Nove morti in un week-end non sono un caso, ma scelte scellerate e strade pericolose (FOTO)

Chissà quanti anni ancora e quanti morti serviranno per capire che bisogna fare tanto per rendere sicure le nostre strade martoriate da lavori realizzati in modo folle e senza manutenzione per anni

Un bilancio terribile quello di questo fine settimana sulle strade siciliane. Un bilancio che non arriva neppure nelle pagine interne delle cronache italiane. Nove morti in 48 ore. Le lacrime, i dolori per tante vite spezzate restano relegate alle famiglie che ricevono le telefonate da agenti della polizia municipale, carabinieri e polizia stradale che hanno il compito ingrato di annunciare la tragedia. Ma ormai sembra solo routine. Arriva la notizia della morte di una, due o tre persone, come successo in questo fine settimana.

Anche l’Anas manda il comunicato per segnalare l’interruzione della strada. Poi il rito di sapere chi è deceduto e tutto per lo più finisce lì, magari con la cronaca dei funerali delle persone coinvolte nell’incidente. E dopo. Dopo continua la nostra vita senza che l’orrore anche di questi giorni modifichi di un millimetro il nostro modo di fare.

Certo gli automobilisti in strada fanno cose pazzesche. Ieri sera a Palermo c’era un uomo a bordo di uno scooter che guidava di notte con le luci spente e con il telefonino in mano. In zone senza illuminazione pubblica un possibile suicida. O ancora sempre con il telefonino in mano senza rendersi conto che per finire su una macchina basta anche un solo secondo di distrazione. Una frazione di tempo minima e la vita cambia. Cambia in ogni caso anche se hai la fortuna di restarci in questa vita.

Eppure non può essere solo colpa degli automobilisti. Aspetti fondamentali vengono trascurati perché conviene così. C’è la sicurezza delle vetture. Troppe auto che cappottano. Troppe. Qualcosa non funziona. Basta vedere le gallerie pubblicate nei vari giornali on line.

In America qualche organizzazione di consumatori avrebbe cercato di fare qualcosa. Una causa collettiva, capire come mai si verifica questo fenomeno che non è certo casuale. 

Poi ci sono da un lato auto che ormai sono furgoni o camion come i  Suv, dall’altro utilitarie molto fragili che diventano poltiglia ogni volta che si scontrano con questi grossi mezzi. Una volta in una trasmissione televisiva che cercava di spiegare il perché dello sviluppo di questo mercato c’era chi ammetteva di acquistare mezzi così grandi per proteggersi.

E’ più facile morire in una piccola macchina che non in uno di questi grossi mezzi che in città riescono a circolare a malapena.

Infine l’ultimo capitolo altrettanto serio e affrontato solo con spot del tutto inutili è quello delle strade. In Sicilia abbiamo la peggiore rete stradale dell’Europa. Basta viaggiare e vedere come hanno speso i soldi in Spagna. Quei soldi che avremmo potuto spenderli anche noi e invece sono finiti in stipendi e assistenza.

Lì hanno rifatto strade e ferrovie e si vede. Fino a non molto tempo fa in Formula 1 e nella Moto Gp si moriva e anche spesso. Adesso hanno puntato sulla sicurezza. Alonso ieri in Belgio dopo il terribile incidente è uscito dall’abitacolo con le sue gambe.

Ci sono ampie vie di fuga e sono state eliminate le barriere che sono quelle che provocavano la morte.

Chissà quanti anni ancora e quanti morti serviranno per capire che bisogna fare tanto per rendere sicure le nostre strade martoriate da lavori realizzati in modo folle e senza manutenzione per anni.

Due esempi su tutti la terribile e vergognosa Palermo Agrigento (di cui spero qualche procura si inizi ad interessare) e la mancata manutenzione delle gallerie della Palermo Messina che si percorrono tutte in una sola corsia. L’ultimo presidente del Cas quando ha visto le condizioni in cui versa il Consorzio ha presentato le dimissioni. 

Una cosa non serve. Uno dei tanti viaggi organizzati con giornalisti al seguito dei presidente della Regione sulla Palermo Catania con tanto di denunce e improperi che alla fine non hanno cambiato alcunché. Per questo basta farsi un giro in autostrada.














 

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