Operazione “Blacksmith”: 19 arresti, sbaragliata la nuova rete della droga palermitana (NOMI E FOTO)

La droga veniva acquistata da Calabria e Campania, successivamente stoccata e distribuita nelle piazze di spaccio di Palermo e Provincia

 

Palermo, 21 maggio 2019 – Sono state messe in atto questa mattina le misure cautelari afferenti all’operazione denominata “Blacksmith”. Nello specifico sono scattate le manette per Paolo Dragotto, 58 anni, Paolo Di Maggio, 35 anni, Fabio Bongiorno, 42 anni, Pietro Morvillo, 49 anni, Tommaso Marchese, 45 anni, Michele Spartico, 26 anni, Giuseppe Flandina, 45 anni, Vincenzo Paolo Flandina, 25 anni, Anthonj Basile, 28 anni, Salvatore Basile, 32 anni, Salvatore Paolo Cintura, 29 anni, Daniele Spataro, 30 anni, Giovanni Visiello, 30 anni, Savino Intagliatore, 48 anni.

Ai domiciliari invece Giampiero Badagliacca, 39 anni, Silvana Greco, 35 anni e Giorgio Cortona, 73 anni, Vito Lo Grasso, 67 anni, Angela Caruso, 64 anni.

Rodolfo Ruperti, capo della squadra mobile

“É stata un’attività molto importante che trova sempre un lavoro certosino che la Sezione narcotici ha avviato da tempo su queste organizzazioni criminali – ha dichiarato Rodolfo Ruperti, capo della squadra mobile -. È un’indagine che avrà una ricaduta importante perché sono stati arrestati i principali trafficanti di droga palermitani. A capo vi erano due soggetti, Paolo Dragotto e Paolo Di Maggio, che avevano fiorenti contatti sia con soggetti napoletani che calabresi. Abbiamo sequestrato più di 3.000 kg di hashish, che avrebbero fruttato più di 15 milioni di euro al dettaglio, nonché numerosi kg di cocaina con numerosi arresti in flagranza di reato”.

“Si avrà una ricaduta anche sulle piazze di spaccio, perché la droga veniva poi distribuita a soggetti che ne acquistavano diversi kg e le vendevano poi in piazze di spaccio e Province vicine”.

“Cosa nostra ha ripreso un ruolo nel traffico delle sostanze stupefacenti, in maniera diretta o attraverso mediazione. Gli indagati hanno parentele con soggetti anche rilevanti all’interno di cosa nostra. Come basi logistiche utilizzavano sedi di alcuni imprenditori che si prestavano per questa attività. Il danno fatto a questa organizzazione, con i sequestri degli ultimi anni, ammonta ad almeno 20 milioni di euro. Le indagini sono partite da una persone di Carini che aveva traffici diretti coi colombiani, da lì abbiamo trovato soggetti che avevano rapporti dello stesso tipo con calabresi”.

“Il meccanismo era semplice: i trafficanti raccoglievano i soldi, acquistavano lo stupefacente in Campania e Calabria e poi veniva stoccato da persone insospettabili: titolari di impianti, di parcheggi, ditte di trasporti; e poi le sostanze venivano distribuite ad altri soggetti che rifornivano le piazze”.

“Sono stati sequestrati – conclude Ruperti – anche numerosi beni, vista la non corrispondenza tra il tenore di vita e il reddito dichiarato dalle persone coinvolte: ville, appartamenti, terreni, aziende e numerosi autoveicoli”.

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