Monreale al ballottaggio. Ecco chi vincerà

Un astensionismo superiore al 60% certifica che a venire meno in questo paese è la speranza di un futuro migliore

Monreale, 11 maggio 2019 – Domani gli elettori monrealesi sceglieranno il loro futuro sindaco, tra Alberto Arcidiacono e Piero Capizzi. Ma a vincere, anche questa volta, sarà il partito dell’astensionismo. 

Il primo segnale forte è stato dato il 28 aprile, quando il 41% degli elettori monrealesi, ben 13.392 su 32.800, ha preferito non esprimere alcuna preferenza. Un dato molto significativo che mostra una tendenza chiara, quella della forte sfiducia dell’elettorato nei confronti della politica tutta. Una sfiducia crescente, nella città di Monreale, se facciamo un confronto con quanto successo solo 5 anni fa. 

Allora al primo turno si presentò il 68,59% degli elettori, contro il 59,17% di quest’anno. Al secondo turno nel 2014 “accorse” alle urne il 43,91% degli elettori. Si votava sia domenica che lunedì. Difficilmente nella sola giornata di domani si raggiungerà l’affluenza del 40%. Con molta probabilità la maggioranza assoluta degli elettori si asterrà dal voto, preferirà non esprimere alcuna preferenza. In questo caso, la scelta del sindaco di Monreale verrebbe determinata di fatto da poco più del 20% dei monrealesi aventi diritto al voto. 

Una riflessione sarà dovuta, e una risposta andrà data sul perché a Monreale sia presente questo forte astensionismo.

Ci abbiamo provato, noi come altri siti locali di informazione, a presentare un quadro il più esaustivo possibile sulla figura e sui programmi elettorali dei candidati alla carica di sindaco. Ci siamo riusciti? Obiettivamente penso di no.

Come per il 28 aprile, anche domani, 12 maggio, una data importante, se non decisiva, per il futuro dei giovani, delle fasce più deboli, degli anziani, della scuola, dei commercianti, delle imprese del vasto territorio monrealese, sarà improbabile che i cittadini abbiano le idee chiare su quale candidato scegliere.

I numerosi comizi, la presentazione dei programmi elettorali, le innumerevoli interviste svolte nelle più svariate forme, tra caffè, passeggiate, salotti, poco hanno contribuito a chiarire all’elettorato o a convincerlo su chi, tra i candidati sindaco, abbia le carte in regola per assumere la guida della città nei prossimi cinque anni.

Un astensionismo da parte degli elettori superiore al 60% certifica che a venire meno in questo paese è la speranza di un futuro migliore. Ci sono responsabilità? Certamente si, ma nel giorno del silenzio elettorale ci asterremo dall’esprimere commenti.

Ma questo dato, al di là di chi da lunedì indosserà la fascia tricolore, esprime un fatto oggettivo, la sconfitta della politica in questa città.

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