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Cultura

La festa del Crocifisso di Monreale nel 1700 in tre opuscoli monrealesi inediti

Rappresentazioni sceniche e letture allegoriche ritrovate negli “Opuscoli monrealesi rari” della Biblioteca “Ludovico II De Torres”

Pubblicato il 2 maggio 2018

La festa del Crocifisso di Monreale nel 1700 in tre opuscoli monrealesi inediti

Monreale, 2 maggio 2018 – Tre libretti inediti contenuti nella miscellanea “Opuscoli monrealesi rari” della Biblioteca “Ludovico II De Torres” del Seminario arcivescovile di Monreale, ci testimoniano a distanza di quasi tre secoli la ricca tradizione di fede intorno alla venerazione del SS. Crocifisso dell’Insigne Collegiata di Monreale, nei giorni della festa liturgica della “Inventio Crucis”, ovvero del ritrovamento della S. Croce a Gerusalemme, per volontà di S. Elena e dell’imperatore Costantino, il 3 maggio. Rappresentazioni sceniche e letture allegoriche che nel 1700 nutrivano il popolo monrealese per vivere pienamente i giorni della festa, rendendo grazie a Dio per il dono del Figlio Unigenito e per la salvezza da lui operata sulla Croce. 

Tre date scandiscono le sacre rappresentazioni, di cui ci sono pervenuti i libretti: 1735, 1750 e 1751. Abbiamo ritrovato che dell’ultima opera ne esiste solo un’edizione postuma del 1793 presso la Biblioteca regionale di Palermo, non legata però all’antica data del 3 maggio, ma a quella del 14 settembre; infatti, sul finire del XVIII sec. venne rappresentato il “Trionfo della S. Croce” nei giorni 10, 12 e 15 settembre.

Dunque, insieme alla “Calata dei veli”, ovvero il De modo discoperiendi S. Christum et cooperiendi SS. Crucifixum di mons. Girolamo Venero, Sacra Scrittura e tradizione, testi e musica, erano un potente mezzo di catechesi e di annuncio al popolo della Storia della Salvezza.

Come si avrà modo di constatare dalla descrizione delle singole opere, le rappresentazioni allegoriche avvenivano nei giorni immediatamente prossimi alla festa, o successivi. Nel 1735 e nel 1750 i dialoghi a quattro voci e musica, vennero cantati all’interno della Collegiata di Monreale il 4 e 5 maggio; mentre nel 1751 si assistette a qualcosa di diverso e, come si vedrà più avanti, dalle dimensioni più imponenti: una processione storico-allegorica con più di quattrocento figuranti nei giorni 1, 3 e 9 maggio. Passiamoli brevemente in rassegna:

Il vero albero della vita ristoratore della vita perduta per il frutto d’un altro albero. Dialogo a 4. Voci, e più stromenti da cantarsi nella Venerabile Chiesa dell’Insigne Collegiata del SS. Salvatore Crocifisso della Città di Monreale, per la solennità dell’invenzione della S. Croce a 4. e 5. Maggio 1735. Dedicato alli Signori Deputati D. Alonzo Gil de Ventosa, D. Gio. Andrea Salomone. Posto in note da D. Luca Trapani, Maestro di Cappella. In Palermo 1735. Nella Stamperia del Real Collegio Borbonico de’ Nobili de’ RR. PP. Teatini, per Gramignani. 

Interlocutori: S. Michele, Adamo, Eva, Lucifero, Coro d’Angeli.

Nel paradiso terrestre il coro degli angeli rallegra con il canto Adamo e la creazione. Lucifero invidioso, sotto forma di serpente si attorciglia intorno all’Albero della Vita, attendendo Eva per ingannarla. Lei attirata dalla bellezza dei frutti di quest’albero, bianchissimi e vermigli, riconoscendo che si tratta dell’Albero della Vita dice: “Qual gioia proverei, nell’assaggiarlo? / Vorrei… ma no…”. E qui subentra Lucifero che intraprende un dialogo con la “Gran Donna” e riesce nell’intento, spingendola anche a farne assaggiare ad Adamo: “Va pure Donna ingannata, ed io fra tanto / Le mie vittorie, e la mia gloria canto”. Adamo, più assennato, non si lascia subito sedurre dall’invito, poiché la morte che Dio aveva decretata ancora non ha effetti su Eva: “Ah Sposa, e come / Contro del Creatore / Commetter mai potrò simile errore?”. Tuttavia, dopo un po’ di resistenza, per non dispiacere Eva, ne assaggia anch’egli. L’accorgersi nudi e la vergogna aprono loro gli occhi. Si coprono di foglie di fico e odono la voce di Dio. Entra in scena S. Michele arcangelo: “Adamo dove sei?”. Tra i pianti e i lamenti di Adamo ed Eva, e la condanna contro il Serpente, S. Michele annuncia loro una speranza: “Frenate sì per ora il vostro pianto / Alme da cor pentite, acciò il mio sdegno / Si sfoghi pur contro quel Serpe indegno. / Serpe infido, superbo, ascolta, e trema: / Tu in un Legno vincesti, e con un Frutto / La morte all’Uom portasti, / Or senti, un altro Legno / Da cui già penderà Frutto giocondo, / Darà la vita al Mondo, / E a te mostro infedel pena, e tormento”; e continua più avanti: “Questo che voi ammirate eccelso Legno / Cinto di gran splendor di raggi adorno / Per vostra gioia, e per tuo duolo atroce / Se saper lo volete egli è la CROCE”. Fugge Lucifero, gioiscono Adamo ed Eva, canta di gioia il coro degli angeli: “Acclamate col canto il preggio eccelso / Della CROCE divina, / Che per rimedio all’Uom un Dio destina”; “E col canto acclamiamo / Il vero Albero della Vita, / Ch’è riparo al primo error”. 

