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Editoriali

Rita Borsellino, la memoria, la sua eredità

Colpisce l’assenza di un’adeguata manifestazione di cordoglio e partecipazione da parte di alcuni esponenti di spicco della nostra politica attuale

Pubblicato il 19 agosto 2018

Rita Borsellino, la memoria, la sua eredità

Monreale, 19 agosto 2018 – La memoria costituisce l’essenza e il collante del tempo che scorre inesorabile e degli eventi che lo delineano. Per questo essa risulta fondamentale nella storia collettiva di un popolo perché rappresenta una preziosissima eredità che sottende il corso delle scelte future e contribuisce alla costruzione, in prospettiva, dei percorsi che si vogliono intraprendere. 

La memoria collettiva, che è sostanzialmente costituita dai segmenti di vita di ciascuno e di tutti, da affetti e da emozioni, quindi anche da ricordi condivisi, diventa il fulcro fondamentale della nostra storia, un patrimonio comune fatto di conoscenza e di riflessione. Ma soprattutto essa ci consente di “fermare in maniera indelebile” fatti e persone di un passato più o meno lontano, per cercare di comprenderli, di trarre da essi gli elementi positivi che sono tracce indelebili, valide per il presente e anche per il futuro. Permette, infatti, di rievocare fatti e misfatti, di ragionarci su, di coglierne le peculiarità positive e riflettere su quelle negative che caratterizzano ogni corso e ricorso storico. Senza memoria non può esserci l’avvio di un percorso costruttivo e virtuoso, non può esserci futuro, per questo la sua salvaguardia e la sua cura diventano fondamentali per la collettività che intende connotarsi di civiltà.

Tutti abbiamo l’obbligo di ricordare gli eventi e le persone che più ci rappresentano e di costruire memorie, tutti siamo impregnati di una storia che travolge le nostre esistenze e le compendia in una dimensione comune, perché i ricordi personali di ciascuno trovano, ad un certo punto, una ratio che li accomuna a quelli degli altri: esistenze che si riflettano su altre esistenze. Ma le esistenze non sono tutte uguali, ciascuno di noi contribuisce, secondo le proprie possibilità, a costruire tasselli di quella storia collettiva che determina il bene comune di una specifica epoca. Per una minoranza di persone, però, tale contributo diventa particolarmente poderoso: è ragione di vita, altruismo che si fa impegno incessante, sacrificio, traccia per i posteri, esempio encomiabile…a queste persone la memoria riserva (o dovrebbe riservare) un posto speciale.

Pochi giorni fa è venuta a mancare una delle protagoniste indiscusse della nostra storia recente: Rita Borsellino. Una persona, una donna siciliana, sorella illustre e essere umano semplice e schietto che ha offerto il suo coraggio, la sua dolce caparbietà, il suo impegno costante fino alla fine, la sua voglia di dare un esempio concreto che puntualmente si trasformava in una possibilità reale per determinare un corso alternativo alle prospettive di pensiero e di vita di tanti giovani e giovanissimi siciliani e non solo. Una donna che ha costruito, passo dopo passo, la nostra memoria collettiva e che dalla Nostra Terra ha tessuto le vicende di un periodo indimenticabile non solo per la Sicilia ma per l’intera Nazione, quello dell’impegno antimafia, del coinvolgimento, della ricerca e della conoscenza e di quelle verità al servizio dell’educazione delle giovani generazioni attraverso una legalità vissuta e testimoniata nell’impegno civile. Un esempio di coerenza per tutti quelli che come lei sono sempre andati e vanno “in direzione ostinata e contraria” nonostante le difficoltà e gli ostacoli, affinché il senso di giustizia possa sempre rimanere un germe vitale per continuare a fecondare un terreno che si presenta ancora oggi arido e colmo di insidie.

Se n’è andata in un giorno doloroso di un tristissimo Agosto, nello stesso arco temporale di una delle più atroci tragedie del nostro tempo, un’evento tanto assurdo quanto terribile che ha squarciato la città di Genova e la vita di tanti innocenti.

E quel ponte che ha travolto automobili, sepolto vite e annichilito un’intera Nazione ha forse un po’ offuscato, con i suoi pietosi detriti, il momento dolce e doveroso di quel cordoglio che diventa memoria collettiva, nei riguardi di una persona che ha incarnato il modo più onesto e trascinante di vivere la legalità nel Nostro Paese. Tra la quantità cospicua di articoli, i funerali commossi ma soprattutto il tributo di tanta gente comune, espresso sui social attraverso numerosi e toccanti post, colpisce particolarmente l’assenza di un’adeguata manifestazione di cordoglio e partecipazione da parte di alcuni esponenti di spicco della nostra politica attuale. Un’assenza che sorprende, una mancanza che fa male a chi l’ha sempre stimata e voluta bene, pur non conoscendola. 

Dalla celebrazione del suo ultimo viaggio rimangono, per colmare il vuoto di ciò che non è stato fatto, di ciò che non è stato detto e di ciò che non è stato scritto da chi poteva (e doveva) offrire “un attimo” del suo tempo alla memoria di una vita tra le più “ben spese” che la nostra epoca ricordi, le parole più belle, le più sentite, più autentiche pronunciate dal figlio Claudio: “Lo zio Paolo ci ha detto che ognuno di noi deve fare qualcosa, ognuno per quello che può e ognuno per quello che sa. Mamma sapeva voler bene e aveva rispetto delle persone. E lei ci ha insegnato come si può fare, ognuno per quello che può e ognuno per quello che sa. Vi chiedo uscendo da qui di prendervi lo stesso impegno, ognuno per quello che può e ognuno per quello che sa”.

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