“Sul barcone nessuno sapeva guidare la barca, siamo impazziti di paura, mi sono messo in un angolo: piangevo e pregavo”. Al P. Novelli l’incontro con Romano, migrante naturalizzato monrealese

“Sicilia, una terra dal volto umano”. Storie vissute di accoglienza e integrazione per un percorso didattico sul fenomeno migratorio

Monreale, 9 novembre 2018 – “Lampedusa: a braccia aperte!”

Questo il titolo del progetto curricolare che ha visto coinvolte le classi IV della scuola Pietro Novelli e che ieri è culminato nell’incontro dei bambini con Romano, testimone straordinario della triste esperienza vissuta dai migranti.

Romano vive a Monreale  da 13 anni, lavora a Poggio San Francesco, ha una compagna dalla quale ha avuto due figlie. Oggi la sua vita in Sicilia è serena, ma il ricordo della sua fuga dalla guerra in Congo, il lungo viaggio per raggiungere la costa africana, la traversata in mare, in balìa degli scafisti senza scrupoli, sono stampati a caratteri cubitali nel suo cuore e nella sua testa. “Quando sul barcone abbiamo capito che nessuno sapeva guidare la barca, siamo impazziti di paura, mi sono messo in un angolo: piangevo e pregavo”, ha raccontato ai bambini che seguivano a bocca aperta la sua narrazione.

Poi l’arrivo a Lampedusa, il viaggio verso Agrigento, l’accoglienza e l’aiuto delle suore e, infine l’arrivo a Monreale dove trova una seconda famiglia ed una “”Mami” che lo segue e lo sostiene nel percorso di integrazione. “La Sicilia è una terra che sa accogliere” ha detto Romano “perché sa dare dare affetto e calore ai suoi figli”.

Romano ha continuato a rispondere con pazienza a tutte le domande dei piccoli che avevano mille curiosità.

Fin dall’inizio dell’anno gli alunni delle classi IV hanno lavorato sul fenomeno migratorio e sui problemi legati all’accoglienza e all’integrazione dei migranti. Hanno letto tante storie di migrazione e hanno intrapreso un percorso di scrittura creativa, che ha permesso loro di empatizzare con i personaggi. Hanno riscritto storie di vita vissuta, cambiando il punto di vista o il finale, e ciò ha permesso loro di superare stereotipi e pregiudizi e di immedesimarsi nella dura realtà di chi deve lasciare il proprio paese e tentare di integrarsi in un nuovo contesto.

In tal senso, l’incontro di ieri è stato particolarmente fecondo perché ha permesso ai bambini di ascoltare la testimonianza diretta di chi ha vissuto sulla propria pelle la problematica della migrazione e contemporaneamente li ha posti di fronte ad un esempio di successo per l’integrazione.

Rispondendo ad un’ultima domanda, Romano ha concluso dicendo “Non mi sento italiano al cento per cento, ma amo la Sicilia che è una terra dal volto umano”.

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