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Cronaca

Traffico illecito di rifiuti pericolosi. I particolari dell’inchiesta che ha coinvolto Roberto Terzo e Gianfranco Taormina

Gestione abusiva di rifiuti ed evasione fiscale. I fatti risalgono agli anni tra il 2011 e il 2014. I legali hanno chiesto l’interrogatorio di garanzia

Pubblicato il 4 febbraio 2019

Traffico illecito di rifiuti pericolosi. I particolari dell’inchiesta che ha coinvolto Roberto Terzo e Gianfranco Taormina

Monreale, 4 febbraio 2019 – L’ultima indagine sul presunto traffico illecito di rifiuti, avviata dalla Procura della Repubblica di Palermo, vede coinvolti i vertici amministrativi e finanziari dell’ex ATO Palermo 2, oltre alla società Ecogestioni srl che gestirebbe, tra l’altro, un impianto per la gestione dei rifiuti a Santa Flavia.

In particolare, l’inchiesta riguarda il responsabile finanziario dell’ex ATO Palermo 2, il ragioniere Gianfranco Taormina, attualmente dipendente della SRR Palermo Ovest nonché ragioniere capo presso il Comune di Roccamena, e l’avvocato Roberto Terzo, ex commissario liquidatore dell’Alto Belice Ambiente, la società che per tanti anni ha svolto il servizio di raccolta e spazzamento dei rifiuti indifferenziati nei 17 comuni dell’ambito, tra cui quello di Monreale (più tardi, era il 22 dicembre 2014, la società verrà raggiunta dal decreto di fallimento pronunciato dal Tribunale fallimentare di Palermo). Sia Taormina che Terzo hanno ricevuto in questi giorni la notifica di chiusura delle indagini preliminari da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo. 

I loro legali (Roberto Terzo è difeso dagli avvocati Mario Caputo e Salvino Caputo, Gianfranco Taormina dagli avvocati Mario Caputo e Nicola Nocera) hanno chiesto l’interrogatorio di garanzia.

Roberto Terzo risulta indagato in qualità di liquidatore dell’Alto Belice Ambiente (dall’aprile 2011 al dicembre 2014), per una presunta gestione abusiva di grossi quantitativi di rifiuti pericolosi, al fine di generare un ingiusto profitto. Insieme a lui implicate altre 5 persone. Si tratta di Michele Raspanti, amministratore unico della Ser.Eco S.r.l., Anna Bordonaro, dipendente della Ecogestioni S.r.l. e braccio operativo di Raspanti,  Ferrer Laurino e Giuseppe Speciale, operai specializzati della Ser.Eco, e Luigi Frati, rappresentante legale di uno stabilimento di Pomponesco (MN), destinatario dei rifiuti speciali pericolosi. 

Secondo quanto ipotizzato dai PM, gli indagati avrebbero gestito abusivamente i rifiuti pericolosi, circa 82 tonnellate, spacciandoli come non pericolosi. Di questi, circa 36 tonnellate, secondo gli inquirenti, sarebbero stati classificati come non pericolosi dalla Ser.Eco S.r.l., che vi avrebbe apposto un codice identificativo diverso da quello previsto per i rifiuti pericolosi (CER 19.12.07 invece di CER 19.12.06). Le restanti 45 tonnellate di rifiuti urbani pericolosi sarebbero state classificate come non pericolosi appunto dall’Alto Belice Ambiente. Arbitrariamente, sostengono i magistrati, tramite l’apposizione del codice CER 20.01.38. L’Alto Belice Ambiente, inoltre, sempre secondo quanto ipotizzato dalla Procura, sarebbe stata illegittimamente implicata nella cogestione dello stabilimento Ser.Eco di Cefalà Diana. Terzo avrebbe stipulato un accordo di integrazione e parziale modifica al contratto che prevedeva proprio la cogestione dello stabilimento, ritenuta dai PM illegittima, in quanto in violazione con quanto prescritto dalle autorizzazioni amministrative rilasciate alla Ser.Eco.