Il sogno di Nabucco. Dialogo a 4. Voci, e più stromenti da cantarsi nella Venerabile Chiesa dell’Insigne Collegiata del Santissimo, e Miracolosissimo Salvator Crocifisso della Città di Monreale per la solennità dell’invenzione della S. Croce. A 4. e 5. Maggio 1750. Dedicato alli Signori Deputati: D. Gio. Andrea Salomone, D. Alonzo Ghil de Ventosa, D. Giuseppe Merendino. In Palermo 1750. Nella Stamperia degli Eredi di Aiccardo.

Interlocutori: Nabucco, Re di Babilonia, Arioc suo Duce, Malasar nutrice di Daniele, della Stirpe de’ Re di Giuda, Schiavo in Babilonia col nome di Baltasare, Coro degli Ebrei. La storia si legge in Dan. Cap. 2. Musica del Sig. D. Niccolò Jommelli, Maestro di Cappella Napolitano. 

Un sogno tormenta Nabucodonosor, re di Babilonia, al quale né i saggi, i maghi e gli indovini della sua corte riescono a dare una spiegazione. Il profeta Daniele, salvando la vita di coloro che erano stati interpellati, viene introdotto alla corte del re per darne la spiegazione che Dio gli ha rivelata: una statua enorme di vari metalli preziosi, ad eccezione dei piedi in parte di ferro e in parte di argilla, si ergeva davanti al re; una pietra si staccò dal monte, “ma senza intervento di mano d’uomo”, e andò a battere contro i piedi della statua, mandandola in frantumi. Nel predire quanto accadrà in futuro, nella successione di regni sempre più deboli e divisi, come il ferro e l’argilla, Daniele profetizza al re Nabucodonosor che Dio farà sorgere un regno che durerà per sempre e non sarà mai più distrutto. Il dialogo a più voci è basato sul secondo capitolo del libro biblico di Daniele, tuttavia alla fine si conclude con una lettura tipologica, che ricapitola e rilegge tutto in Cristo. Queste le parole conclusive di Daniele: “Il gran Messia, che attende / Il Popolo nostro, appunto io l’additai / Nella picciola Pietra, e già mi sembra / Di vederlo presente; / Senza opra d’Uom, ma dal pudico seno / D’una Vergine Madre, / Che di Grazie, e Virtudi è alto Monte. / Il Divino Figliuol si stacca, e nasce / Come in solida Pietra ergersi eterno / L’almo Regno di Dio: morendo in Croce / Salute a noi darà. Sù via compagni, / Or che Speranza, e Fede / Presente il fa veder, da noi s’adori, / E la sua Santa Croce ancor d’onori”. A queste parole si leva il Coro d’Ebrei, cantando: “Del Dio d’Abramo / Figliolo accorto, / Noi ti crediamo, / Come già morto / Per nostro amor. / E la tua Croce, / Su cui morrai, / Con dolce impegno / Sarà il bel Segno / Del nostro Cor”.

Trionfo della S. Croce figurato, ed espressato in una Processione Allegorica-Istorica da rappresentarsi nella Città di Monreale a dì 1. 3. e 9. di Maggio di quest’Anno 1751. Per l’annua Festività di sua Invenzione, che sollenniza il Popolo in divoto ossequio del Santissimo Crocifisso; venerato in una miracolosissima immagine nella Venerabile Chiesa dell’Insigne Collegiata dell’istessa Città, essendo l’Ill. Signore Antonino Maria de’ Marchesi Brancaccio, e Duchi di Cagnano, Governadore ed Amministradore Generale per S.R.M. della medesima Città, e Stato di Monreale; e li spettabili Signori D. Giovanni Pappalardo Pretore, Sesta volta. D. Francesco Maimone, Decimaterza volta. D. Gaetano Azzolini, Seconda volta. D. D. Felice Vaglica, Seconda volta. D. Vincenzo Testa. Giurati. In Palermo, nella Stamperia dell’Erede d’Aiccardo, 1751.

