Rita Borsellino: “solo” una donna, una mamma, una nonna che ha creduto in tanti di noi

Rita è stata “solo” una donna, una mamma, una nonna che ha creduto in tanti di noi

Scrivo queste righe mentre mi trovo al confine tra Georgia e Arzebajgian, in un monastero ortodosso che da secoli sopravvive qui nelle montagne. La preghiera di questi monaci, la loro fede così sconfinata, mi aiuta a pensare in questo momento a Rita Borsellino, giunta all’ultima tappa del suo cammino. Ho incontrato Rita all’indomani del 1992, e solo grazie a lei ho avuto il dono di conoscere Paolo Borsellino e Palermo. Avevo 18 anni quando per la prima volta calpestavo quell’asfalto di via D’Amelio. Rita da allora è entrata a far parte di me e io della sua vita.

Mi aveva detto: “Vieni a trovarmi quando vieni a Palermo. Io abito ancora lì, al civico 19”. Quella casa è diventata un po’ la mia casa. Mi sono sentito adottato. Ho avuto il dono di conoscere il suo sorriso ma anche la sua capacità d’indignarsi di fronte a chi si permetteva di storpiare la storia di suo fratello. Ho avuto la grazia di condividere i momenti in cui ha deciso di schierarsi, di metterci la faccia. Non ha mai abbassato la testa di fronte a nessuno. La sua era la mitezza del giusto. Ed è impossibile pensare a Rita senza unire il ricordo a Sarina Ingrassia.

Sono state per me due madri. Due donne che ho amato. Due donne che mi hanno accompagnato. Spesso Sarina mi chiedeva di Rita. E Rita di Sarina. E quando Rita Borsellino si candidò alle regionali mi telefono per chiedermi: “E se candidassimo Sarina?”. Sembrava una follia: una 80enne all’Ars. Ma Rita aveva capito che quella scelta era un atto coraggioso. Una scelta in direzione ostinata e contraria.

Un modo per compiere davvero una rivoluzione. Rita non vinse le elezioni ma era stata capace di farci sognare in un Paese dove non restano più nemmeno i sogni. Proprio come i monaci di questo monastero Rita come Sarina non hanno mai smesso di credere. Di ricominciare. Di rialzarsi. Di dare la mano ad un giovane. Di “bene-dire” chi stava accanto loro. Quando morì Sarina, Rita volle esserci con il marito Renato, al suo funerale. E volle che accanto a lei in cattedrale ci fosse io. Fu lei ad asciugare le mie lacrime. Oggi siamo un po’ più soli. Chi etichetta Rita con la parola “antimafia” sbaglia. Rita è stata “solo” una donna, una mamma, una nonna che ha creduto in tanti di noi. Potranno passare anni, dovremo attraversare momenti difficili, ma ciò che Rita ha costruito, la semina che ha lasciato in ciascuno di noi, la fiducia che ci ha trasmesso, non potranno sparire. Resteranno come questo monastero tra le rocce, indelebili, nonostante tutto.

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