Pensiero critico quasi del tutto assente, diffamatorie gogne mediatiche, cattiveria gratuita: la comunicazione attraverso il web

Una nuova era di giustizialisti di pancia, del tutto privi di empatia e riflessione

Storicamente quasi la totalità dei popoli, in ogni parte del mondo, si è macchiata oltre che d’imprese delittuose, anche di atti di quotidiana intolleranza ed esclusione, nella fattispecie contro le minoranze (neri, disabili, gay, donne…etc.) o contro gli antagonisti politici. Tuttavia soltanto gli italiani hanno avuto la sottile capacità di mantenere, inalterata nel tempo, un’aura di “bontà autoreferenziale”, stendendo spesso un velo sulle pagine nere della loro storia e invocando, un po’ puerilmente, il mito autoconsolatorio degli “italiani brava gente”, un mito antico che ci vuole “diversi”, più tolleranti, più generosi, più cordiali e inclusivi degli altri, e pertanto incapaci di atti palesemente crudeli.

Per questo sorprende scoprire quanto in realtà tale mito sia, in parte, da sfatare, soprattutto in questa nuova era virtuale, dove la comunicazione, velocissima e accessibilissima, sdogana qualsiasi opinione, pertinente o scorretta, attendibile o fallace, che viene ostentata comunque come perfettamente legittima. Tale rapidità nel comunicare al mondo ciò che si pensa spesso svela l’incongruenza evidente nel riuscire a delineare un pensiero critico e, al contempo, la voglia, sempre più incontrollabile, nell’esprimere una, più o meno esplicita, cattiveria gratuita, una maleducazione volutamente incisiva, un turpiloquio senza freni e la difficoltà ad argomentare, rispettando il proprio interlocutore. 

A fronte di tante, argute e intelligenti “teste ben fatte”, in grado di riflettere e controbattere con civiltà in qualsiasi discussione o dibattito, sta crescendo nel Nostro Bel Paese, un vero e proprio esercito di agguerriti soggetti, analfabeti funzionali, che getta un’ombra sempre più sinistra sul mito italico della bontà, dell’accoglienza e della tolleranza. La gente più informata, più pacata e riflessiva, pur sforzandosi di voler comprendere le esternazioni dei tanti “indignati del web” nota e fa notare, provando a spiegare, spesso senza successo alcuno, quanto esse, a volte, siano inopportune, scorrette e fuori luogo, pervase da innumerevoli pregiudizi, contraddizioni e palesi falsità. Questa visione alterata della nostra realtà caratterizza e determina la società di Casa Nostra, soprattutto attraverso questa triste dimensione virtuale costituita, in molte situazioni, da un cospicuo numero di consapevoli “avvelenatori di pozzi”: individui senza scrupoli che contribuiscono ad inquinare la reputazione di alcuni personaggi o la veridicità di tante situazioni contingenti, esprimendosi prevalentemente attraverso slogan manipolati e cercando di sponsorizzare, come certa, la propria verità, pur non essendo essa fondata su alcuna ponderata opinione personale (cosa che sarebbe invece assolutamente auspicabile) ma solamente su luoghi comuni frammentari e propagandistici, interpretati pretestuosamente. 

Pertanto osserviamo il seguente desolante panorama: pensiero critico quasi del tutto assente, riflessioni autonome blande e inconsistenti, poche idee intellettualmente oneste, molte idee opportunamente pretestuose e complottiste, ma soprattutto rabbiose e diffamatorie gogne mediatiche, fatte di cattiverie varie e di urla inconsulte, sguaiate, gutturali, urla simili ai versi trogloditi di quei dinosauri telecomandati, gioia di tanti bambini, appassionati di preistoria. 

Una realtà di giustizialisti di pancia, così sembra apparire quella di parecchi italiani di questa nuova era, del tutto privi di empatia e riflessione. Essi, spesso, seguendo, a capo chino, il solito tam tam social, senza mai ricorrere a un contraddittorio corretto e intelligente, indirizzano insulti pesantissimi a destra e a manca, ricorrendo alle suddette improbabili fonti, il più delle volte fuorvianti ma, di contro, acquisite come certissime e inconfutabili. Fonti tratte per il 99% dei casi dal web senza alcuna opportuna verifica ma immediatamente acquisite come verità incontrovertibili. Ciò avviene con sempre maggiore frequenza, anche in presenza di informazioni inaffidabili o inequivocabilmente “di parte”. Sorprende l’amara realtà di alcuni individui autoctoni, che scagliano con superficialità la loro pietra virtuale, quasi sempre verso le categorie “più deboli” o i personaggi facilmente definibili come “controversi”, dando fondo a tutta la rabbia e la maldicenza di cui sono capaci, per poi ritrattare tutto, se “beccati” e minacciati da provvedimenti normativi sanzionatori avverso quelle stesse “pietre” lanciate sul web, in modo così sconsiderato. Pertanto, ogni volta che vengono intercettati e messi con le spalle al muro, evidenziano una disarmante incapacità di assumersi la responsabilità di quanto precedentemente affermato con tanta forza, affrettandosi a giustificare la loro pochezza intellettiva e la loro smisurata codardia con scuse puerili e ridicole (ero ubriaco, hanno scritto altri attraverso il mio account, mi hanno rubato l’identità virtuale etc. etc). Ormai anche in Italia, l’Italia della presunta gente “brava e accogliente”, appare normale e sdoganabile anche un sempre più turpe bipolarismo volto ad affermare, in tempo reale, tutto e il contrario di tutto senza un minimo di saggio discernimento. Ma non è neppure questa la situazione che fa davvero paura, quanto la voglia continua, quasi sfrenata, di ricercare un capro espiatorio da massacrare, senza pietà e senza reali argomentazioni, in maniera ossessiva, solo per il gusto di “dire la propria”, con violenza e con perfidia…con la bava alla bocca. Tale continuo massacro virtuale da parte dei “nuovi barbari” colpisce e amareggia enormemente, perché sembra essere ormai percepito e assodato come un fatto del tutto normale e condiviso, in contrasto con la vecchia “definizione” che ci collocava tradizionalmente, nei contesti internazionali, come il popolo che sapeva tendere una mano con senso di condivisione, empatia e ospitalità. L’ipocrisia di un mito che sta piano piano affogando nella sua superficialità e nella rabbia del suo individualismo, sempre più marcato, ci sta conducendo lontano dal ricordo dai sorrisi bonari dei nostri nonni, delle pacche sulla spalla e delle mani tese, del consueto e inclusivo “piatto in più a tavola”, spesso condiviso anche con gli sconosciuti, del “cuscì” pronunciato con affetto allo straniero che, nell’immaginario, diventava un parente…del meraviglioso patrimonio di umanità, immensa e commovente, di un popolo che sapeva essere sempre sé stesso e che, nel bisogno, sapeva rimboccarsi le maniche, aiutare, condividere e soccorrere, che sapeva tuffarsi, senza troppi perché, a capofitto nel mare magnum di una solidarietà sentita, ma mai ostentata. Un mare profondissimo dove proprio il popolo italico, fatto “di poeti, di santi e di navigatori”, quegli “italiani brava gente” appunto, trovava la forza di accogliere e di essere, nei secoli dei secoli, generoso e impareggiabile maestro di fratellanza.

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