La mappa della mafia di Monreale che si riorganizza. Cambi al vertice tra Capi e Papi

Il mandamento di San Giuseppe Jato e la famiglia di Monreale riescono sempre a riorganizzarsi

Monreale, 25 giugno 2018 – L’operazione Nuovo Papa non è altro che la sintesi delle indagini in seno al mandamento mafioso di San Giuseppe Jato che ingloba le famiglie di San Cipirello, Monreale, Pioppo, Altofonte, Camporeale, Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela. Se quello di San Giuseppe Jato è un mandamento indebolito, continuamente colpito dall’azione dello Stato, lo stesso sembra essere sempre capace di riorganizzarsi, ricercando le proprie forze nei vecchi mafiosi che terminano di scontare pene, talvolta anche decennali, ma anche in nuovi membri, affiliati per legami di parentela o di amicizia. Grande Mandamento, 4.0 e Montereale sono gli ultimi blitz antimafia con i quali i carabinieri di Monreale sono riusciti a fermare la rinascita della Cosa nostra locale e a ricostruire le gerarchie all’interno del mandamento, delle famiglie e delle decine.

Il Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Monreale, in particolare, ha registrato in presa diretta i continui avvicendamenti nei vertici della famiglia mafiosa di Monreale causati dagli arresti dei capi e dalle volontà del mandamento jatino. I militari avevano documentato la rigenerazione della famiglia mafiosa di Monreale, al cui vertice era stato designato il fisioterapista Giovan Battista Ciulla. Dalla fine del 2014 però l’attività dei carabinieri registrava un cambio al vertice della famiglia. Ciulla, per volere del capo mafia di San Giuseppe Jato, doveva essere destituito a causa della sua condotta, considerata contraria ai codici di Cosa nostra, per cui lo stesso Ciulla doveva essere punito. Così il monrealese si diede alla fuga in un paesino del Nord temendo per la sua vita. Ecco che al vertice sale Francesco Balsano, nipote del boss Giuseppe Balsano arrestato dopo una lunga latitanza nel 2002 e morto suicida in carcere. La reggenza della famiglia mafiosa di Monreale di Francesco Balsano durò però solo 10 giorni. Venne arrestato dai carabinieri per detenzione illecita di armi nel marzo 2015. Capo fu fatto quindi Salvatore Lupo che doveva stare al vertice in attesa dell’imminente scarcerazione di un una persona a cui spettava di diritto la reggenza: Sergio Damiani. Tra la fine del 2015 e gli inizi del 2016 si assiste al ritorno di Damiani, scarcerato nel dicembre 2014 in seguito ad una sentenza di assoluzione del tribunale di Palermo, revocata poi dalla Corte d’Assise di Appello. Damiani viene così condannato a 11 anni di reclusione.

Sergio Damiani doveva essere il nuovo Papa, com’è stato detto in una conversazione intercettata dai carabinieri tra i momentanei capi dell’organizzazione locale monrealese: «L’unico papa che poteva essere con loro (i vertici del mandamento di San Giuseppe Jato nrd) sai chi era? Sergio!» A Damiani spettava di diritto la reggenza della famiglia per i suoi trascorsi criminali, questo però non era convinto di voler prendere le redini della stessa famiglia. Un incontro tra Alamia Antonino, considerato il cassiere del mandamento, e Damiani fu risolutore. Il nuovo Papa era Sergio Damiani.

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