Andrea Camilleri ci ha lasciati. Oggi perdiamo un pezzo della nostra storia

Abbiamo perso non solo un grande uomo di cultura, ma anche una tra le voci più importanti del ‘900 e dell’attualità

ROMA – Si è spento oggi, dopo tanti giorni di preoccupazione dei suoi cari e dei suoi fan, Andrea Camilleri. È un giorno molto buio per la cultura italiana, che vede andar via uno dei suoi maggiori esponenti del XX secolo. Un uomo che, dal 1925 ad oggi, ha visto cambiare il mondo e ha visto cambiare l’Italia.

Andrea Camilleri nasce a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, il 6 settembre 1925. Siciliano di nascita, vive sotto il fascismo e si trasferisce a Roma negli anni ’40. Nel ’49 intraprende la carriera teatrale come drammaturgo presso l’accademia Silvio d’Amico, dove stringe amicizia con alcuni dei più importanti attori del panorama italiano del ‘900. La sua carriera da scrittore inizia più tardi, nel ’78 , con il romanzo “Il corso delle cose”, primo di una lunga serie di opere che lo renderanno celebre in tutto il mondo.

Il personaggio che più di tutti gli altri è entrato nell’immaginario collettivo italiano è sicuramente quello del carismatico e astuto commissario Montalbano, i cui romanzi sono stati fonte di ispirazione per i celebri sceneggiati RAI.

Una delle caratteristiche più peculiari delle opere di Camilleri è sicuramente la lingua: un siciliano sporcato di italiano, eloquente e criptico allo stesso tempo, ma che ha spinto numerosi lettori in tutta Italia ad acquisire qualche conoscenza sulla lingua della nostra Isola.

Uomo di cultura ma anche uomo di grande impegno politico, Camilleri non ha mai nascosto di essere schierato a sinistra. Negli anni ’40 si iscrive al Partito Comunista, e da allora il suo impegno è stato costante. Anche in età avanzata non ha perso la voglia di lottare: manifestazioni, sit-in, raccolte firme e programmi televisivi sono stati strumenti tramite cui, in più di una occasione, ha espresso il suo pensiero.

Non di rado si schierava apertamente contro i politici; proprio quest’anno ha dichiarato più volte la sua avversione contro la politica del ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Mi fa vomitare” ha commentato poco tempo fa riguardo al fatto che il leader del Carroccio impugnasse un rosario durante un comizio, frase a cui Salvini rispose con un beffardo e vacuo “Scrivi che ti passa”.

Con lui si spegne una voce tra le più grandi del nostro tempo, una delle poche che ancora erano capaci di sviluppare riflessioni concrete e mature sul mondo, sulla società, sulla politica e sulla cultura. Con Andrea Camilleri sparisce un pezzo di Italia, una grandissima testimonianza storica del nostro passato: una testimonianza di cui, oggi più che mai, abbiamo bisogno.

Sarebbe sciocco dire che se n’è andato troppo presto. Tuttavia, e credo – e spero – che sia opinione diffusa, avevamo ancora bisogno di Andrea Camilleri.

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