Stati Uniti, dopo 16 anni Trump riprende le esecuzioni federali

E l’Europa, inclusa l’Italia, chissà cosa ne pensa?

A distanza di 16 anni, a ridosso della campagna elettorale, il Presidente degli Stati Uniti D’America riprende le esecuzioni federali di condanna a morte.

E lo fa attraverso un comunicato del ministro di Giustizia dell’amministrazione Trump, William Barry. «Il Congresso ha espressamente autorizzato la pena di morte attraverso la legislazione adottata dai rappresentanti del popolo in entrambe le camere del Congresso e firmata dal presidente». «Il dipartimento di Giustizia sostiene lo stato di diritto e dobbiamo alle vittime e alle loro famiglie l’esecuzione delle sentenze imposte dal nostro sistema giudiziario». 

Un’iniziativa destinata ad aprire, inevitabilmente, un dibattito sicuramente già visto e sentito. Tant’è che proprio sulla scia della campagna elettorale americana alcuni candidati alle primarie democratiche per le presidenziali del 2020 hanno inserito nel loro programma l’abolizione della pena di morte. 

La decisione di reintrodurre la pena di morte, per la precisione, avrà effetto solamente sul sistema di giustizia federale, poiché gli Stati Usa decidono autonomamente se adottare la pena di morte.

Ma poco importa: una sentenza di condanna a morte, è sempre un’esecuzione.

E, infatti, sono già cinque le esecuzioni in programma tra il 2019 e il 2020, di detenuti che non possono più ricorrere in appello e che sono stati ritenuti colpevoli di “omicidi e crimini sessuali”. 

Si tratta di Daniel Lewis Lee che ha ucciso una famiglia di tre persone, compreso un bambino di otto anni. Lezmond Mitchell colpevole di aver ucciso una donna di 63 anni e la nipote di nove, Wesley Ira Purkey condannato per aver ucciso una ragazza di 16 anni, dopo averla stuprata, e una signora di 80 affetta da poliomielite, Alfred Bourgeois ha molestato sessualmente e ucciso la figlia di due anni e Dustin Lee Honke ha ucciso cinque persone, tra cui due bambini. 

Sembrerebbe (fonte il Death Penalty Information Center, organizzazione che diffonde studi e rapporti sulla pena di morte) che al momento ci sono una sessantina di persone nel braccio della morte dei tribunali federali. In tutto i condannati a morte sarebbero però 2.673. La maggior parte di questi (733) si trova nelle carceri californiane ma dal 1976 a oggi lo stato ha eseguito solo 13 condanne contrariamente al Texas che ne ha giustiziati 561.

I sondaggi affermano che la maggior parte degli americani è ancora favorevole alla pena di morte come pena per taluni crimini. Sempre più persone, però, negli ultimi anni si sono convinte che sia spesso eseguita nei confronti di persone innocenti. 

E l’Europa, inclusa l’Italia, chissà cosa ne pensa?

 

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