“Ombre e Luci”: inaugurata ieri a Palermo la mostra della fotografa monrealese Maria Madonia

Il professor Franco Nocera ha commentato: “Questa mostra racchiude questo duplice significato: la luce e l’ombra, il bianco e il nero, il moro e il paladino”

Palermo, 25 maggio 2019 – Si è tenuta oggi pomeriggio, presso l’educandato Maria Adelaide di Palermo, l’inaugurazione della mostra fotografica di Maria Madonia, fotografa di Monreale.

Una mostra rispecchiata perfettamente dal suo titolo, “Ombre e Luci”: il cuore pulsante delle immagini di Maria è infatti circondato da due sfere immaginifiche che si rincorrono, il buio e la luce.

La passione per la fotografia nasce in Maria nel 2008, dopo una mostra espositiva di Cartier-Bresson particolarmente evocativa per la sensibilità dell’artista monrealese. Da quel momento è stato un crescendo di ricerche stilistiche che hanno portato Madonia a confrontarsi con l’attimo esatto, il punctum barthiano a cui ogni fotografo aspira.

Dopo il saluto e l’introduzione all’incontro della dirigente scolastica del Maria Adelaide, Angela Randazzo, si sono susseguiti due interventi sulla mostra.

“Conosco Maria Madonia da quarant’anni, è stata mia allieva – racconta il professor Franco Nocera, docente dell’Accademia delle Belle Arti di Palermo -. L’ho rincontrata dopo anni scoprendo questa sua passione per le arti figurative e in particolare per la fotografia. Mi incuriosì e così vidi le sue prime foto: pensai subito che aveva qualcosa in più. Questa mostra racchiude questo duplice significato: la luce e l’ombra, il bianco e il nero, il moro e il paladino. L’infrangersi dell’onda sulle rocce, la luce che affiora prepotente, ma anche l’ombra delle finestre misteriose in cui è possibile vedere i fantasmi, immaginarli. Volendo fare un paragone con la musica mi viene in mente la “Messa breve” di Mozart: dal buio più profondo, ma mano che procede il brano, si vede la luce fare capolino. Nelle immagini di Maria vi è la stessa luce, ma la sua è una luce di speranza, la speranza che le cose migliori possano apparire da quelle finestre”.

“Io e Maria siamo colleghi da tanti anni, condividiamo una visione comune della realtà – ha detto il professor Camillo Palmieri, docente di lettere classiche presso l’educandato Maria Adelaide, nel corso del suo intervento -. Potrebbe forse sembrare una considerazione triste ma è in realtà obiettiva: entrambi abbiamo maturato, per tante ragioni, una sorta di disagio dell’esistenza. Non è un fatto negativo, il disagio alle volte apre delle prospettive che una visione eccessivamente ottimista non ci mostra, e di conseguenza cerchiamo delle risorse che il più delle volte sono dentro di noi. Ecco, Maria ha fatto esattamente questo: le sue fotografie nascono dall’interno”.

E proprio il dolore è forse la chiave di lettura più adatta per interpretare le immagini della mostra. Come dice la stessa Maria “la mia solitudine mi ha spinto a cercare un interesse”; è quindi nella solitudine, nel dolore della quotidianità che trova la sua genesi la visione dell’occhio dell’artista.

“Ho visto che andando in giro, fotografando e osservando la realtà provavo un senso di appagamento. Ha cominciato a crescere questa passione dentro di me. Quando vedevo un tramonto mi acquietavo, c’era in me la voglia di uscir fuori da questa tristezza, dalle ombre che scaturiscono dalla quotidianità. Ma al contempo avevo una forza che mi spingeva a ritemprarmi: un tramonto, il rumore del mare, sono stati il mio rifugio. Nelle mie foto non vi sono figure umane, è rappresentata la sofferenza dell’uomo. La strada che io ho scoperto, per superare e riscattarsi dalla sofferenza, è quella di rifugiarsi nella natura e nella bellezza”.

Dopo gli interventi si è esibito il quartetto a plettro Tetra Cordes, composto da due mandolini, una mandola e una chitarra. Un’esibizione d’eccellenza, coronata dalla splendida cornice del palazzo in cui ha sede il Maria Adelaide.

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