L’opera si compone di 15 pagine in 4° e si apre con l’ordinanza de’ personaggi, aggiungendo ad ogni figura e scena una spiegazione, un riferimento biblico e una lettura allegorico-patristica. Il corteo processionale si apre col Genio della Città di Monreale raffigurato come un “Eroe Vecchio coronato” avente lo stemma proprio della Stella d’Oro in testa, mentre tiene con la sinistra una cornucopia di frutti e nella destra una splendida Croce col motto: Christo confixus sum Cruci (Gal 2,19) – Sono stato crocifisso con Cristo – “per espressione della Vita, che mena divotissima al SS. Crocifisso. Lo precedono festeggevoli stromenti di fiato, che appalesano lo giubbilo di tutta la Città”.

Quelli elencati nell’opera sono 124 quadri, con più di quattrocento figuranti. Dopo un primo corteo introduttivo, sin dalla Genesi, seguono varie Figure tratte dalla Legge di Natura (Caino e Abele, Noè e l’arca, Abramo e Isacco, Giacobbe e la scala, Giuseppe d’Egitto, Aronne, Mosè…) e da quelle della Legge Scritta (Sinagoga e tavole della Legge, Mosè che percuote la roccia, il Serpente di bronzo, Giosuè e la città di Gerico, Rahab e i due esploratori, Giaele e Sisara, Gedeone, Sansone, Davide, Saul, Salomone, Elia e la vedova di Sarepta di Sidone, Tobia e Raffaele, Giuditta e Oloferne, Assuero, Ester, Giobbe e i tre amici). 

Seguono quattro grandi parti: le Predizioni di Cristo, e della Croce fatte dalli cinque Profeti maggiori, e dodeci minori, con 17 quadri; i Vaticinj dell’Incarnazione, Nascita, Miracoli, Passione, Morte, Resurrezione di Cristo fatti dalle Vergini Sibille, con gli oracoli delle dieci Sibille; seguono 32 quadri relativi alla Incarnazione, Nascita, Vita, Battesimo, Miracoli, Passione, Morte, e Resurrezione di Gesù Cristo; infine un martirologio attraverso Le dieci Persecuzioni della Chiesa, a partire da quella di Nerone a Diocleziano. Concludono la lunga processione alcune figure allegoriche che culminano con la visione della Croce sopra la vara, al di sotto della quale vi è l’Agnello immolato dell’Apocalisse, sul libro sigillato. L’opera si conclude con le seguenti espressioni ed un inno al Cristo crocifisso, Agnello immolato: Preghiamolo (l’Agnello) in virtù della stessa S. Croce, che siccome in terra cantiamo le sue lodi, ci facesse degni di cantarle ancora in Cielo.

Non è questa la sede per ulteriori approfondimenti e per analogie con altre rappresentazioni, come quella inedita per la festa del Transito di San Giuseppe, sempre a Monreale il 25 e 27 luglio 1749, oppure quella della Processione dei Misteri a Carini e poi a Montelepre, opera di Luigi Sarmiento, farmacista carinese della prima metà del XVIII secolo, dal titolo Relazione della sagra processione figurata sopra la vita, passione e morte di Cristo Signor nostro, pubblicata nel 1741. 

L’intento, infatti, non è quello di disseppellire il passato, nel quale trovarono forma ed espressione questi drammi sacri, perché la distanza temporale e culturale potrebbe non parlare più con efficacia e forza al popolo, ascrivendo queste rappresentazioni ad un ambito folkloristico e non piuttosto credente. 

Don Giuseppe Ruggirello

Appare evidente che ritrovare gli spartiti delle sacre rappresentazioni ed ipotizzare anche di rimettere in scena il “Trionfo della Croce”, con la densità delle allegorie in essa presenti, sarebbe un evento-laboratorio intorno al Mistero redentivo della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo. Un laboratorio della fede già con i figuranti del dramma, nella elaborazione e realizzazione dei singoli quadri; un’occasione di catechesi e di evangelizzazione, di conoscenza della storia della salvezza, dispiegata in tutta la sua interezza, dal libro della Genesi all’Apocalisse; una manifestazione della fede, che parli al popolo e ridesti la meraviglia e la nostalgia di Dio, attraverso quanto Egli ha compiuto “per noi uomini e per la nostra salvezza”.

Don Giuseppe Ruggirello

(Direttore della Biblioteca “Ludovico II De Torres” di Monreale)

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