Avrebbe assunto stupefacenti mentre era alla guida. Si aggrava la posizione di Fabio Provenzano, padre del bambino morto nell’incidente

Una macchina lanciata a 160 km orari, al volante un uomo sotto l’effetto di stupefacenti e intento a fare selfie e a registrare video in diretta su facebook

PARTINICO – Una macchina lanciata a 160 km orari, al volante un uomo sotto l’effetto di stupefacenti e intento a fare selfie e a registrare video in diretta su facebook. Sembrerebbe questo il terribile quadro che avrebbe portato all’incidente, venerdì 12 luglio, che è costato la vita ad un bambino di tredici anni di Partinico, Francesco Provenzano, mentre il fratellino di 9, Antonino, continua a lottare tra la vita e la morte in condizioni disperate nel reparto di neurorianimazione dell’ospedale di Villa Sofia.

Nello stesso nosocomio palermitano, qualche piano più sopra, in coma farmacologico, è tenuto in gravissime condizioni il padre, Fabio, che era alla guida della BMW 320, mentre si recava ad Alcamo, dopo avere prelevato i bambini dalla casa dell’ex moglie, come soleva fare ogni settimana.

 

 

Dalle indagini sembra anche chiaro come né il padre alla guida, né i figli seduti dietro, viaggiassero con la cintura di sicurezza allacciata.

Dagli esiti del test tossicologico Fabio è risultato positivo al livello due del test.

Fabio Provenzano

A Fabio, già accusato dalla Procura di Trapani di omicidio stradale, adesso è contestata l’aggravante «del fatto commesso sotto l’effetto di sostanze stupefacenti». Fabio è accusato della morte del figlio Francesco, ma sono disperate anche le condizioni del piccolo Antonino, in pericolo di vita e dichiarato dai medici in uno stato di morte cerebrale.

 

 

 

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Dai rilievi degli inquirenti sulle tracce lasciate dagli pneumatici sull’asfalto, sembra che Fabio, prima di schiantarsi contro il guardrail, abbia effettuato una sterzata improvvisa, come per rientrare sulla corsia principale dalla quale l’automobile aveva deviato.

Forse perché l’uomo si era distratto dalla guida della potente automobile, perché intento a girare il video su Facebook che lo riprendeva. 

Ma sulla vicenda, che sembra assumere una gravissima piega, ancora si deve fare luce.

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