Il rogo all’isola ecologica di San Giuseppe Jato e il delicato settore dei rifiuti

Appalti milionari, gestione di un grosso bacino di lavoratori, discariche, un business che la mafia non può certo lasciarsi sfuggire

SAN GIUSEPPE JATO – Venerdì un rogo si è propagato all’interno dell’area ecologica di contrada Traversa a San Giuseppe Jato. L’incendio, partito da alcune sterpaglie nelle vicinanze, si è allargato fino a dentro l’area in cui viene gestito il servizio di raccolta differenziata dei comuni afferenti alla Valle dello Jato, San Giuseppe Jato e San Cipirello.

Sono state le tempistiche dell’incendio che hanno fatto storcere il naso agli utenti dei social. L’incendio, in effetti, si è verificato a pochi giorni dall’interdittiva antimafia che ha colpito la società che gestiva il centro di raccolta jatino. La società F. Mirto e una sua collegata, la FL Mirto, gestivano il servizio rifiuti dei due comuni jatini e a Monreale. Le due imprese, collegabili allo stesso “dominus”, sarebbero per la Prefettura a rischio di ­infiltrazioni mafiose. Da qui la decisione di notificare lo stop ad intrattenere rapporti economici con la pubblica amministrazione.

Le tre amministrazioni comunali, guidate dai sindaci Arcidiacono, Agostaro e dalla commissione prefettizia di San Cipirello, hanno dovuto affidare il servizio ad altre ditte.

Quallo dei rifiuti comunque resta un tema delicato non solo a Monreale, San Giuseppe Jato e San Cipirello. Tra i motivi dello scioglimento di quest’ultimo comune ci sarebbero motivazioni legate proprio a questa tematica. Il problema ha però una caratura più importante. È l’intero comparto siciliano dei rifiuti che fa gola alla criminalità organizzata. Appalti milionari, gestione di un grosso bacino di lavoratori, discariche, sono business che la mafia non può certo lasciarsi sfuggire e alta deve essere l’attenzione delle commissioni che affidano le gare.

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