“Comitato Pioppo comune autonomo”: “Capizzi, Caputo, Lo Biondo, Russo e il PD a favore? Ma nel 2010 si schierarono contro”

Il PD in occasione del referendum tappezzò la periferia con manifesti pro astensione: «Monreale prima di tutto. Una sola comunità, un unico territorio, una sola identità, quella di essere tutti Monrealesi»

Monreale, 13 febbraio 2019 – Il progetto autonomista del “Comitato Pioppo comune autonomo” va avanti. I confini del nuovo territorio sono stati ben definiti. Includono un territorio ridotto rispetto al precedente progetto, ma con una popolazione decisamente accresciuta. In base all’ultimo censimento, sono 6.584 i cittadini monrealesi che potrebbero cambiare comune. 

Al comitato si respira aria di ottimismo. Con attenzione, ma anche con molta perplessità, hanno commentato le opinioni politiche dei candidati alla carica di primo cittadino del comune di Monreale che abbiamo intervistato sull’argomento nel corso delle scorse settimane. “Ad esclusione di Gambino, Arcidiacono, Romanotto e Costantini – spiegano – gli altri soggetti durante il precedente tentativo autonomista (siamo negli anni 2008/2010), avevano rivestito un preciso ruolo politico. A differenza dell’apertura che oggi mostrano nei nostri confronti, allora avevano cercato di ostacolare il progetto autonomista di Pioppo”.

“A partire dall’attuale sindaco Piero Capizzi, che nel 2008 era presidente del consiglio dell’amministrazione Gullo – sottolineano -. Dopo le prime dichiarazioni a favore dell’autonomia e dopo avere votato favorevolmente il 29 luglio 2008 in consiglio comunale l’approvazione del progetto di autonomia, a circa un mese dal referendum, nel 2010, durante l’amministrazione Di Matteo, sostenne il ricorso presentato al TAR per chiedere l’annullamento della consultazione referendaria popolare perché ritenuta incostituzionale”. Una posizione per niente isolata. Il ricorso venne firmato da altri 19 consiglieri comunali. 

L’incarico venne assegnato all’avvocato Andrea Terranova, il 12 aprile 2010, ad una settimana dal referendum.

Secondo i sottoscrittori del ricorso, infatti, si intravedevano profili di incostituzionalità, dato che la consultazione referendaria sarebbe stata limitata solamente agli abitanti residenti nel territorio interessato dalla istituzione del nuovo comune e non a tutti gli elettori monrealesi che avrebbero comunque subito passivamente le conseguenze dell’autonomia della frazione.

Il ricorso costò 7.000 € alle casse comunali, ma non venne accolto dal TAR perché presentato in ritardo.

Il portavoce Rosario Favitta ricorda come allora si creò un fronte trasversale contro il progetto. Salvino Caputo, che oggi riconosce come legittima la richiesta dei cittadini pioppesi di avere riconosciuta la loro identità storico-culturale, allora era vicesindaco dell’amministrazione Di Matteo. Dopo essersi precedentemente mostrato favorevole al progetto autonomista, “partecipando alle varie nostre riunioni” ebbe a dichiarare, da vicesindaco e parlamentare regionale del PDL, che l’esclusione dal diritto di voto dei 30.000 cittadini monrealesi avrebbe comportato una violazione di legge.

“Anche l’attuale candidato Massimiliano Lo Biondo – continua Favitta – che aveva precedentemente votato favorevolmente il progetto in consiglio comunale, successivamente sostenne il ricorso. Lo Biondo dichiarava – ricorda Favitta leggendo una nota stampa accuratamente conservata – che «è inverosimile che si possa solo pensare che con poco più di 5.000 residenti di Pioppo su circa 32.000 abitanti, il territorio possa essere privato di 81 milioni di metri quadrati e dell’economia ad esso collegata. E per di più con un progetto la cui densità abitativa è pari a zero». Oggi però sembra avere cambiato posizione”, chiosa Favitta.

Il Comitato accoglie con estrema perplessità anche le dichiarazioni rilasciate su queste colonne dai consiglieri del Partito Democratico. “Perché nel 2010 – racconta Favitta – la sezione monrealese del partito aveva tappezzato la periferia della città (la parte coinvolta dall’autonomia, ndr) con manifesti che invitavano i cittadini all’astensione al voto, al fine di non consentire il conseguimento del quorum”. «Monreale prima di tutto. Una sola comunità, un unico territorio, una sola identità, quella di essere tutti Monrealesi» si leggeva nei manifesti affissi dal partito i cui consiglieri avevano prima espresso voto favorevole in aula.

Anche Tonino Russo, uno dei responsabili della lista civica “Monreale bene comune”, che sosterrà l’eventuale candidatura di Roberto Gambino, aveva allora espresso parole pesanti nei confronti dell’ipotesi autonomistica. Rispondeva così ad una nostra intervista:
«Sono maggiori i rischi che le opportunità. Pioppo presenta in realtà alti livelli di violazione della legalità. Gran parte degli uomini coinvolti nell’inchiesta Perseo sono di Pioppo. Non so se una autonomia nuova molto fragile disponga di tutti gli anticorpi necessari che una realtà consolidatasi nel tempo dal punto di vista istituzionale possiede».

Come questa storia finì è noto. Il referendum si tenne, ma venne vanificato dal mancato raggiungimento del quorum necessario alla sua validità. Parteciparono 2630 residenti su 5532 aventi diritto al voto. Mancarono all’appello solamente 137 voti. Votarono favorevolmente ben 2472. I no furono solo 114.

 

 

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