M5S perde consensi. O no? Intervista a Fabio Costantini sull’evoluzione del Movimento nell’ultimo anno

Perdita di consensi, differenza tra le preferenze alle amministrative e le europee, contratto di governo e reddito di cittadinanza: questi gli argomenti trattati con Fabio Costantini

Monreale, 30 maggio 2019 – Non è passato inosservato, a livello nazionale, un certo calo delle preferenze rivolte al Movimento 5 stelle: basti pensare al fatto che l’anno scorso più del 32% degli italiani recatisi al voto avevano espresso la preferenza per i pentastellati, mentre alle europee di quest’anno il Movimento si è fermato al 17,1%. A Monreale la situazione si è rivelata altrettanto altalenante, passando dal 7,72% delle amministrative al 29,82% delle europee.

Per cercare di fare un po’ di chiarezza sulle dinamiche che hanno condizionato l’evoluzione del Movimento, abbiamo intervistato il portavoce dei 5 stelle a Monreale, nonché consigliere comunale ed ex candidato sindaco, Fabio Costantini.

D: Costantini, a Monreale si è registrato uno scarto non indifferente tra le preferenze espresse per il M5S durante le amministrative e quelle alle europee. Come se lo spiega?

R: La spiegazione è sempre quella: logiche clientelari e di scambio, che incidono molto sulle elezioni amministrative e invece sganciano l’elettore alle europee. L’elettore si sente più libero alle europee perché sganciato da vincoli di parentela o amicizia, e si ha quindi una riproduzione più fedele del sentire dei cittadini. 5 anni fa nello stesso giorno l’elettore è entrato nell’urna e aveva una scheda per le amministrative e una per le europee, il risultato avrebbe dovuto essere similare e invece abbiamo avuto il 32% alle europee e il 7,5% alle amministrative. Ci si è recati al seggio e ci si è espressi in modo diverso; la chiave di lettura è che il consenso reale è quello delle europee, poiché slegato da vincoli diretti.

D: Il M5S conferma una sola presenza in Consiglio comunale, è da vedere come una sconfitta? Cosa ha costruito il Movimento negli ultimi 5 anni a Monreale? Perché non è cresciuto?

R: Noi non facciamo apparentamenti e non ci pieghiamo a logiche di scambio, questo già ci pone in una condizione di svantaggio. Se poi osserviamo il panorama politico di Monreale ci accorgiamo che anche le liste di opposizioni hanno numeri simili ai nostri. Se fai un apparentamento ci sono liste che acquisiscono seggi in più, se noi ci fossimo apparentati, se non mi sbaglio, avremmo preso anche 3 seggi. Senza apparentamento confermiamo l’unico seggio che abbiamo.

D: Andiamo alla situazione nazionale. L’anno scorso il M5S ha preso il 32%, contro il 17% delle europee di quest’anno. Cosa è successo durante quest’ultimo anno ai vostri consensi?

R: Io riconduco questi risultati a due fattori: il primo è un processo evolutivo del Movimento nei confronti del quale ci siamo mostrati lenti. C’era la necessità di un maggiore dinamismo, visti i numeri crescenti, e a questa richiesta abbiamo manifestato scarso dinamismo. Alcuni temi sono arrivati sul tavolo in ritardo e altri ci sono adesso. Anche il tema dei mandati di consigliere: la proposta è di rivedere le ipotesi di doppio mandato, dare cioè la possibilità ai consiglieri di avere altri mandati; si sta valutando perché le consideriamo risorse da non disperdere. Altro fattore è sicuramente un grosso deficit comunicativo sul quale Salvini si è trovato avvantaggiato, sia perché comunicato meglio – dal punto di vista mediatico è organizzato con una vera e propria macchina comunicativa e utilizza rimborsi che noi abbiamo sempre rifiutato – e poi perché ha cavalcato l’onda delle sensazioni di pancia dell’elettorato con pochi temi ma molto sentiti. I nostri temi sono targati 5S e sono moltissimi, ma Salvini ha sponsorizzato meglio quelli targati Lega. Ed è l’unica ragione per cui un elettore del sud abbia potuto dimenticare così facilmente le idee dei leghisti riguardo ai meridionali. Salvini è stato molto abile a centrare l’obiettivo.

D: Ecco, proprio parlando di Salvini e della Lega, è opinione diffusa che il M5S sia stato un trampolino di lancio per il Carroccio e sia poi stato lasciato indietro da quest’ultimo. Che frutti sta dando questo contratto di governo?

R: Il contratto di governo tecnicamente sta funzionando, ma il problema non è questo. Il contratto sta dando vita a una coalizione con due soggetti che non avrebbero potuto esistere nella stessa compagine. Ci sono alcuni attriti e difficoltà che si presentano nel momento in cui si lamentano temi oggetto del contratto la cui determinazione è stata demandata a valutazioni successive, come la TAV. Si è andati invece al centro in maniera precisa su quota100, reddito di cittadinanza. Il contratto è attuato, lo stesso Salvini ammette che non è da aggiornare perché continua ad essere valido. Una considerazione a margine che faccio è che fin ora il M5S si è comportato lealmente nei confronti dell’altro contraente, conferendo parità di potere contrattuale un soggetto che, almeno inizialmente, aveva un potere contrattuale molto diverso dal nostro. Ci sarà sicuramente stato un certo travaso di preferenze da noi a loro, ma la Lega avrà fagocitato in parte anche gli elettori di Forza Italia immagino. Noi abbiamo perso molti consensi con l’astensionismo.

D: Ha fatto cenno poc’anzi al reddito di cittadinanza. Sulla carta pare che stia funzionando, i soldi vengono erogati, ma forse è passato un messaggio sbagliato. Molti cittadini avevano pensato che sarebbe stato un mezzo di sostentamento a lungo termine, i commenti sui social mostrano non poca delusione da parte di molti dei beneficiari.

R: Questa concezione è frutto di una lettura sbagliata. Chi non percepisce il reddito di cittadinanza massimo, non lo percepisce perché ha già qualcosa e non rispetta i parametri previsti. Il reddito di cittadinanza funziona partendo dal presupposto che il soggetto abbia poco o niente. Ma ammesso e non concesso che il denaro erogato sia troppo poco, si tratta comunque di denaro destinato alla sussistenza in attesa che il percorso di inserimento lavorativo dia i suoi frutti. Se invece si parte dal concetto che il soggetto ha un lavoro in nero e vuole arrotondato col reddito di cittadinanza, si parla di un illecito. Mi è capitato anche di sentire di persone che vogliono revocare il reddito.

D: Ce ne sono parecchie in effetti, e sorge un dubbio. Chi vuole tirarsi indietro dopo aver percepito il reddito di cittadinanza, secondo lei lo fa perché si è reso conto che questi fondi non sono spendibili come lui sperava, o piuttosto perché, visto che le forze dell’ordine stanno individuando molti “furbetti”, ha il carbone bagnato?

R: Più probabile che sia la seconda, anche perché le maglie della spesa si sono molto allargate. Sono uscite le prime guide più esaustive su come poter spendere la carta del reddito. Rispetto alla proposta originaria ci sono molte più cose che si possono acquistare. Non credo che coloro che abbiamo manifestato la volontà di recedere lo facciamo perché i fondi non sono spendibili, specialmente perché in teoria parliamo di persone che versano in condizioni di necessità. Chi molla, lo fa perché c’è qualcosa che non funziona nel meccanismo e ha paura di essere individuato. Bisognerebbe tenere a mente che il reddito di cittadinanza non è stato pensato come ammortizzatore sociale, ma come sostegno temporaneo finalizzato all’inserimento lavorativo.

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