Ousman Keita è arrivato con il barcone. Gli studenti lo intervistano e scoprono esempi virtuosi di integrazione

Nessuno è straniero. Al Veneziano una storia di accoglienza: “In Sicilia ho trovato una seconda mamma”

Monreale, 15 ottobre 2018 – Momanke Luntanti – Nessuno è straniero. Questa frase, scritta in lingua mandinka e in italiano, da oggi appare sulla lavagna della I C dell’istituto A. Veneziano di Monreale. È lo slogan che gli alunni della professoressa Luisa Li Manni hanno coniato dopo l’incontro con Ousman Keita, un ragazzo Gambiano, sbarcato in Sicilia, nell’aprile del 2016, a bordo di un barcone.

Un incontro emozionante, durante il quale Ousman ha risposto alla raffica di domande e alle curiosità dei bambini desiderosi di conoscere la sua storia, di comprendere quali motivazioni abbiano potuto condurre un ragazzo così giovane a lasciare la sua famiglia e ad affrontare il viaggio nel Mediterraneo, che cosa possa provare adesso in terra straniera. Ed ancora quali sono i suoi sogni, come vive oggi la sua quotidianità.

Una serie di quesiti ai quali Ousman non si è sottratto, con il suo italiano imparato ad Alcamo, dove ha frequentato la scuola media, e dove finalmente ha messo radici.

Una storia toccante, cominciata quando questo giovane di 18 anni decide di lasciare i genitori e Maria, la sorella di 14 anni, per fuggire dalla dittatura che governava il suo paese.

“Non avevamo libertà di parola, né di movimento. Si rischiava il carcere o la pena di morte. Nel mio paese non esistono servizi sanitari, la scuola, ogni cosa che qui appare normale lì è complessa”.  Tutto questo convince Ousman, nel dicembre del 2015, a lasciare il Gambia, prima in autobus, poi su un camion per attraversare il deserto del Senegal, del Mali, fino all’arrivo in Libia per imbarcarsi. Un viaggio pesante, ma al suo arrivo nel paese libico vivrà la sua esperienza più brutta.

“Appena arrivato in Libia sono stato derubato e sequestrato. Per tre mesi mi hanno rinchiuso in una stanza, assieme ad altre persone, in attesa che giungesse dalla mia famiglia il denaro per il riscatto”. Solo dopo mi è stato permesso di lasciare la Libia a bordo di un barcone”.

A bordo vi erano 120 persone, con poco cibo e acqua. La traversata dura tre giorni, durante i quali alcuni compagni di viaggio perdono la vita. 

“In quei giorni ho avuto momenti di crisi, ma la fede in Dio non mi ha fatto perdere la speranza. Siamo arrivati a Trapani nell’aprile del 2016”.

Per sette mesi vivrà in un centro di accoglienza di Salemi, poi verrà trasferito ad Alcamo.

Ma la sua è una storia a lieto fine. “In Italia ho incontrato persone che mi hanno aiutato, si sono occupati della mia salute, del mio inserimento a scuola, mi hanno fatto sentire una persona speciale”.

La Sicilia rappresenta la sua nuova famiglia. “Ad Alcamo ho conosciuto persone buone, a partire dalla mia seconda mamma, Gisella”.

Ousman con Piero e Cinzia Cassarà

Oggi Ousman ha un permesso di soggiorno, vive in un appartamento con altri due ragazzi africani e ha un contratto di tirocinio preso il “Via Vivaldi”, un ristorante alcamese gestito dalla monrealese Cinzia Cassarà e dal marito Leonardo Cottone. Con loro ha stretto un forte rapporto.

“Il tuo sogno da piccolo?” Chiedono i ragazzi. “Volevo fare il giornalista, adesso voglio continuare gli studi linguistici. Ma il mio sogno è quello di aiutare i miei genitori. Mi sento un ragazzo fortunato”.

Ousman racconta di non essere mai rimasto vittima di comportamenti xenofobi da quando vive in Sicilia. “Ho trovato tutte persone gentili, mi sento fortunato rispetto ad altri amici che invece hanno vissuto brutti episodi”.

In classe è un continuo levare di mani, i ragazzi vogliono sapere di più.

“Cosa ti piace fare?” La risposta non sorprende: “Mi piacciono tutte le cose che piacciono ai ragazzi europei della mia età: gioco a calcio e tifo per il Manchester United”.

“Del tuo paese cosa ricordi?” ”Una famiglia numerosa, i bambini, il sole, il mare, il colore dei vestiti nei giorni di festa”. 

“Cosa ti manca del Gambia?” “Mi manca tutto, la gentilezza delle persone, l’amore di mia madre”.

La confidenza con Ousman cresce. Per loro non è uno straniero, è come il fratello maggiore dei loro amici, o il vicino di casa. Gli chiedono il suo profilo Instagram per condividere con lui foto e storie.

La Docente Luisa Li Manni

Una bella storia di integrazione vissuta oggi dagli alunni della professoressa Luisa Li Manni: “Ho pensato di portarli a confrontarsi con questo forte fenomeno contemporaneo – spiega la docente – studiando le migrazioni barbariche e le contaminazioni che nel passato sono avvenute tra popoli differenti, ciascuno portatore di un preciso bagaglio culturale. Ma anche dall’analisi del concetto che ogni cultura e ogni popolo sono il frutto di incontri passati. Il paragone con le migrazioni di oggi è stato un passaggio naturale”.

I ragazzi hanno regalato ad Ousman un cesto pieno di dolci sicilinai, lui ha ricambiato il gesto donando loro un messaggio bello, di solidarietà: “Quando incontrate qualcuno povero, ammalato, diverso da voi, non abbiate paura di avvicinarlo per chiedergli il nome. Il vostro interesse può cambiare la sua vita”.

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