La notizia ha generato un piccolo terremoto all’interno di numerosi comuni che hanno stipulato convenzioni con gli impianti di trattamento di rifiuti menzionati nell’inchiesta. Roccamena potrebbe essere uno di questi. Nel corso dell’intervista rilasciata a Filodiretto lo scorso 15 gennaio, era stato il vicesindaco del piccolo comune del Palermitano, che è anche assessore al ramo, ad annunciare che Roccamena avrebbe conferito i rifiuti proprio presso l’impianto della Ecogestioni srl di Santa Flavia.

Gianfranco Taormina risulta invece indagato per evasione fiscale nella qualità di consulente finanziario e tributario, assieme a Michele Raspanti, Piergiorgio Salvatti e Diego Occari. A loro gli inquirenti contestano l’avere messo in atto, con più azioni esecutive, un disegno criminoso finalizzato all’evasione fiscale. In seguito alla creazione della società Finordica S.r.l., avrebbero emesso a dicembre 2012 note di debito fittizie in seguito alla cessione di crediti alla società Finordica da parte di Ser.Eco. e di Ecogestioni, per un importo complessivo di 1.247.478 €, al fine di consentire a queste ultime l’evasione dell’IRES 2012 pari a 147.432 €. Altre note fittizie di debito sarebbero state emesse nell’aprile 2014 a seguito di cessione di crediti alla Finordica da parte di Ecogestioni, per circa 715.609 €, così da consentire un’ulteriore evasione di 29.613 € con riferimento all’IRES 2014.

Ma il comune di Roccamena è legato a doppio filo a Gianfranco Taormina. Il dipendente dell’ATO Alto Belice Ambiente arriva nel 2013 a Roccamena, dove il posto di ragioniere capo del comune era vacante. 

A seguito di selezione pubblica, viene assunto in quell’anno come dirigente esterno e il suo contratto viene prorogato di anno in anno sino al 2017. Nel 2018 vince una nuova selezione pubblica bandita dal comune, mentre nel 2019 viene assunto per chiamata diretta dal Sindaco Tommaso Ciaccio. L’incarico scadrà a maggio di quest’anno, in concomitanza con la fine del mandato elettorale di Ciaccio. Insieme all’incarico di ragioniere comunale, Taormina continua a svolgere il ruolo apicale di responsabile finanziario presso l’ATO Palermo 2, sino al fallimento dichiarato dal Tribunale di Palermo alla fine dell’anno 2014. Successivamente transita alla SRR Palermo Ovest, quando viene nominato Presidente l’ex sindaco di Monreale, Filippo Di Matteo, e vi rimane con il nuovo commissario straordinairo, oggi presidente del CDA, Natale Tubiolo, mantenendo sempre una posizione apicale nel ramo finanziario.

Ma proprio mentre Taormina si trovava a ricoprire il doppio incarico di ragioniere del Comune di Roccamena e dell’ATO Palermo 2, alcuni comuni della provincia palermitana, tra cui Roccamena, si trovavano in contenzioso contro lo stesso ATO. Ne avevano infatti impugnato il bilancio per l’anno 2009, rilevando che non appariva caratterizzato, come dovuto per legge, dai requisiti di chiarezza, veridicità e correttezza. 

In effetti, il Tribunale di Palermo dichiarerà, con sentenza emessa nel 2015, ossia quando l’ATO PA2 era già fallita, che quel bilancio era viziato da una erronea iscrizione di “crediti verso i comuni soci”. Crediti vantati dall’ATO PA 2 quando invece si sarebbero dovuti iscrivere come “perdite di gestione”. La conseguenza non è di poco conto, dato che la corretta qualificazione di somme pari a ben cinque milioni di euro avrebbe dovuto comportare l’attivazione delle dovute verifiche per risalire alle cause e alle eventuali responsabilità in ordine alle suddette rilevantissime perdite di gestione che, verosimilmente, unitamente ad altre anomalie e criticità gestionali, hanno condotto alla dichiarazione di fallimento. Ciò, come è noto, ha gettato i comuni della provincia di Palermo in uno stato di grave difficoltà, dato che sino ad oggi hanno dovuto provvedere in via sostitutiva a garantire, in forma emergenziale, l’espletamento del servizio di raccolta dei rifiuti urbani. Una situazione che ha contribuito ad aggravare la crisi del sistema dei rifiuti che ormai da anni attanaglia la regione, con risvolti giudiziari che sembrano ancora tutti da chiarire e che lasciano intravedere ulteriori sviluppi.

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