Palermo Pride: ecco perché non è una pagliacciata (FOTO)

Si salta spesso a conclusioni affrettate quando si parla dei Pride, ma le ragioni che lo rendono necessario sono profonde

È tutt’ora in corso il Palermo Pride, la manifestazione che convoglia le migliori energie che lottano per la conquista dei diritti: studenti, lavoratori, comunità Lgbtq, migranti. Il corteo è partito da via Roma e si dirige spedito verso i Cantieri Culturali, dove si terrà la festa conclusiva della giornata.

In molti si chiedono spesso per quale motivo ci sia ancora bisogno del Pride. I diritti degli omosessuali sono riconosciuti – così dicono -, ormai sono ampiamente accettati; o ancora ‘la lotta per i diritti si può fare senza pagliacciate’, ‘vi ghettizzate voi stessi’ o anche la provocatoria ‘allora facciamo anche un etero Pride’.

Ebbene, questi punti di vista sono parziali e non tengono in considerazione molti dati importanti. Uno di questi dati è proprio un fatto elementare: un diritto non è conquistato per sempre, ma va ribadito e conservato. D’altronde anche il lavoro è un diritto, ma non tutti ne hanno uno.

Altro punto importante per comprendere le ragioni che rendono il Pride non solo attuale ma anche necessario, è legato alle libertà socio culturali. L’omosessualità, come anche tutte le espressioni umane che non sono riconducibili all’amore uomo/donna, secondo una logica binaria, è ancora ampiamente stigmatizzata. Non è raro ascoltare commenti discriminatori, come non sono rari fenomeni di aggressione e violenza. In quest’ottica si capisce perché sia importante manifestare e contrastare quel sentimento comune di disgusto e omofobia, infelicemente molto diffuso. La libertà non è solo legislativa, ma anche sociale.

Abbiamo parlato delle ragioni che spingono a manifestare in Italia e, più largamente, nel mondo occidentale. Non bisogna dimenticare però che l’omosessualità è, ad oggi, considerata un reato in 69 paesi. Manifestare è un atto di solidarietà nei confronti di chi è ancora sottoposto a violenze legalizzate, serve a infondere coraggio alle comunità Lgbtqi di tutto il mondo.

Nonostante questi obiettivi, una manifestazione annuale non è sufficiente per l’ottenimento dei diritti. Resta comunque occasione per molti di trovare motivazioni e coraggio: una giornata in cui confrontarsi liberamente col resto della comunità, senza sentirsi giudicati per i propri desideri. Sostenere il Pride è dovere morale anche degli eterosessuali, in quanto in ballo ci sono diritti inalienabili dell’essere umano.

“Perché non fare un etero Pride allora?” Per il semplice motivo che l’eterosessualità non ha bisogno di essere affermata e di aver riconosciuti dei diritti, perché li ha già storicamente. E, lo ripetiamo, non si tratta solo di libertà legislative, ma sociali. Siete mai stati insultati con la frase “sporco eterosessuale”?

Camminare per la propria città esprimendo liberamente e senza essere giudicati la propria identità e i propri desideri è qualcosa a cui tutti gli eterosessuali sono abituati, ma non è un diritto scontato per tutti.

Il Pride, inoltre, vuole fungere anche da dispositivo di unione tra diversi movimenti: movimenti studenteschi, movimenti per i diritti dei lavoratori, movimenti femministi e tutti quei gruppi che lottano quotidianamente per il bene collettivo. Non è quindi una manifestazione esclusiva, ma inclusiva.

Il Pride permette quindi di esprimere liberamente la propria individualità e la propria personalità, anche mettendo in scena una dissidenza volta all’autoaffermazione. Parteciparvi significa dire a gran voce che non bisogna avere determinate caratteristiche per avere dei diritti ed essere tutelati.

Una ulteriore contestazione spesso mossa contro il Pride riguarda invece l’eccesso, le parrucche, le piume, i colori e i corpi seminudi: l’obiettivo della manifestazione è proprio avere visibilità e ribadire che l’abbigliamento è un mezzo di espressione. Il senso comune vorrebbe che il diverso restasse invisibile, nascosto, mentre il Pride rivendica l’orgoglio di essere diversi e il non doversi vergognare per questo.

Se il vero problema del Pride fosse la nudità e l’eccesso, se non ci fosse di fondo un sentimento di omofobia più o meno latente, ci si scandalizzerebbe anche per i corpi nudi che sistematicamente vediamo nelle pubblicità, in televisione, sui cartelloni e sui social. Ma non è così.

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