La morte sconvolge, ma solo se muore un italiano. Centinaia di morti in mare: “Mangeranno i pesci”

Le stesse persone che oggi gioiscono per la morte di bambini in mare aperto, ieri piangevano per due bambini morti in autostrada

Si è parlato molto, negli ultimi giorni, della morte. In realtà se ne parla sempre, in continuazione, perché la gente muore in continuazione nei modi più disparati e grotteschi: chi muore accoltellato, chi affogato, chi tranciato di netto da un’auto guidata da un mafioso drogato, chi muore mentre è tranquillamente seduto sul sedile di un’auto guidata da suo padre.

Di morte si muore, ma il chi muore cambia evidentemente il valore della vita stessa. E questo lo si evince dalle reazioni di chi commenta la morte. Così un bambino italiano che muore è un “piccolo angelo”, mentre un bambino nero figlio di migranti se l’è cercata e ha fatto bene a crepare in alto mare. E anzi, è la giusta punizione per aver anche solo osato sperare di poter venire qui da noi.

Non esagero, è proprio quello che dice con i suoi commenti una parte di italiani (bravissima gente). “Rimandateli dove li avete presi”; “Nessuno li ha invitati”; “Lo sanno che non devono venire in Italia adesso pagano le conseguenze”; “Andate da dove siete venuti. Non vi vogliamo”; “Diciamo 140 delinquenti”. Questi sono solo alcuni dei commenti.

Ai pochissimi che si prenderanno la briga di leggere questo articolo chiedo di fare un esercizio. Concentratevi brevemente, solo per un minuto. Immaginate il mare – non la spiaggia in cui sguazzate con le vostre bibite in mano e i vostri gonfiabili, ma il mare aperto -. E ora immaginate di morire lì. A passare questo c’erano anche bambini – come se poi fosse necessario essere bambini per ricevere l’umana compassione che ci distingue dalle bestie -.

Altro commento memorabile: “Non è che siamo responsabili di tutta l’Africa, di tutti quelli che decidono liberamente di giocare alla roulette russa”. Innanzitutto l’Europa è responsabile della devastazione che per secoli, attraverso un becero colonialismo su cui adesso si fonda il nostro benessere, ha distrutto l’Africa; quindi sì, siamo responsabili. E ora cerchiamo di lavarcene le mani. E poi c’è la roulette russa, quindi le migliaia di persone che fuggono dalla povertà starebbero in realtà solo giocando.

Noi italiani, invece, quando siamo fuggiti nel nuovo continente per cercare un po’ di fortuna ci siamo sempre comportati egregiamente. Salvo rubare, stuprare ed esportare Cosa nostra, che ha costruito un efficientissimo ponte di criminalità organizzata (quella vera, non quella di chi ruba una borsa sull’autobus), ponte che tutt’ora opera ed è attivo, come riportato dalle ultime cronache. E anche noi eravamo trattati da emarginati.

Ma torniamo al tema centrale e più importante, la morte. Nella mischia dei commenti più barbari ce ne sono alcuni che fanno rabbrividire: “Mangeranno i pesci”. Cioè la persona che lo ha scritto fa notare, non senza un pizzico di sadismo, che i pesci si nutriranno della carne di bambini morti affogati.

Ciò che più di ogni altra cosa fa ribrezzo è che fino a pochi giorni fa le stesse persone piangevano ipocritamente per i bambini uccisi dalla follia di un genitore a bordo della sua auto. E oggi piangono, con altrettanta ipocrisia, per il carabiniere accoltellato a Roma.

C’è poi la storiella del “sono tutti delinquenti”. Ogni giorno, sul profilo Facebook di Matteo Salvini, compaiono numerosi articoli di cronaca in cui i colpevoli sono sempre africani. E non perché gli africani siano gli unici a commettere delitti, ovviamente. I titoli a caratteri cubitali che recitano di crimini commessi da africani – specificando sempre che si tratta di africani, beninteso – sono razzisti, perché fare distinzione tra un crimine commesso da un italiano e uno commesso da un africano, è razzismo.

E così è sempre scalpore e disgusto, nonché giustizia sommaria degna dei più crudeli regimi dittatoriali – del tipo “sevizie, torture, lavori forzati e carcere a vita”, senza giusto processo perché lo stato di diritto vale solo quando i crimini li commettiamo noi -, quando viene arrestato un immigrato. Nessun commento quando vengono arrestati criminali e mafiosi italiani, anzi in realtà non fa neanche notizia.

Un criminale è un criminale, nessuna etnia e nessun paese è libero da questo. Ce ne sono tra gli africani, ce ne sono tra gli italiani – noi però siamo dei veri professionisti, talmente bravi che in tutto il mondo la prima parola che dicono quando incontrano un italiano, soprattutto se siciliano, è “mafia” -. È una cosa molto triste questa, che tutti gli italiani debbano sopportare il peso dei pochi criminali che hanno devastato questo paese. Dovrebbe valere altrettanto per i senegalesi, per i nigeriani, per i burkinabé, per i bengalesi, ma per molti italiani loro meritano tutti di crepare in mare ed essere mangiati dai pesci perché alcuni sono dei criminali.

Non una lacrima versata per chi di loro, innocente o meno, bambino o adulto, ha perso la vita in mare. Qual è allora la discriminante? Che sia la povertà? E allora dovrebbero fare schifo – perché per gioire della sua morte, qualcuno deve veramente farti schifo – anche gli italiani poveri. No, la discriminante è che sono neri. E questo è razzismo. E, nonostante ce lo stiamo tristemente dimenticando, è ancora qualcosa di cui vergognarsi.

1 Commento
  1. Antonio scrive

    Complimenti per l’articolo

Commenta la notizia

L'indirizzo email non verrà pubblicato.