Antonino Sciortino era «un canuzzo buono». Tentate estorsioni e «raccomandazioni» di imprese

Il reclutamento di Antonino Sciortino non è un’affiliazione ma un ritorno nei ranghi dell’organizzazione

Monreale, 12 giugno 2018 – Emergono nuovi particolari dall’indagine che ha portato agli arresti di ieri tra Monreale e San Giuseppe Jato. L’operazione antimafia «Nuovo papa» non è altro che la prosecuzione degli approfondimenti investigativi sfociati nelle precedenti operazioni «Grande mandamento» e «4.0» e «Montereale». L’attività investigativa del Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri di Monreale ha permesso di ricostruire le gerarchie della Cosa nostra locale, dalla famiglia monrealese fino al mandamento di San Giuseppe Jato ed ha permesso di accertare come, nonostante i continui colpi inferti alla mafia, questa abbia sempre una spiccata capacità di rinnovamento. Repentini cambi ai vertici dei mandamenti, delle famiglie e delle decine fanno sì che Cosa nostra abbia sempre una testa, puntualmente mozzata dallo Stato. Le ambite posizioni di vertice sono state ricoperte a Monreale dall’ormai accertata presenza di Sergio Damiani, che, di diritto, prendeva il posto di Salvatore Lupo. Quest’ultimo, infatti, avrebbe ricoperto il ruolo di capofamiglia ma solo temporaneamente, in attesa che Damiani, con una carriera criminale più ampia e anni di carcere già alle spalle, venisse scarcerato e tornasse ai vertici dell’organizzazione. Se al vertice della famiglia c’era Sergio Damiani, a iniziare la carriera all’interno della mafia locale, ci sarebbe un altro nuovo affiliato. Antonino Sciortino, nato a Monreale il 6/1/1960, è l’unico tra i sottoposti alla misura cautelare degli arresti che fino a ieri si trovava in stato di libertà ma i carabinieri erano sulle sue tracce già da anni.

Antonino Sciortino

Sciortino è stato diverse volte intercettato dagli investigatori mentre teneva contatti diretti con gli esponenti del mandamento Jatino. Il monrealese è stato infatti visto a San Giuseppe Jato mentre versava i proventi della famiglia nelle casse del mandamento, affidate all’uomo ritenuto il cassiere del mandamento, Antinino Alamia, un parrucchiere. Della fedeltà del monrealese al mandamento se ne compiaceva anche Salvatore Lupo. I carabinieri hanno ricostruito diversi episodi in cui si recava a San Giuseppe Jato con altri esponenti del gruppo, per discutere dell’organizzazione dell’associazione. Sciortino avrebbe anche partecipato, secondo gli inquirenti, ad un incontro, avvenuto a San Cipirello, con un altro esponente di vertice del mandamento, Girolamo Spina. Sciortino, in seguito al fermo di ieri, è indagato per il reato di associazione mafiosa. Al monrealese sono contestati anche episodi di tentata estorsione a imprenditori locali e di averli costretti a impiegare un imprenditore del luogo per l’esecuzione di lavori di idraulica.

Il reclutamento di Antonino Sciortino non è un’affiliazione ma un ritorno nei ranghi dell’organizzazione. Nel corso di una conversazione tra Salvatore Lupo e un altro indagato si parla di lui come «un canuzzo buono». In effetti Sciortino era ben visto dal mandamento di San Giuseppe Jato, che comanda sulla famiglia di Monreale, per i suoi trascorsi all’interno dell’organizzazione. L’uomo, infatti, non è un novellino, avendo già trascorso alcuni anni in carcere per essere stato condannato, in seguito all’arresto nel 2002 per associazione mafiosa. A quel tempo venne arrestato insieme a Giuseppe Balsano. Per Sciortino il Gip Guglielmo Nicastro ha ordinato la misura cautelare della custodia in carcere.

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