerra generazionale: la questione è rendere chiara quella che è la struttura della nostra società nel suo complesso. E quindi capire quale futuro possono avere le future generazioni: in Italia o all’estero?

Il punto di partenza è il legame tra le parole dell’anziano professore “vada via” e i dati dell’Istat: se diminuiscono i giovani e molti di questi lasciano l’Italia per poi essere chiamati cervelli in fuga, allora, è inevitabile che la classe dirigente di questo paese debba rimanere sempre su un’età media alta poiché non c’è chi li può sostituire.

E questo dovrebbe saperlo, ma forse lo sa bene, quella parte di politica che pur in età abbondantemente pensionabile rimane saldamente ai vertici. Guardando a un futuro sempre su quelle posizioni. Nonostante l’età pensionabile. Salvo poi parlare di generazioni in fuga.

E tutto ciò lo vediamo quasi tutti i giorni: pensiamo che la nostra regione mai ha avuto un Presidente giovane o che in parlamento siedono persone pensionabili, per carità rispettabilissime ma che siedono su quei banchi da oltre e magari più di 20 anni.

E sono loro che, con le loro politiche, ci dicono, così come l’anziano professore dice al giovane studente: andate via! L’Italia non è un posto per i giovani. Tanto ci siamo noi!

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