Crisi di Governo e coerenza del premier Conte: e ora che succede?

“Grazie e finalmente! Grazie e finalmente! Rifarei tutto quello che ho fatto”, sono le parole pronunciate dal senatore Salvini all’inizio del suo intervento a Palazzo Madama

“In quest’aula ci sono uomini e donne liberi che non hanno paura del voto. Non tutti, dentro quest’aula sono liberi. Chi è libero non ha paura del voto”, sono le parole pronunciate dal senatore Salvini a un certo punto dell’intervento. Chissà cosa avranno pensato le migliaia di uomini e donne libere che, fuori da quell’aula, si sono subito immedesimate in quelle parole.

Un intervento che probabilmente ha lasciato intendere che il leader della Lega aveva le idee chiare sulla strada da seguire: marcare la differenza tra se e gli altri e andare a elezioni subito! Ma ecco una nuova mossa: la Lega degli uomini e delle donne libere ritira la mozione di sfiducia al Premier Giuseppe Conte. Una virata rispetto all’intervento in aula che nella sostanza tendeva a eliminare la questione della sfiducia: se la sfiducia viene ritirata, allora, perché mai il Premier avrebbe dovuto recarsi dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella per rassegnare le proprie dimissioni.

Ragione per cui senza dimissioni sarebbe toccato al Premier Conte defenestrare i ministri, vice-ministri, sottosegretari, uffici di gabinetto e collaboratori fiduciari della Lega. E quindi non Salvini! Fatto molto importante perché è facile intuire come possa essere difficile, per un leader, defenestrare i propri uomini e le proprie
donne libere. “Se Salvini non ha coraggio ci penso io. Ore vado al Quirinale per le dimissioni”, sono state le parole di un Premier che oltre al senso delle Istituzioni e alla capacità di reggere un confronto all’insegna della trasparenza, ha dimostrato linearità e coerenza. Ma soprattutto il coraggio di essere libero nel concreto della propria azione rispetto alla crisi di governo.

Una giornata, quindi, convulsa, caratterizzata dalle virate del leader della Lega e dalle posizioni di un Premier che ha mostrato una sua linearità e un “phisique du role” con alto senso delle istituzioni. Ma tutto questo basta ai cittadini rispetto a una politica che dovrebbero solo interessare i risultati di un’azione di sviluppo e crescita. A un paese possono bastare l’educazione dell’uomo e il suo perbenismo rispetto alle difficoltà di un compito molto arduo?

Riflessioni che, in modo o nell’altro, è tenuto a prendere in considerazione il Presidente della Repubblica.
A questo punto della crisi il compito diventa quello di creare un’unica azione politica tra soggetti politici diversi. 
Perché non sono da sottovalutare, in primis per il Presidente della Repubblica, temi come quota 100, reddito di cittadinanza, immigrazione  e sicurezza, infrastrutture, sanità, scuola, consiglio superiore della magistratura, difficoltà delle imprese, iva. In questa direzione, quindi, saranno le consultazioni a dire se si andrà al voto oppure ci sarà un nuovo governo, ad esempio un governo Conte Bis.

Nel caso di elezioni anticipate, sentiti i presidenti di Montecitorio e palazzo Madama, il Presidente della Repubblica scioglie le Camere, convoca i comizi elettorali e fissa la data della prima seduta delle Camere. E in questo caso i tempi, nel caso si sciogliessero le Camere entro il 27 agosto, consentirebbero le elezioni già domenica 27
ottobre. Nel caso in cui, invece, il Presidente della Repubblica dovesse rilevare i presupposti di una nuova maggioranza, si andrebbe a individuare un presidente del Consiglio. Così come accaduto 14 mesi fa quando è nato il governo giallo-verde.

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