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Cronaca

Lucca, tutte le domande che farei al prof bullizzato

Tanti i commenti. C’è chi attacca il ragazzo, chi colpevolizza i genitori, chi se la prende con il prof. Io ho deciso di fare qualche domanda

Pubblicato il 21 aprile 2018

Lucca, tutte le domande che farei al prof bullizzato

Lucca, 21 aprile 2018 – “Prof, non mi faccia incazzare, non mi faccia incazzare”. A urlare davanti alla cattedra è un ragazzo di un istituto tecnico di Lucca. Davanti a lui c’è il suo insegnante 64enne di italiano e storia. Il primo urla, il secondo sta zitto. Il primo è in piedi, il secondo seduto dietro la cattedra. Quando il ragazzo alza la voce, abbassa gli occhi sul tablet.

A quel punto lo studente urla ancora di più, provoca ancora di più, mettendo le mani sul tablet del prof: “Non mi faccia incazzare, mi metta sei”. L’insegnante si alza, protegge il suo tablet ma sta zitto. Ha solo una reazione: alza la mano destra come a dire “Ma guarda questo”. Poi indossa gli occhiali, guarda negli occhi il giovane che lo sfida puntando l’indice: “Lei non ha capito nulla chi è che comanda? Chi è comanda?”.

La scena finisce con quell’indice che indica il pavimento e dice al prof: “Si inginocchi”. Dietro le risate, le voci dei compagni e la mano di qualcuno che registra quella scena e poi la fa girare.

Un video che abbiamo visto tutti. Un video che tanti hanno commentato. E sono interessanti anche i commenti. Semplifico riportando tre casi registrati su Facebook.

C’è chi se la prende con il prof: “Ben venga una punizione esemplare a condizione che per primo sia inflitta al professore e poi agli alunni: non è tollerabile che nella scuola pubblica s’insegni ad abbassare lo sguardo al cospetto della prepotenza”.

Chi con i genitori del ragazzo: “Di solito i genitori di questi ragazzi non sono molto presenti nelle vite dei loro figli, sono talmente impegnati nelle loro beghe che sono permissivi in tutto. Ragazzini che tornano alle cinque di mattina, dopo che hanno girovagato tutta la notte. Ma come può un genitore dormire avendo un ragazzino in giro senza sapere dove. Poi questi sono i risultati”.

E chi si scaraventa contro lo studente (la maggior parte): “Io questo maleducato e presuntuoso gli troverei di andare a pulire i gabinetti per lungo periodo avrebbe tutto il tempo per pensare alla sua arroganza; guarirebbe sicuramente”.

Io ho deciso di non commentare ma di farmi (e di farci) qualche domanda.

Questo è l’ennesimo video che vediamo di questo genere. Forse (almeno per me) è stato il più violento che abbia mia visto. E anche il più rappresentativo. Il giorno dopo parlano tutti: i commentatori, il dirigente della scuola, gli esperti. Non parla mai il prof.

Prima di commentare questo video vorrei sapere qualcosa: perché lei, caro collega, non ha detto nulla? Ha avuto paura? È stata una strategia didattica? Forse sapeva che l’unico modo per “trattare” con quel ragazzo era restare in silenzio? O forse non si sente protetto dalla sua scuola? Ha paura quando entra in classe? È la prima volta che le accade una cosa di questo genere? Le hanno mai dato strumenti per affrontare queste situazioni?

E poi ci aiuti a capire: chi è questo ragazzo? Un violento? Un aggressivo? Un “bimbominkia”? Un provocatore? Che rapporto ha con gli altri compagni? Qual è stato il suo percorso scolastico? Sa qualcosa della sua famiglia?

E ancora: lei ha 64 anni, se la sente ancora di fare questo mestiere? Perché? Le fanno paura questi ragazzi? È stanco? Non ce la fa più? Che verifica era quella che stava consegnando? Rientrerà in quella classe? Tre ragazzi sono stati indagati, lo studente che le ha urlato le ha chiesto scusa, può bastare? Serve altro per continuare a fare l’insegnante ovvero colui che lascia una traccia?

Un’ultima domanda: cos’ha pensato mentre quel ragazzo le urlava “prof, non mi faccia incazzare”?

Se avessi tutte queste risposte, forse potrei azzardare un commento.

Alex Corlazzoli

*Fonte www.ilfattoquotidiano.it del 19 aprile 2018

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