Alcune telecamere potrebbero aver ripreso il piromane di Monreale, indagini in corso

Un’unica certezza per i carabinieri di Monreale: la mano è di un criminale

Gli investigatori stanno lavorando per dare un nome e un cognome al presunto, o molto più probabilmente, ai presunti incendiari che hanno causato il grosso rogo di venerdì notte a Monreale. Gli investigatori stanno al momento analizzando le immagini di alcune telecamere di videosorveglianza installate nelle vicinanze dei luoghi in cui sono partite le fiamme. La notizia è stata confermata dal TGR Rai. E i punti sono diversi, come ha confermato il dirigente generale del Corpo forestale della Regione Siciliana Filippo Principato.

Mentre si spera che le immagini abbiano ripreso il volto del responsabile, c’è un’unica certezza per gli inquirenti: l’incendio che ha distrutto decine di ettari di area boscata e che ha avvolto abitazioni, auto e reti elettriche, è fuori da ogni considerevole dubbio di natura criminale. I responsabili hanno agito con il chiaro intento di distruggere ma hanno anche rischiato di uccidere vite umane, appiccando il rogo in più punti e, soprattutto, in una notte caratterizzata dal forte vento di scirocco.

Sin dai primi attimi i residenti di monte Caputo e di San Martino delle Scale hanno avvertito la pericolosità di quel lungo fronte di fuoco che avanzava a velocità sostenute verso le case. Il sentore del pericolo dei residenti e la solerzia nei soccorsi da parte dei carabinieri di Monreale hanno evitato la tragedia. La mente «malata» che ha appiccato il fuoco non si è curata del fatto che lì c’erano dei bambini, degli anziani, delle persone con ridotta mobilità, delle persone che già dormivano e che sono state svegliate dallo crepitio delle fiamme che avanzavano. Chi ha agito alle 21.30 del 2 agosto 2019 sul monte Caputo merita una pena esemplare.

«Fuoco ai piromani» recita uno striscione apparso ieri pomeriggio ne pressi del pizzo del Corvo in via Regione Siciliana. Parole forti, certo, ma pregne di rabbia nei confronti di quella mano diabolica che ha generato il terrore e panico in una notte d’estate.

Intanto la comunità intera, com’è accaduto nell’agosto di due anni fa a Pioppo quando a bruciare fu Casaboli, chiede che venga fatta GIUSTIZIA e che l’incendio di monte Caputo sia un monito per chi amministra, affinchè inizi a dare risposte tangibili e concrete, rimaste sino ad oggi inascoltate.  

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