Corleone, 24 anni fa venivano uccisi Francesco Saporito, Giuseppe e Giovanna Giammona

L’omicidio maturò perché Giovanni Riina, verso la fine del 1994, temeva che venisse sequestrato dalle cosche rivali qualcuno della sua famiglia

Corleone, 28 gennaio 2019 – Una storia che ha dell’incredibile. Ventiquattro anni fa venivano uccisi a Corleone Giuseppe Giammona, assassinato il 28 gennaio 1995 nel proprio negozio di abbigliamento, a distanza di un mese, il 25 febbraio, anche la sorella Giovanna mentre era in auto assieme al marito, Francesco Saporito. La donna protesse col proprio corpo il figlio che teneva in braccio, sul sedile anteriore. Il bambino, che allora aveva un anno e mezzo, rimase miracolosamente illeso, così come il fratellino di quattro anni che dormiva sul sedile posteriore.

L’omicidio era stato compiuto perché sui Giammona ricadevano dei sospetti, Cosa Nostra pensava che fossero coinvolti in un fantomatico progetto, ispirato dalle cosche perdenti, per rapire il figlio del capomafia Totò Riina. Il processo agli esecutori e ai mandanti dell’uccisione è stato celebrato tra la fine degli anni ’90 e i primi anni del 2000, davanti alla Corte di Assise di Palermo. Imputati erano Leoluca Bagarella, Leonardo e Vito Vitale, Giovanni Brusca considerati gli autori materiali degli omicidi e Giovanni Riina, allora incensurato, figlio del capomafia Salvatore Riina.

La Corte di Assise ha condannato tutti gli imputati e sancito che «non emerge alcun minimo elemento che conforti l’ipotesi di legami o contatti di qualsiasi genere stabiliti tra Giuseppe Giammona e persone o comunque a gruppi o ambienti della criminalità organizzata».

Nel 2012 alla famiglia, la madre dei Giammona ed ai nipoti che lei sta crescendo, è stato riconosciuto lo stato di famigliari di vittime innocenti di mafia.

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