Cupola 2.0: I NOMI DEGLI ARRESTATI tra Palermo, Villabate, Bolognetta, Polizzi Generosa, Misilmeri, Belmonte Mezzagno

Al centro degli interessi della nuova mafia il traffico di droga e le scommesse on line

Palermo, 4 dicembre 2018 –  È Settimo Mineo, il gioielliere di Corso Tukory, secondo la Procura di Palermo, il capo della Commissione Provinciale di Palermo. Il capo mafia del mandamento di Pagliarelli avrebbe lavorato per ricostruire la Cupola, dopo la morte di Totò Riina, unico autorizzato a costituirla.

L’operazione di questa notte ha falciato le famiglie mafiose di Villabate, Bolognetta, Polizzi Generosa, Misilmeri, Belmonte Mezzagno, oltre a quelle palermitane di Pagliarelli, Corso Calatafimi, Villaggio Santa Rosalia, Porta Nuova, Mezzo Monreale.

Al centro degli interessi della nuova mafia il traffico di droga e le scommesse on line.

Settimo Mineo aveva un curriculum di tutto rispetto. Già arrestato da Giovanni Falcone, in seguito alle dichiarazioni di Leonardo Vitale, Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, venne condannato nel maxi processo a 7 anni, poi ridotti in appello a 5 anni e 4 mesi. Nel 2006 venne arrestato e condannato a 11 anni. Durante la detenzione non rivelò nulla ai magistrati. Forse anche per questo godeva di rispetto tra le varie famiglie dell’organizzazione mafiosa che lo avevano accettato come figura di mediazione e di riferimento.

A coordinare l’indagine, che ha condotto all’arresto di altre 45 persone, il procuratore aggiunto Salvatore De Luca, assieme ai sostituti Maurizio Agnello, Francesca Mazzocco, Amelia Luise, Dario Scaletta, Gaspare Spedale e Bruno Brucoli.

Dalle prime indiscrezioni emerge come fossero tanti gli imprenditori a rivolgersi all’organizzazione per ricevere favori o risolvere situazioni delicate.

I nomi degli arrestati:

Gregorio Di Giovanni, capo del mandamento di Porta Nuova; Filippo Salvatore Bisconti, capo del mandamento di Misilmeri-Belmonte Mezzagno; Francesco Colletti, capo del mandamento di Villabate.

Filippo Annatelli, capo della famiglia di Corso Calatafimi (mandamento di Pagliarelli); 

Salvatore Sorrentino, capo della famiglia mafiosa del Villaggio Santa Rosalia (mandamento di Pagliarelli); 

Gaetano Leto, responsabile del quartiere Capo, per conto del mandamento di Porta Nuova; 

Massimo Mulè, responsabile del quartiere Ballarò, per conto del mandamento di Porta Nuova; 

Salvatore Pispicia, portavoce del cugino Gregorio Di Giovanni, esponente di vertice di Porta Nuova; 

Gaspare Rizzuto, capo della famiglia di Palermo Porta Nuova, nell’ambito del relativo mandamento; 

Salvatore Sciarabba, al vertice della famiglia e del mandamento di Misilmeri; 

Francesco Caponetto, collaboratore di Francesco Colletti nella gestione della famiglia di Villabate; 

Vincenzo Sucato, reggente della famiglia di Misilmeri;

Stefano Polizzi, reggente della famiglia di Bolognetta.

Giovanni Cancemi, Michele Grasso, Matteo Maniscalco e Andrea Ferrante, della famiglia di Pagliarelli;

Salvatore Mirino e Marco La Rosa, della famiglia di Corso Calatafimi;

Gioacchino Badagliacca e Rubens D’Agostino, della famiglia di Rocca Mezzo Monreale;

Fermati Giuseppe Di Giovanni, Michele Madonia, Luigi Marino, Rosolino Mirabella e Giovanni Salerno, del mandamento di Porta Nuova;

Domenico Nocilla, Vincenzo Ganci, Nicolò Orlando, Giuseppe Bonanno, Giusto Sucato, Maurizio Crinò, Pietro Scafidi, Filippo Di Pisa e Pietro Merendino appartenenti alla famiglia di Misilmeri.

Rosalba Crinò, la figlia di Maurizio, e Carlo Noto;

Giovanni Salvatore Migliore della famiglia di Belmonte;

Stefano Albanese della famiglia di Polizzi Generosa;

Giuseppe Costa, Filippo Cusimano, Francesco Fumuso, Fabio Messicati Vitale, Michele Rubino e Salvatore Troia della famiglia di Villabate. 

Fermato anche Simone La Barbera, per tentata estorsione.

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