La manipolazione delle informazioni a scopo politico e propagandistico ha raggiunto livelli decisamente allarmanti

L’ingenuità collettiva che diventa terra di conquista, enfatizzano i problemi, dando l’idea di una loro immediata soluzione, che solo quel determinato politico può offrire

Parlare di politica pubblicamente senza che si agitino eccessivamente gli animi è diventata un’impresa titanica. La parola d’ordine è sicuramente “Eccesso”. “Eccesso” nelle invettive, “Eccesso” nelle adulazioni, “Eccesso” nello sbeffeggiare chi esterna posizioni politiche diametralmente opposte alle proprie. La libertà d’espressione si consuma in grezze e inconsistenti faide, in cui la mediocrità e la disinformazione, complice la diffusione immediata dei social network, assurgono al rango di “opinioni”. 

Uno degli aspetti salienti che, in parte, distingue l’attualità politica odierna da quella passata è, probabilmente, la sempre maggiore difficoltà, da parte di una buona fetta di società, di distinguere ciò che presenta un fondamento di verità da ciò che è palesemente falso. Per tale motivo ritengo che questa sia sicuramente l’epoca in cui la manipolazione delle informazioni a scopo politico e propagandistico abbia raggiunto livelli decisamente allarmanti. 

Slogan più che riflessioni...motti che presentano la stessa identica matrice, per riuscire a essere immediatamente fruibili dalle masse. Frasi scarne, ripetitive, semplici, coniate appositamente per gente che non vuole o non riesce ad ascoltare, con spirito critico, quello che ha da dire il politico di turno. Lo incensano o lo sbeffeggiano, indipendentemente dal fatto che possa esprimere concetti elevatissimi o discorsi senza alcun filo logico, scanditi da invettive urlate che hanno il retrogusto di incomprensibili vendette, intrise, qua e là, di pungenti ma banali provocazioni. Basta cogliere uno o due slogan per capire il senso di questa sorta di martellante disco rotto, in cui la puntina continua a saltare sempre sullo stesso solco…incessantemente, per inebetire un’opinione pubblica già inconsapevolmente manipolata. 

Il mondo virtuale ha dato accesso a un modo più immediato ma, al contempo, complesso, di fare politica. Il politico navigato ha ormai la sua centrale operativa all’interno dei social network che gli consentono di apparire vicino alla gente. Spesso si serve dell’appellativo “amici” per identificare e coinvolgere i suoi possibili elettori. Entra nel mondo virtuale del singolo papabile elettore, con fare autorevole ma sempre bonario, mettendo in luce il suo aspetto umano più simile a quello del cittadino medio, per risultare credibile e rassicurante. In ogni immagine, video, o discorso è un continuo ribadire il medesimo concetto: “Sono forte ma fondamentalmente sono uno di voi, ho gli stessi vostri desideri, i medesimi gusti e capisco i vostri problemi, per questo motivo posso farmene carico, perché solo io sono qui per ascoltarvi…non vi frego come gli altri, perché sono esattamente come voi”.

Tale atteggiamento apparentemente così spontaneo cela una macchina propagandistica mastodontica e studiatissima. Ogni politico di professione è sostenuto da uno staff che gli cura l’immagine virtuale. Attentissimi e preparatissimi Spin Doctor che non lasciano nulla al caso, dirottando l’opinione pubblica a loro favore, sulla base di studi accuratissimi, basati sulle necessità e sulle preferenze dei cittadini. Enfatizzano i problemi, dando l’idea di una loro immediata soluzione, che solo quel determinato politico (che tacitamente supportano) può offrire. Macchine infernali per procacciare o mantenere evanescenti consensi, che possano trasformarsi in dissensi al primo sferzare del vento avverso e che per questo motivo vanno continuamente alimentati. L’ingenuità collettiva che diventa terra di conquista, una landa desolata e sconfinata facilmente espugnabile spesso non dal più bravo, ma dal più furbo.

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