A5405. La memoria di Nedo Fiano. Della sua “prima vita” rimane solo un marchio inciso sulla pelle

Tante celebrazioni impeccabili e formali, ma che non riescono più a coinvolgere come un tempo

Monreale, 27 gennaio 2019 – Oggi, come consuetudine, si celebra la Giornata della Memoria. Questa ricorrenza costituisce, anno dopo anno, una tappa fondamentale per ricordare un capitolo atroce della nostra Storia, tra i più tragici che l’umanità ricordi.

Un passato ingombrante e impegnativo che è diventato un patrimonio da tutelare, difendere e tramandare alle generazioni future.

Tuttavia oggi si ha la netta sensazione che la commozione e la sentita consapevolezza nel custodire quella vastità enorme di storie senza umanità, che gli eventi legati alla Shoah ci rammentano con costanza, lungo la linea di un ricordo infinito, stiano quasi scemando, ovvero stiano smarrendo il loro valore più profondo.

Il bagaglio consistente di ricordi, ormai troppo lontani, si disperde in celebrazioni impeccabili e formali, ma che non riescono più a coinvolgere come un tempo.

Celebrazioni di circostanza, delineate, a volte, da una sorta di retorica della commemorazione, che, di fatto, allunga la distanza tra tutto ciò che di educativo potremmo cogliere dal passato e le esperienze reali che viviamo quotidianamente.

Il nostro presente ci appare, pertanto, inesorabilmente scollato da quella memoria dolorosa e dall’insegnamento che essa ci ha voluto e saputo trasmettere, nel corso dei decenni.

La memoria è probabilmente ciò che più ci rappresenta, poiché ci descrive con sincerità, rammentandoci da dove veniamo e dove potremmo arrivare, se solo ascoltassimo i suoi preziosi moniti.

Si dice che Storia, quindi la Memora, sia l’unica “maestra” in grado di insegnarci la vita attraverso la vita stessa, che ripropone, a distanza di anni, i chiaro-scuri di un “ieri” ormai definitivamente trascorso, che continuano, più o meno marginalmente, a riflettersi nelle irrisolte trame del nostro “oggi”.

La sofferenza odierna di tanti esseri umani, in tutto il mondo, è l’espressione più evidente di una memoria spesso accantonata, inerme, quasi narcotizzata. Tanti uomini, donne e bambini vivono destini, ancora avvolti da un profondo buio, un buio pesto, privo di spiragli.

Così com’è diventata ormai buia la memoria di Nedo Fiano, uno tra i pochi superstiti dell’orrore nazista.

Nedo ha voluto dedicare tutta la sua esistenza a ricordare e a farci ricordare quell’angosciante e cupo segmento di Storia.

Egli, dopo aver scritto e divulgato la verità scomoda sulle deportazioni e su tutte le atrocità commesse durante la Shoah, ha perduto proprio la cosa più preziosa: quella memoria che aveva tenacemente custodito, vittima, durante la sua vecchiaia, di un bizzarro e crudele scherzo del destino.

Dissolti inesorabilmente i ricordi, della sua “prima vita” rimane solo un marchio, una fredda sigla A5405, incisa sulla pelle.

Una lettera e quattro numeri che testimoniano lo sgretolarsi della speranza, della dignità, dell’identità di un essere umano, ridotto ad un’anonima sequenza alfa-numerica, sicuramente il più toccante e significativo dei tatuaggi.

Uno scarno tatuaggio che è l’unica “goccia di memoria” rimasta, in un uomo che ha speso la sua vita a far conoscere l’orrore, per impedire, con la sua testimonianza, che potesse in qualche modo “riproporsi”, celato tra i molteplici abiti che solo la perfidia umana sa indossare.

Questa preziosissima “goccia” è stata raccolta da un famoso tatuatore Italiano, Marco Matarrese, per far conoscere la storia di un uomo attraverso quell’impronta indelebile, quel numero impresso per sempre.

Un numero che prima ha tolto e poi ha ridato dignità a un uomo e alla sua Memoria. Tutto ciò testimoniato in uno struggente e commovente video che invito i lettori a guardare.

Questa iniziativa inusuale, una sorta di celebrazione diversa ma forse più vera di tante altre, da parte di un artista che, per il suo lavoro, incontra molti giovani, dimostra che qualsiasi linguaggio, qualsiasi voce, qualsiasi gesto, qualsiasi segno può servire a tramandare quell’antica e tragica “Memoria” e a non smettere di ricordare…mai.      

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