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Cronaca

Dl Dignità, per 5mila docenti contratti a tempo. Poi il concorso. La scuola è scontenta: “Significa licenziare”

Ad essere delusi sono innanzitutto gli oltre 5mila docenti in battaglia da tempo a causa della sentenza del Consiglio di Stato: il decreto prevede un contratto a tempo determinato fino al 30 giugno e poi un concorso ordinario e uno straordinario. Ma anche gli insegnanti della scuola dell’infanzia che ora non potranno più avere dei rinnovi di contratto oltre i 12 mesi

Pubblicato il 6 agosto 2018

Dl Dignità, per 5mila docenti contratti a tempo. Poi il concorso. La scuola è scontenta: “Significa licenziare”

Il decreto Dignità approvato giovedì sera alla Camera scontenta il mondo della scuola. Ad essere delusi sono i diplomati magistrali in battaglia da mesi a causa della sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2017: dopo il primo differimento di 120 giorni dell’applicazione della sentenza che permetterà agli oltre 5mila docenti di entrare in classe tra un mese, il Governo trasformerà il loro contratto da tempo indeterminato a determinato, garantendo di fatto l’anno scolastico ma licenziando i maestri il 30 giugno. Per loro arriveranno in soccorso un concorso ordinario e uno straordinario aperto anche ai laureati in scienze della formazione primaria. E sono proprio quest’ultimi ad essere altrettanto amareggiati al punto da definire il decreto approvato una “sanatoria”.

Ma ad essere scontenti sono anche gli insegnanti della scuola dell’infanzia che, a causa del provvedimento voluto dalla maggioranza, ora non potranno più avere dei rinnovi di contratto oltre i 12 mesi: un limite che mette a rischio la continuità didattica nella fascia 3-6 e i livelli occupazionali, dal momento che in queste scuole le assunzioni vengono fatte sulla base della formazione delle sezioni con contratti che non possono essere a tempo indeterminato.

La Federazione italiana scuole materne, la Cisl Scuola, la Flc Cgil e la Uil Scuola si sono seduti attorno ad un tavolo e hanno stilato un verbale e la richiesta di un incontro urgente al ministro del lavoro Luigi Di Maio. Nella riunione hanno parlato di “gravi difficoltà che la nuova normativa produce sui livelli occupazionali del settore”.

A sollevare la questione è in primis la Fism: “La decurtazione da 36 a 24 mesi della durata massima dei contratti a tempo determinato anticipa i tempi: chi fino ad oggi ha un contratto a 24 non potrà averlo rinnovato. Noi – spiega Giannino Zanfisi– dobbiamo comporre le sezioni di anno in anno e ci serve un rapporto il più flessibile possibile con i nostri dipendenti, non possiamo trasformare tutti a tempo indeterminato. Inoltre i contratti a termine ora potranno essere di 12 mesi, oltre va specificata la causale ma noi non possiamo inserirla perché non siamo tra le tipologie previste dall’articolo 19 del Decreto 81 del 2015. A questo punto la facciamo noi una proposta provocatoria: aboliscano i tempi determinati e creino finestre chiare per l’uscita dal mondo del lavoro quando vi sono le condizioni”.

Musi lunghi anche tra gli insegnanti del coordinamento diplomati magistrali abilitati che a settembre son pronti a manifestare di nuovo: “Non siamo affatto contenti. E’ gravissimo – spiega la coordinatrice del gruppo, Elena De Meo– che abbiano diviso di nuovo l’Italia tra Nord e Sud. Il concorso previsto sarà al Nord: molti deputati Cinquestelle ci hanno confermato che sarà fatto solo dove ci sono posti disponibili. Tenerci fino al 30 giugno trasformando i nostri contratti a tempo indeterminato a determinato significa di fatto licenziarci. Sono a rischio 6.800 posti a tempo indeterminato e il declassamento di 40mila persone. I posti a concorso inoltre sono 12mila e noi siamo oltre 40 mila: qualcuno che già aveva un lavoro lo perderà”.

Nessuno di loro verrà licenziato a metà anno come si era paventato alla notizia del differimento di 120 giorni a far data della pubblicazione della sentenza di merito. Trascorse queste settimane i loro contratti saranno trasformati al 30 giugno. Nel frattempo verranno organizzati i due concorsi. A quello straordinario (12mila posti) potranno partecipare solo coloro (diplomati magistrali e laureati in scienze della formazione primaria) che hanno il requisito di due anni di servizio, svolti negli ultimo otto anni, anche in maniera non continuativa, presso le scuole statali.

Gli altri dovranno accontentarsi di quello ordinario al quale potranno accedere diplomati e laureati con l’abilitazione. Sulla questione concorsuale la deputata M5s Lucia Azzolina ha annunciato che valorizzeranno i titoli dei docenti che hanno lavorato per anni nella scuola primaria e dell’infanzia ma ha anche sottolineato che le procedure rispettano “le diversificazioni territoriali” con un Sud con Gae (Graduatorie ad esaurimento) storiche stracolme e un Nord Italia dove “i diplomati magistrali avranno tutta la possibilità di entrare di ruolo”.

Parole che preoccupano le insegnanti meridionali che si vedono di nuovo con la valigia in mano. Nessuna conferma arriva dalla Flc Cgil: “Hanno parlato di concorsi regionali in passato per favorire la continuità didattica ma non si sa nulla di certo”, spiega il segretario generale Francesco Sinopoli che è convinto che “la partita sarà giocata sulla valutazione dei titoli”.

Sinopoli non se la prende con il Governo ricordando che “hanno messo in sicurezza l’anno scolastico avendo a che fare con delle sentenze che devono essere rispettate” ma lancia una critica: “Il punto vero non è stato affrontato ed è l’organico aggiuntivo per il Mezzogiorno che si può creare solo con il tempo pieno. Siamo interessati a capire quali impegni il Governo assumerà in Legge di Stabilità per la scuola”.

Articolo ripreso da Il Fatto Quotidiano 

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