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Cronaca

Blitz a Monreale. La mafia applicava lo «sconto» sul pizzo: «Ci facciamo cchiù fiura»

«Come nuovo Papa a chi mettono?». «Non lo so Totò, per ora siamo tutti e due»

Pubblicato il 11 giugno 2018

Blitz a Monreale. La mafia applicava lo «sconto» sul pizzo: «Ci facciamo cchiù fiura»

Monreale, 11 giugno 2018 – «Come nuovo Papa a chi mettono?». «Non lo so Totò, per ora siamo tutti e due». Loro parlavano, i carabinieri ascoltavano le conversazioni dei mafiosi di Monreale. Si parlava di chi doveva diventare il nuovo capo della famiglia di Monreale, in questo caso Sergio Damiani, che nell’intercettazione viene definito il «nuovo Papa». La decisione spettava ai capi del mandamento di San Giuseppe Jato al quale devono sottostare gli “uomini d’onore” di Monreale.

Questa mattina è così scattato il blitz dei carabinieri di Monreale che hanno notificato a 5 persone già in galera per associazione mafiosa un altro provvedimento di misure cautelari in carcere. Il provvedimento ha interessato Damiani Sergio, classe 1970, panettiere, ritenuto reggente della famiglia di Monreale e già riconosciuto uomo d’onore della medesima famiglia mafiosa, Lupo Salvatore, classe 1988, già reggente della famiglia mafiosa di Monreale, condannato in primo grado lo scorso 24 aprile alla pena di 12 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso, Spina Girolamo, classe 1966, personaggio di spicco della famiglia mafiosa di San Giuseppe Jato, recentemente condannato in primo grado alla pena di 9 anni e 8 mesi di reclusione per associazione mafiosa e altro, Billetta Salvatore, classe 1969, appartenente alla famiglia mafiosa di Monreale, condannato in primo grado alla pena di 8 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa e altro, Alamia Antonino, classe 1964, cassiere del mandamento mafioso di San Giuseppe Jato, condannato in primo grado alla pena di 12 anni di reclusione per associazione mafiosa e altro.

Stesso provvedimento è stato notificato alla new entry del sodalizio mafioso locale Sciortino Antonino,  fino ad oggi uomo libero, classe 1960, di professione muratore.

«Siccome lui è il più alto di tutti gli altri, prima che noi dobbiamo fare più passi ancora… ancora più avanti… avanzati… o nelle buone o nelle cattive si deve chiamare!» e ancora: «E’ il numero uno. Siccome ce li ha sempre di sopra (i carabinieri ndr), non compare».  Gli intercettati parlano di Sergio Damiani, nipote del defunto Settimo Damiani, capo dell’organizzazione mafiosa monrealese prima dell’avvento dello storico boss Giuseppe Balsano.

I mafiosi si chiedevano come mai Monreale, città più grossa e popolosa rispetto alla vicina San Giuseppe Jato, dovesse sottostare agli ordini del mandamento della stessa città jatina. «Sai cos’è che non ho mai capito? – si legge nelle intercettazioni – Come fa un paese di qua a comandare Monreale?». «Sempre è stato così – risponde l’interlocutore intercettato – Da quando è uscito il Signore fino ad oggi».

Nelle intercettazioni dei carabinieri di Monreale si parla anche di estorsioni ai danni di imprenditori edili monrealesi che dovevano pagare il pizzo su ogni appartamento che costruivano. Singolare è il caso di un’intercettazione in cui i mafiosi fanno i conti su prezzi e sconti da applicare al malcapitato costruttore monrealese: «3000 euro ad appartamento gli avevi detto?». «Questi sono cristiani se noi li possiamo fare risparmiare rispetto ad allora… ci facciamo cchiù fiura». Da qui la decisione di fare lo sconto sul pizzo: «E se gli facciamo levare 500 euro non è meglio?». Quindi si fanno i conti: «2500 per 14 (2500 euro per 14 appartamenti) fa 35». L’imprenditore edile doveva sborsare 35.000 euro per la messa a posto.

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