Schianto Alcamo, l’avvocato penalista: “Provenzano potrebbe rischiare fino a diciotto anni di reclusione”

Le pene per omicidio stradale vanno da 2 a 7 anni, ma la condotta colposa aggraverebbe la posizione del padre dei due bambini

PALERMO – Non è più in coma farmacologico, ma resta in prognosi riservata Fabio Provenzano che il 12 luglio perse il controllo della sua Bmw 230 sull’A29 poco dopo aver terminato, ma è ancora da appurare, una diretta su Facebook. L’uomo di 34 anni, originario di Partinico, sembra abbia guidato sotto gli effetti della cocaina.

In seguito all’impatto, all’altezza dello svincolo di Alcamo Est, persero la vita i due figli che viaggiavano in auto insieme al padre. Francesco, il figlio maggiore di 13 anni, è deceduto poco dopo lo schianto. Il cuore di Antonino di 9 anni smise di battere dopo dodici giorni di lotta nel reparto di neurorianimazione dell’ospedale Villa Sofia di Palermo.

Il padre dei due bambini è risultato positivo al drug-test per aver fatto uso di cocaina, l’uomo è indagato dalla Procura di Trapani per omicidio stradale con l’aggravante di aver commesso il fatto sotto gli effetti di sostanze stupefacenti.

Provenzano, conducente dell’autovettura, va incontro ad un procedimento penale per omicidio stradale, previsto dall’art. 589 bis del codice penale.

l’avvocato penalista Marco Traina

“Tale nuova figura di reato – spiega l’avvocato penalista, Marco Traina – è stata introdotta di recente, con la legge 23 marzo 2016 n. 41, che ha notevolmente aumentato le pene per i delitti commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale”.

“In particolare per l’omicidio stradale – prosegue – le pene previste vanno da un minimo di due anni ad un massimo di sette anni di reclusione. Pur tuttavia la condotta colposa di Fabio Provenzano ha provocato la morte dei suoi due figli e ciò comporta un ulteriore aumento di pena. Inoltre dalle analisi tossicologiche effettuate sull’uomo sembrerebbe che lo stesso al momento del fatto fosse sotto effetto di sostanze stupefacenti, nella specie cocaina”.
“Il codice penale – precisa l’avvocato – prevede che la condotta delittuosa del conducente dell’autoveicolo che ha comportato la morte di una persona, sotto assunzione di cocaina, sia punibile con una pena che va da un minimo di otto anni ad un massimo di 12 anni di reclusione”.

“Per ultimo, poiché la condotta del padre, che si è messo alla guida del veicolo utilizzando il cellulare e facendo una diretta Facebook, ha provocato la morte di due persone, ossia di entrambi i figli, poiché il secondo figlio è deceduto dopo alcuni giorni in ospedale, è prevista un ulteriore aumento di pena, ossia sino al triplo. Ciò vuol dire – conclude – che nel caso di specie il conducente rischia una pena che arriva sino a diciotto anni di reclusione”.

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