La tensione è alta: Salvini, Rackete, le ong, il decreto sicurezza e l’imbarcazione Alex

Matteo Salvini fa il suo show e batte i piedi in terra, ma la realtà dei fatti è ben diversa

ROMA – Negli ultimi giorni sono stati molti gli avvenimenti che hanno diviso il paese su due fronti, sempre più contrapposti e sempre più distanti. È mortificante doverne fare una mera questione politica, ma tant’è che questo è diventato: da un lato abbiamo le ong e la sinistra, che tutelano i diritti degli esseri umani anche a discapito del tanto contestato e pretenzioso decreto sicurezza; dall’altro lato c’è la Lega e le forze sovraniste, con certa stampa al guinzaglio, che non perdono occasione per raccontare solo la mezza messa, fomentare la rabbia e l’odio dei più ingenui e proporre soluzioni disumane – come l’ultima del ministro dell’Interno, che vorrebbe sequestrare le navi alle ong italiane.

Carola Rackete, la Capitana della Sea Watch 3, com’è ormai noto è stata liberata. La tanto ostentata pretesa d’espulsione è stata, tra l’altro, rigettata perché al momento la Rackete è tenuta a rimanere in Italia in attesa dell’incontro col pm per discutere il fascicolo riguardante l’ipotesi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Già questo basterebbe, ma ad aumentare le dosi di malox per Salvini si aggiunge anche l’elezione del nuovo Presidente del Parlamento Europeo: David Sassoli, del PD. In un clima di netto svantaggio per i populisti, c’è chi cerca di dare qualche bottarella a destra per provare a rialzare l’asticella ostentando numeri da capogiro secondo cui la Lega sarebbe quotata al 38%. Salvo poi scoprire che nella restante parte dei sondaggi i numeri calano, e anche di molto.

Ciò che più dovrebbe preoccupare, però, non sono tanto i giochetti di destra e sinistra – dove, in questo caso, sembra veramente di essere a un derby -, quanto le grottesche conseguenze che stanno causando. Insulti, minacce di morte e di stupro, volgarità indicibili sono state rivolte dal popolo dei leoni da tastiera, perfetti elettori di Salvini pronti a ruggire ad ogni parola del ministro, contro la Capitana Rackete e contro Alessandra Vella, giudice che l’ha scarcerata e che è stata costretta ad eliminare il suo profilo facebook in seguito alle gravissime minacce ricevute.

Come suo solito Matteo Salvini non perde occasione per utilizzare l’arma più vergognosa e vigliacca: l’ignoranza del popolo del web, che minaccia e insulta con parole sessiste e violente chiunque non stia simpatico al ministro. E così è stato anche questa volta. Solo che questa volta qualcuno si è spinto troppo oltre, e infatti partirà verosimilmente qualche denuncia.

E in questo caso parliamo proprio di simpatia e antipatia, perché Carola Rackete ha rispettato la legge. E se avesse fatto diversamente l’avrebbe violata, sia ben chiaro. E non solo: Salvini fa scena muta quando gli si chiede chi abbia dato l’ordine ai finanzieri di frapporsi tra la Sea Watch e il molo. Quindi la faccenda è molto più semplice di come la si voglia far passare, chi non fa quello che piace a Salvini viene tacciato di essere un criminale. E anche dell’accusa di criminalità, avanzata senza prove concrete e prima del verdetto di un giudice, il ministro potrebbe dover rispondere.

Ironico, poi, che proprio Salvini parli di giustizia e si arroghi il diritto di dire a un giudice come fare il proprio lavoro. Lo stesso Salvini che, lo ricordiamo per chi lo avesse dimenticato, non ci pensò due volte a sottrarsi pavidamente dal processo per sequestro di persona, facendosi salvare in Senato dai grillini. Lo stesso Salvini che parla di mancanza di rispetto per gli italiani e le leggi italiane, mentre la Lega ha un debito di 49 milioni dei rimborsi elettorali che è stato dilazionato in comode rate estinguibili in 80 anni: un trattamento molto diverso da quello che viene riservato agli italiani che la Lega dice di voler difendere.

Oggi altra novità: salta fuori una foto di Matteo Salvini in compagnia di alcune poliziotte, montata con una foto in cui si vede Carola Rackete, e la didascalia “Io sto con le donne che difendono la legge, la vita e i confini, non con le delinquenti”. I commenti alla foto da parte dei soliti accanitissimi sostenitori del capitano sono degradanti per la dignità di chi li scrive, ma più rilevante di questo è l’interrogazione parlamentare che il PD vuole presentare per far spiegare al ministro dell’Interno come mai una foto delle forze dell’ordine venga utilizzata per fare propaganda politica. Vedremo come andrà a finire questa volta.

Intanto il fronte migranti non si ferma, perché il mondo gira lo stesso anche se l’Italia si blocca. Proprio oggi la nave Alex, della ong Mediterranea, ha tratto in salvo 54 migranti e ha chiesto autorizzazione per recarsi a Lampedusa. Salvini ha ribattuto che “se la ong Mediterranea ha davvero a cuore la salvezza degli immigrati allora ora nave Alex faccia rotta nel porto sicuro più vicino, che è in Tunisia rispetto a Lampedusa”. Anche in questo caso la risposta è falsa e faziosa, perché al momento della richiesta la nave si trovava a più di 90 miglia dai porti tunisini e a meno di 60 da Lampedusa.

Nelle stesse ore la stessa imbarcazione della guardia di finanza che era stata danneggiata dalla Sea Watch, insieme a una motovedetta della guardia costiera, ha tratto in salvo, facendoli sbarcare a Lampedusa, 55 migranti trovati a circa due miglia su un barcone. Sulla Alex ci sono anche 3 donne incinte in condizioni gravi, il che è una delle ragioni che ha spinto l’equipaggio a trarre in salvo i migranti e sottrarli alla guardia costiera libica, che si è posta all’inseguimento della Alex per un tratto di mare.

A rispondere alle parole di Salvini questa volta è Filippo Miraglia dell’Arci, associazione tra i fondatori di Mediterranea: “È già stata dichiarata impraticabile dal tribunale di Agrigento, con l’ordinanza su Carola Rackete, e dalle istituzioni internazionali. La Tunisia non è un porto sicuro, il ministro se ne faccia una ragione: per settimane ha tenuto in attesa una nave con 75 naufraghi a bordo e, dopo averli fatti scendere, ha impedito loro di fare domanda d’asilo rimandandoli nei Paesi d’origine e contravvenendo al ‘principio di non refoulement’, garantito dalla Convenzione di Ginevra. Adesso la Alex deve portare i naufraghi in Italia, non c’è altra strada. Se si vuole combattere il traffico di esseri umani si attivi subito un ponte aereo e un programma di evacuazione per le 6 mila persone prigioniere dei lager libici sottraendole alle milizie rivali che si contendono il controllo del territorio e che le usano come arma di ricatto per i loro interessi.”

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