Palermo, Claudia Koll e Biagio Conte pregano per l’apertura all’accoglienza

Il missionario digiuna da 14 giorni per sostenere la battaglia di Paul, un ghanese che rischia di essere espulso

Palermo, 12 maggio 2019 – Digiuna ormai da quattordici giorni. Continua la battaglia di Biagio Conte, in piazza Don Pino Puglisi, a sostegno di Paul, un ghanese che rischia di essere espulso. Stamattina, Claudia Koll, fondatrice della associazione onlus “Le opere del Padre”, ha pregato con Fratel Biagio per una apertura dei cuori all’accoglienza.

Il missionario laico, fondatore della Missione Speranza e Carità di Palermo, chiede una soluzione per consentire a Paul di restare in Italia. Di origine ghanese, 51enne, si trova a Palermo dal 2010 e da anni lavora come idraulico alla Missione, fondata per dare assistenza a poveri, senza tetto, malati psichici.

Diversi gli appelli lanciati al Papa, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al premier Giuseppe Conte. 

“Non possiamo dimenticare la storia – scrive fratel Biagio in un messaggio indirizzato all’Africa – ci sono ancora dei solchi profondi degli anni della schiavitù, della deportazione. In questo periodo vi è un ritorno alla sopraffazione e alla disumanizzazione. Negli anni passati avevamo superato questo periodo negativo della storia, nelle nostre coscienze era maturato un cambiamento che tutto questo non accadesse mai più”.

“In questi ultimi tempi purtroppo c’è stato un ritorno ai tempi bui – continua – 
tutti quei paesi africani che hanno subito deportazioni dei loro popoli, dovevano ricevere un aiuto, un sostegno concreto per le loro terre ma invece non abbiamo dato nulla, abbiamo tolto le risorse, colonizzando interi territori.
Negli ultimi anni, siamo stati invasori con le multinazionali, qual è stato il risultato? Che stanno impoverendo l’Africa. Una piccola minoranza di africani ha ricevuto ricchezze, e tutto il resto del popolo è affamato creandosi cosi una nuova emigrazione (deportazione). Questo popolo affamato, i nuovi profughi, scappano per cercare una terra promessa, un luogo dove ricominciare. Adesso dopo anni e dopo aver ricevuto e nutrito una speranza, a tanti fratelli che stavano ricostruendo la loro vita si rischia di togliergli la speranza, con metodi (leggi) ingiusti che oggi ci riportano ad una nuova schiavitù, ad una nuova tratta.
Li stiamo giudicando annientando e condannandoli a rientrare forzatamente nei loro paesi. Con quale rischio? Un ritorno fortemente negativo e ingiusto.

Ma abbiamo capito che l’Africa è il futuro e la nostra Speranza? Attendiamo che si spezzino le catene mettendo così fine alle ingiustizie.

Questo appello non è per una parte politica o per un’altra parte politica ma per tutta l’umanità”. Conclude la lettera il missionario. 

 

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