37 anni dopo la sua morte Palermo ricorda il giudice Rocco Chinnici

Quel tragico 29 luglio 1983 una Fiat 126 verde fu fatta esplodere in via Pipitone Federico, sotto la casa del giudice Chinnici

PALERMO – Solenne, commovente e sentita manifestazione stamattina in via Pipitone Federico, dinanzi l’abitazione del Giudice Istruttore Rocco Chinnici alla presenza di un folto pubblico. Sono state deposte corone di fiori a cura dell’Arma dei Carabinieri presente con i vertici del suo comando siciliano ed il picchetto d’onore della Presidenza della Regione siciliana, rappresentata dall’Assessore Roberto La Galla, e dell’Amministrazione Comunale di Palermo con il Sindaco Leoluca Orlando.

Quel tragico 29 luglio 1983 una Fiat 126 verde, imbottita di tritolo, parcheggiata dinanzi l’ingresso dell’abitazione fu fatta esplodere con un telecomando a distanza azionato dal mafioso Antonio Madonia. Assieme al giudice furono travolti ed uccisi dall’esplosione gli uomini della scorta, il Maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta ed il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi. L’altro agente della scorta, Giovanni Paparcuri, rimase gravemente ferito ed oggi è il curatore del museo dedicato a falcone e Borsellino all’interno del tribunale di Palermo.
Questo eccidio, avvenuto dopo tanti omicidi eccellenti tra cui ricordiamo il Capitano Basile, il Capitano D’Aleo e il Giudice Costa, segnò anche la fine del Giudice Antonio Saetta e del di lui figlio Stefano, uccisi il 25 settembre 1988 a Caltanissetta, che al processo che ne seguì inflisse pene esemplari agli esecutori e mandanti che vennero individuati nei cugini Ignazio e Nino Salvo.
Alla cerimonia erano presenti anche i familiari delle vittime ed i figli Caterina e Giovanni Chinnici, una rappresentanza dell’Associazione Libera, Rosanna Melilli di Agende Rosse, la mamma del piccolo Claudio Domino e Vincenzo Agostino che a tutt’oggi attendono una risposta dallo Stato per l’uccisione dei loro congiunti, Giuseppe Lupo capogruppo del PD all’Ars, Claudio Burgio dell’Osservatorio alla legalità “Giuseppe La Franca” e Biagio Cigno dell’Associazione antiracket e antiusura “Liberi di Lavorare”.

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