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Cronaca

Altofonte, chiesero il pizzo per 17 anni ad un imprenditore: condanne a tre boss

Le acquisizioni raccolte nel corso delle indagini e le dettagliate dichiarazioni dell’imprenditore estorto hanno consentito di documentare la riscossione del “pizzo”

Pubblicato il 28 febbraio 2018

Altofonte, chiesero il pizzo per 17 anni ad un imprenditore: condanne a tre boss

Quattro arresti hanno interrotto l’anno scorso una lunga storia di pizzo durata 17 anni. Ora arriva la condanna, il gup di Palermo Wilma Mazzara ha inflitto 16 anni di reclusione a Salvatore Raccuglia, fratello del capomafia di Altofonte Domenico, 8 anni di carcere dovrà scontare Salvatore La Barbera, mentre sei anni e sei mesi sono stati inflitti a Giuseppe Serbino. Un quarto indagato, Andrea Di Matteo, ha scelto il rito ordinario ed è stato già rinviato a giudizio. Le indagini sulla famiglia mafiosa di Altofonte avevano già portato nel marzo del 2016, nel corso del blitz “Quattropuntozero”, ad azzerare i vertici del mandamento di San Giuseppe Jato e delle famiglie mafiose dipendenti. 

La sentenza emessa ha condannato gli imputati a risarcire i danni alle parti civili: l’imprenditore, assistito dall’avvocato Salvatore Caradonna, e l’associazione Addio Pizzo, assistita dall’avvocato Maurizio Gemelli. Il giudice ha accolto le richieste del pubblico ministero Amelia Luise.

L’imprenditore, esasperato e sottoposto a pesanti pressioni psicologiche, ha ricostruito la vicenda, descrivendo alcune dinamiche della cosca mafiosa sino alla successione nella gestione attiva della stessa da parte del boss Salvatore Raccuglia. L’attività investigativa, con intercettazione anche video, ha consentito di documentare la richiesta puntuale ed “amichevole” da parte di Salvatore La Barbera emissario del capo famiglia, in prossimità della Pasqua, e la fissazione di un appuntamento per il successivo 15 aprile per il ritiro del contante. Le telecamere installate dai carabinieri hanno registrato la conversazione avvenuta nell’ufficio dell’imprenditore con La Barbera, immortalando la consegna delle banconote da 20 e 50 euro, per 500 euro. Proprio mentre si stava allontanando a bordo della propria autovettura, i carabinieri del gruppo di Monreale sono intervenuti arrestando La Barbera nella flagranza del reato di estorsione. Nel corso della perquisizione personale sono stati trovati nelle tasche di La Barbera 1.500 euro, forse frutto di altre estorsioni commesse, nella stessa mattinata, ad operatori economici. In casa dell’indagato è stata sequestrata un’agenda con appunti relativi alle estorsioni ad Altofonte, i cui proventi erano destinati al mandamento mafioso di San Giuseppe Jato, per il sostentamento delle famiglie dei detenuti. Le acquisizioni raccolte nel corso delle indagini e le dettagliate dichiarazioni dell’imprenditore estorto hanno consentito di documentare, oltre alla gestione nel tempo dell’attività di riscossione del “pizzo” da parte di Di Matteo, Serbino e La Barbera, il ruolo di reggente della famiglia mafiosa di Altofonte ricoperto da Salvatore Raccuglia.

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